Caso giudiziario
MARINE LE PEN POLITICO
Si apre oggi a Parigi il processo d’appello a carico di Marine Le Pen, dopo la pesante condanna pronunciata in primo grado lo scorso 31 marzo per appropriazione indebita di 4,6 milioni di euro e per l’ineleggibilità di cinque anni con applicazione immediata. Una sanzione che, se confermata, le impedirebbe di candidarsi alle elezioni presidenziali del 2027 e alle legislative del 2029. Il procedimento durerà cinque settimane e si concluderà il 12 febbraio. Su 24 imputati condannati in primo grado, solo 11, compresa Le Pen, hanno presentato ricorso.
In primo grado la leader del Rassemblement National era stata anche condannata a quattro anni di carcere, di cui due da scontare con braccialetto elettronico, e a una multa di 100mila euro. I giudici avevano ritenuto provato che il suo partito utilizzasse i fondi destinati agli assistenti dei parlamentari europei per pagare dipendenti che lavoravano in realtà per la struttura politica di Rn. La sentenza parla di un “sistema organizzato di storno dei fondi pubblici” di cui Le Pen sarebbe stata “al centro”.
La severità della decisione, arrivata in una fase di forte crescita nei sondaggi per Le Pen e per il suo partito, ha alimentato un duro scontro politico. Jordan Bardella, che l’ha sostituita alla guida del Rn, ha dichiarato che «una condanna che impedisca a Le Pen di presentarsi alle presidenziali del 2027 sarebbe profondamente inquietante per la democrazia», sostenendo che «la democrazia prevede la libera scelta degli elettori» e ribadendo il suo totale sostegno alla leader, che resta comunque deputata.
Le Pen, candidata all’Eliseo nel 2012, 2017 e 2022, aveva già ammesso di nutrire solo una “lieve speranza” di poter correre di nuovo, arrivando anche a riconoscere che «Jordan Bardella può vincere al mio posto». Nel partito, però, la linea resta quella della battaglia giudiziaria e politica: «È combattiva e determinata a dimostrare la sua innocenza».
Dal punto di vista procedurale, il processo potrebbe non ribaltare il verdetto di colpevolezza, ma far slittare l’efficacia dell’ineleggibilità. In tal caso la sanzione non scatterebbe prima della pronuncia della Cassazione, lasciandole margini politici per candidarsi. Il presidente della Corte, Christophe Soulard, ha anticipato che la decisione sarà emessa «se possibile» prima delle presidenziali, proprio per evitare accuse di interferenza giudiziaria.
Il calendario, tuttavia, resta una corsa contro il tempo. Le candidature ufficiali vengono validate nel marzo 2027, dopo il deposito delle firme. Se l’ineleggibilità venisse sospesa fino a una decisione definitiva, Le Pen potrebbe ancora entrare in gara. Ma il percorso è strettissimo e politicamente rischioso, perché una sua eventuale uscita in corsa renderebbe impraticabile una sostituzione con Bardella a campagna già avviata. In caso di conferma della condanna, Le Pen sarebbe esclusa sia dalle presidenziali sia dalle legislative, mentre Bardella, se eletto capo dello Stato, potrebbe teoricamente diventare primo ministro.