Martedì 13 Gennaio 2026

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L’ora dei pasdaran: centinaia di vittime e migliaia di arresti in Iran

Il regime reprime nel sangue e orchestra la "contro protesta". Trump: «Teheran ha chiamato, vogliono trattare, forse colpiremo prima». Ma si esclude l’intervento armato

12 Gennaio 2026, 19:22

L’ora dei pasdaran: centinaia di vittime e migliaia di arresti in Iran

Decine, centinaia, probabilmente migliaia di salme avvolte da sacchi cerati neri giacciono negli obitori, sui cigli delle strade, nei magazzini, nei capannoni. Attorno l’aria è piena di lamenti e grida dei parenti giunti a riconoscere i resti dei propri cari uccisi nel corso delle manifestazioni. Il regime iraniano ha iniziato a stringere la sua morsa mortale sulle proteste che da ormai quindici giorni stanno infiammando il Paese e che hanno raggiunto tutte le 31 province della Repubblica islamica.

Come segnalato dall’ong Netblocks il blocco ad internet e alle comunicazioni è ancora attivo (la connettività è all’1% dei livelli normali) e, secondo quanto riportato dall’attivista Ilia Hashemi sui suoi canali social, le forze si sicurezza del regime starebbero conducendo perquisizioni nelle case per sequestrare i modem satellitari che permettono l’aggiramento del blocco, il cui scopo principale è quello di non permettere al mondo di vedere le atrocità commesse dal regime iraniano sui manifestanti. Qualche video però è riuscito a passare tra le strette maglie delle sorveglianza digitale e a mostrare al resto del mondo le immagini che ritraggono soldati iraniani sparare sui manifestanti.

Secondo quanto riportato da Hrana (Human rights activists news agency) i morti accertati (ossia quelli a cui è stata data un’identità) sono 648. L’agenzia ha però specificato che sta lavorando all’identificazione di altri 579 corpi e che il numero potrebbe essere ancora più alto. Gli arresti sono più di 10mila, e si sono già registrati quasi un centinaio di casi di confessioni estorte con la forza e trasmesse sui media di Stato.

Nonostante la violenza del regime però gli iraniani, una volta calato il sole, continuano ad infiammare le strade di centinaia di città in tutto il Paese. Per offuscare le immagini delle proteste finora filtrate fuori dal Paese, e per mostrare di avere ancora un largo consenso tra la popolazione, il regime ha organizzato grandi manifestazioni a sostegno dell’Ayatollah Ali Khamenei e della Repubblica islamica in diverse città dell’Iran.

Nel corso della manifestazione svoltasi a Teheran a sostegno del regime e contro le ultime proteste, il presidente del parlamento iraniano, Muhammad Baqer Ghalibaf, si è rivolto al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, minacciando di «distruggere tutte le postazioni Usa nella regione». «Vieni a vedere come distruggeremo tutte le tue postazioni nella regione. Vieni a vedere come i difensori dell’Iran ti bruceranno nella storia dell’America - ha tuonato Ghalibaf dal palco - aa grande nazione iraniana non ha mai permesso ai suoi nemici di raggiungere i suoi obiettivi».

Poche ore prima, mentre stava rispondendo ai cronisti sull’Air force One, Trump ha dichiarato l’amministrazione usa sta «valutando la situazione con grande serietà. L’esercito sta esaminando la questione e stiamo valutando alcune opzioni molto forti. Prenderemo una decisione», rispondendo poi alla domanda se l’Iran abbia superato la linea rossa da lui stabilita, ovvero l’uccisione dei manifestanti ha detto che «Sembra stiano iniziando a farlo». Secondo quanto riportato dalla Cnn «diversi piani d’intervento» per colpire il regime iraniano sono stati presentati a Trump, ma questi «non prevedono attacchi militari».

Dietro i toni infuocati però il regime sembra essere intenzionato a trattare. «I leader iraniani hanno chiamato» ha detto ieri Trump aggiungendo che «si sta organizzando un incontro». Lo stesso Trump ha però aggiunto che »potremmo dover agire prima». La notizia dei contatti tra i due Stati e del probabile incontro è stata confermata da Axios, che ha riportato la chiamata intercorsa tra il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, e l’inviato speciale della Casa Bianca, Steve Witkoff. I due hanno discusso delle minacce di Trump di ricorrere alla forza militare contro il Paese a sostegno delle recenti proteste. La telefonata sarebbe stata un tentativo da parte dell’Iran di ridurre l’escalation con gli Stati Uniti.

Anche l’Europa inizia a muoversi, seppur timidamente. La presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola, ha annunciato l'introduzione del divieto a tutto il personale diplomatico e ai rappresentanti della Repubblica islamica dell’Iran l'accesso ai locali del Parlamento europeo. «Non può continuare come se nulla fosse accaduto prima - ha scritto Metsola in un post su X - mentre il coraggioso popolo iraniano continua a difendere i propri diritti e la propria libertà, oggi ho preso la decisione di vietare a tutto il personale diplomatico e a qualsiasi altro rappresentante della Repubblica islamica dell’Iran l’accesso a tutti i locali del Parlamento europeo. Questa Camera non contribuirà a legittimare questo regime che si è sostenuto attraverso la tortura, la repressione e gli omicidi».