Dopo aver introdotto lunedì un dazio del 25% per chiunque commerci con l’Iran, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, va all in nel supporto alle proteste che stanno scuotendo la Repubblica islamica. «Patrioti iraniani, continuate a protestare» ha scritto Trump su Truth, esortando i manifestanti iraniani a non mollare. «Prendetevi le vostre istituzioni - prosegue il post - Annotatevi i nomi degli assassini e di chi si macchia di abusi. Pagheranno un prezzo elevato». «Ho annullato tutti gli incontri con i funzionari iraniani fino a quando l’insensata uccisione dei manifestanti non si fermerà», prosegue.
Lunedì Trump aveva aperto alla possibilità di un incontro con funzionari del governo iraniano, specificando però che «potremmo dover agire prima». Eventualità che sembra essersi concretizzata tanto che Trump chiude il suo post annunciando agli iraniani che «L'aiuto sta arrivando». Nel frattempo il numero delle vittime causate dal massacro fratricida che si sta consumando nelle piazze delle città iraniane continua ad aumentare.
«Il popolo iraniano oggi è indifeso e, nonostante tutto, è in piazza» ha detto ai microfoni di France Inter il regista iraniano vincitore della Palma d’Oro a Cannes e del Leone d’Oro e Venezia, Jafar Panahi. Ogni notte folle di manifestanti inondano le strade a gridare le proprie richieste, trovando come risposta il fuoco e il piombo delle forze del regime. Nonostante la violenza della repressione però ogni sera, quando cala il sole, migliaia di persone escono a manifestare. Secondo quanto confidato alla Reuters da un funzionario del governo iraniano, che ha parlato a condizione dell’anonimato, sarebbero 2mila i morti dal giorno d’inizio delle proteste, il 28 dicembre. Tra questi sarebbero contati anche i membri delle forze di sicurezza. In base alla stima redatta dall’emittente iraniana con sede a Londra Iran International, invece i morti sarebbero i 12mila. Numero frutto di un’analisi basata sull’utilizzo di diverse fonti tra cui due nell’ufficio presidenziale e una vicina al Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, oltre a resoconti provenienti dall’interno del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica dell’Iran (pasdaran), da testimonianze oculari di familiari e amici delle vittime e da resoconti medici. La maggior parte delle morti sarebbe stata causata nella notte tra l’8 e il 9 gennaio da membri delle Guardie della rivoluzione e delle milizie Basij.
L’ordine di uccidere indiscriminatamente i manifestanti sarebbe arrivato direttamente dalla guida suprema del Paese, l’Ayatollah Ali Khamenei, con la conoscenza e l’approvazione dei vertici governativi. L’agenzia per i diritti umani Hrana segnala inoltre il raggiungimento di quota 10.721 arresti, anche se il numero potrebbe essere solo parziale. Tra questi c’è Erfan Soltani, 26 anni, arrestato nella città di Fardis lo scorso 8 gennaio nel corso delle proteste, oggi potrebbe essere impiccato. «Alla sua famiglia è stata comunicata la sua condanna a morte e che la sentenza sarà eseguita il 14 gennaio» ha dichiarato una fonte vicina alla famiglia citata da Iran Human Rights che «esprime profonda preoccupazione per l'escalation e la prosecuzione delle uccisioni di manifestanti e per il rischio di esecuzioni di massa, e chiede una risposta immediata da parte della comunità internazionale».
Il regime ha ormai impostato la sua narrazione: coloro che scendono in strada a protestare non sono cittadini iraniani, non sono studenti o lavoratori, sono terroristi, agenti stranieri pagati per rovesciare la repubblica islamica. La tv di stato iraniana ha mandato in onda un servizio girato all’interno di uno degli obitori improvvisati per accogliere le salme dei manifestanti uccisi dalle forze del regime. Il conduttore mostra i corpi e spiega come secondo diverse analisi balistiche le persone siano state uccise da terroristi nascosti tra i palazzi per gettare discredito contro i Basij o le Guardie della rivoluzione.
Anche l’Alto Commissario dell’Onu, Volker Turk, è intervenuto su quanto sta accadendo nella Repubblica islamica, parlando di «orrore» per la violenza delle forze di sicurezza verso le persone che protestano. Turk ha esortato le autorità a «fermare immediatamente ogni forma di violenza e repressione» e a ripristinare «un accesso totale a internet e ai servizi di comunicazione». «L'omicidio dei manifestanti pacifici deve terminare e non è accettabile definire “terrorista” chi protesta, per giustificare le violenze», ha detto Turk, ricordando le proteste del 2022 in cui i civili hanno chiesto «cambiamenti fondamentali per il Paese». «Ancora una volta, la reazione delle autorità è di infliggere una risposta brutale per legittimare richieste di cambiamenti», ha affermato. Il ciclo di violenza, ha proseguito Turk, «non può continuare: le richieste degli iraniani di giustizia e uguaglianza devono essere ascoltate». Turk infine ha ricordato che gli iraniani «hanno il diritto di protestare pacificamente. Le loro richieste devono essere ascoltate e non strumentalizzate».