Lunedì 12 Gennaio 2026

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Processo storico

Hong Kong sotto accusa, Jimmy Lai rischia l’ergastolo per sicurezza nazionale

Il fondatore di Apple Daily davanti all’Alta Corte: Pechino invoca la legge del 2019, Londra e Ong parlano di repressione della stampa.

12 Gennaio 2026, 10:56

Hong Kong sotto accusa, Jimmy Lai rischia l’ergastolo per sicurezza nazionale

Jimmy Lai

All’Alta Corte di Hong Kong sono in corso le udienze decisive contro Jimmy Lai, ex magnate dei media e simbolo del fronte pro-democrazia, già condannato per tre capi d’imputazione legati alla sicurezza nazionale e ora esposto al rischio dell’ergastolo. Davanti a tre giudici della regione semi-autonoma cinese, difesa e accusa stanno articolando le rispettive tesi in un procedimento destinato a durare quattro giorni.

Jimmy Lai, 78 anni e titolare di passaporto britannico, è il fondatore del quotidiano Apple Daily, chiuso dalle autorità dopo l’ondata repressiva seguita alle proteste del 2019. A dicembre è stato riconosciuto colpevole di sedizione e di due capi di collusione con una potenza straniera, reati previsti dalla legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino dopo le manifestazioni pro-democrazia che scossero Hong Kong, in parte sfociate in violenze.

Nel loro verdetto di 856 pagine, i giudici hanno scritto che l’ex editore «ha nutrito risentimento e odio verso la Cina per gran parte della sua vita adulta» e che avrebbe cercato di «rovesciare il Partito Comunista Cinese». L’udienza si è aperta con la conferma delle dichiarazioni di colpevolezza di Chan Tsz-wah e Li Yu-hin, coimputati insieme a sei dirigenti di Apple Daily, anch’essi in attesa di sentenza.

La normativa vigente a Hong Kong prevede che i casi di collusione particolarmente gravi siano puniti con pene che vanno da dieci anni di carcere all’ergastolo. A questo si aggiunge, per Lai, un ulteriore rischio di due anni di reclusione per sedizione, in base a una legge di epoca coloniale britannica. Detenuto dal 2020, secondo le autorità sarebbe in isolamento «su sua richiesta», mentre lui continua a proclamarsi non colpevole. La data della sentenza non è stata ancora fissata, e potrà essere impugnata in appello.

Sul piano umano, le condizioni di Lai sono oggetto di forte preoccupazione. I figli Sebastien e Claire hanno riferito che il padre, diabetico, ha «perso molto peso» e mostra segni di deterioramento di unghie e denti. Il governo di Hong Kong respinge le accuse e sostiene che riceva «cure mediche adeguate e complete» durante la detenzione.

Il procedimento è considerato politicamente motivato da parte di diversi governi e organizzazioni. Londra ha chiesto il rilascio di Lai, mentre in passato anche Washington aveva sollecitato Pechino a intervenire. Sul fronte dei diritti umani, è stato affermato che la sua condanna «suona come una campana di messa a morte della libertà di stampa a Hong Kong», un giudizio che pesa come un macigno sul futuro del pluralismo nell’ex colonia.

Il contesto generale conferma la stretta in atto: al 1 gennaio risultavano 385 persone arrestate per reati legati alla sicurezza nazionale e 175 condannate. Nell’ultimo anno gli arresti sono quasi raddoppiati, segno di una repressione sempre più capillare. In questo quadro, il caso Jimmy Lai diventa il simbolo di uno scontro tra ordine imposto da Pechino e libertà civili che avevano reso Hong Kong una città unica nel panorama asiatico.