Martedì 13 Gennaio 2026

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Memoria e verità

Strage di Lampedusa, identificata la vittima 186 grazie al lavoro del Labanof

Restituito un nome a un uomo eritreo sepolto a Bompensiere dopo il naufragio del 3 ottobre 2013

13 Gennaio 2026, 09:46

Strage di Lampedusa, identificata la vittima 186 grazie al lavoro del Labanof

Lampedusa, la Guardia Costiera sul molo del porto, un barcone si ribalta numerosi dispersi

A oltre undici anni dalla strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013, nella quale morirono 368 migranti, una delle vittime senza identità ha finalmente riacquistato un nome. È stata infatti identificata la vittima numero 186, un uomo originario dell’Eritrea sepolto nel cimitero di Bompensiere, nel Nisseno. Un passaggio che restituisce dignità e verità a una vita spezzata nel Mediterraneo.

Il riconoscimento è stato possibile grazie al lavoro dell’équipe del Labanof dell’Università di Milano, che ha operato in collaborazione con il Comitato 3 ottobre. L’esumazione della salma era avvenuta lo scorso 15 dicembre e da quel momento è stato seguito un protocollo scientifico completo. I ricercatori hanno effettuato documentazione fotografica forense, una scansione 3D dello scheletro e il prelievo di campioni biologici per l’estrazione del Dna.

I dati genetici ottenuti sono stati poi confrontati con le informazioni raccolte dai familiari, fino a raggiungere la conferma della corrispondenza. Un lavoro lungo e complesso che dimostra come la scienza forense possa colmare il vuoto lasciato dal tempo e dalle tragedie del mare.

Dal Comitato 3 ottobre arriva un messaggio che va oltre il singolo caso: «A Bompensiere abbiamo dimostrato che è possibile fare di più: le competenze ci sono, le tecnologie ci sono. Quello che manca è la volontà politica». Un richiamo diretto alla necessità di una legge europea che garantisca procedure comuni di identificazione e il diritto delle famiglie alla verità, affinché nessuna vittima resti per sempre un numero.