Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi. I nostri connazionali, rinchiusi nel carcere di Caracas “Rodeo 1”, sono stati rilasciati domenica notte. L’annuncio è stato dato dal ministro degli Esteri e vicepremier, Antonio Tajani. Subito dopo, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha espresso «a nome del governo italiano, un sentito ringraziamento alle autorità di Caracas per la costruttiva collaborazione» dimostrata negli ultimi giorni, senza tralasciare «tutte le istituzioni» e «le persone» che hanno lavorato con «impegno e discrezione per il raggiungimento di questo importante risultato».
L’incubo per Trentini e per Burlò, durato oltre un anno, è dunque terminato. I due arriveranno in Italia quanto prima, come annunciato dal ministro Tajani, grazie ad un ponte aereo immediatamente attivato dalla Farnesina. Nella prima fotografia scattata nella residenza dell’ambasciatore d’Italia a Caracas, Giovanni Umberto De Vito, si vedono Trentini e Burlò con le teste rasate, rilassati e con abiti puliti. Alberto Trentini indossa degli occhiali ed è immortalato al telefono, probabilmente per scambiare le prime parole con la madre, Armanda Colusso, che sin dal giorno dell’arresto in Venezuela ha sensibilizzato le istituzioni e l’opinione pubblica affinché la vicenda del figlio terminasse presto e positivamente. Ora, la signora Armanda può davvero tirare un sospiro di sollievo.
Al Lido di Venezia, dove vive la famiglia Trentini, le campane hanno suonato a festa. Oltre a ricevere la telefonata del figlio, Colusso è stata chiamata dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il Capo dello Stato ha espresso vicinanza ai genitori del cooperante veneziano, condividendo la loro felicità. Per 423 giorni Alberto Trentini è stato rinchiuso nella prigione “Rodeo 1”. L’arresto del cooperante umanitario risale al 17 ottobre 2024 ed è avvenuto senza accuse ufficiali a suo carico. Trentini è esperto di cooperazione internazionale, ha lavorato con Ong come “Save the children” e “Medici senza frontiere”; ha partecipato a missioni in Etiopia, Nepal, Libano e Sud America. Si trovava in Venezuela per conto dell’organizzazione francese “Humanity & Inclusion”, attiva in 60 Paesi nell’assistenza alle persone con disabilità.
Grande gioia anche tra gli amici e i conoscenti di Mario Burlò, 53 anni, in carcere a Caracas dal novembre 2024. «Siamo molto contenti della fine della detenzione di Mario», hanno detto gli avvocati Benedetto Buratti e Maurizio Basile, legali dell’imprenditore piemontese. «Mario – hanno aggiunto - ha potuto sentire la figlia e rassicurato delle sue condizioni di salute. Anche a nome dei familiari vogliamo ringraziare le istituzioni diplomatiche che in questi mesi non hanno mai smesso di lavorare per la liberazione dei nostri connazionali tenendoci costantemente aggiornati. Successo ancor più significativo in ragione del quadro socio-politico del Venezuela e dei rapporti con l’Italia».
Il presidente dell’Assemblea nazionale chavista, Jorge Rodríguez, dopo l’arresto di Nicolás Maduro, avvenuto il 3 gennaio, ha annunciato il rilascio di 116 detenuti nell’ambito del processo di riconciliazione avviato dalla nuova presidente Delcy Rodriguez. L’esecutivo di Caracas ha precisato che sono state liberate persone incarcerate per «sovvertimento dell’ordine costituzionale e violazione della stabilità della nazione». Foro Penal, organizzazione per la difesa dei diritti umani, ha invece registrato solo 24 nuovi rilasci, compresi quelli di Alberto Trentini e Mario Burlò. I familiari dei prigionieri politici da giorni attendono all’esterno dei penitenziari “Helicoide” e “Rodeo 1”, a Caracas, con la speranza di riabbracciare i propri cari.
L'attivista e presidente della Ong “Defiende Venezuela”, Génesis Dávila, ha osservato che se la presidente venezualana Delcy Rodríguez non darà un «segnale concreto e significativo» in merito al rilascio dei prigionieri politici, il governo degli Stati Uniti potrebbe interpretarlo come una presa in giro e agire di conseguenza. «La situazione dei prigionieri politici in Venezuela – ha riferito Dávila al giornale “Dossier Venezuela” - resta complicata, nonostante il deposto regime di Maduro abbia annunciato che avrebbe iniziato con i rilasci e che si sarebbe trattato di un numero significativo. Ciò non è ancora avvenuto».
Il tema dei prigionieri politici è stato al centro dell’incontro in Vaticano tra Papa Leone XIV e Maria Corina Machado. La premio Nobel per la Pace ha chiesto al pontefice di intercedere per la liberazione degli oltre mille detenuti politici e per il rapido avanzamento della transizione verso la democrazia in Venezuela. «Ho avuto la benedizione e l’onore di poter condividere con Sua Santità ed esprimere la nostra gratitudine per il suo monitoraggio di quanto sta accadendo nel nostro Paese», ha detto la leader del partito “Vente Venezuela”, dopo l’udienza privata nella Santa Sede. La più importante oppositrice del chavismo ha richiamato nell’incontro con Leone XIV l’impegno dei venezuelani per la riaffermazione dei valori della libertà e della democrazia. «Finalmente – è scritto in una nota di “Vente Venezuela” - con il sostegno della Chiesa e la pressione senza precedenti del governo degli Stati Uniti la sconfitta del male nel Paese è più vicina che mai».