Lunedì 12 Gennaio 2026

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Escalation globale

Medvedev contro Washington: «Sequestri, sanzioni e Maduro, il mondo verso il caos»

Il vicepresidente russo attacca gli Usa su Venezuela, petroliera e Ucraina: «Relazioni internazionali in un manicomio»

12 Gennaio 2026, 10:46

Medvedev contro Washington: «Sequestri, sanzioni e Maduro, il mondo verso il caos»

VLADIMIR PUTIN PRESIDENTE RUSSIA, NICOLAS MADURO PRESIDENTE VENEZUELA

Il linguaggio della diplomazia lascia spazio a quello dello scontro frontale nelle parole di Dmitrij Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, che descrive l’attuale fase delle relazioni internazionali come un terreno sempre più instabile e pericoloso. Al centro delle sue accuse ci sono gli Stati Uniti, colpevoli – secondo Mosca – di aver oltrepassato ogni limite con sequestri, sanzioni e azioni unilaterali.

La cattura del leader venezuelano Nicolas Maduro da parte delle forze statunitensi viene definita da Medvedev «una catastrofe nel campo delle relazioni internazionali» e «un atto di arroganza criminale». Nella sua analisi si aprono due scenari opposti: «O gli Stati Uniti lo libereranno silenziosamente con un pretesto credibile – ipotesi poco probabile – oppure Maduro diventerà il Mandela dell’America Latina». In quest’ultimo caso, aggiunge, «il suo nome sarà iscritto nella storia del continente accanto a Bolivar, Miranda e Chavez».

Medvedev esclude un intervento militare di terra in Venezuela, giudicato troppo sanguinoso e politicamente impraticabile senza l’autorizzazione del Congresso americano. «Il Senato ha appena imposto un freno alle pulsioni militariste di Trump», osserva, lasciando intendere che anche a Washington esistono resistenze a un’escalation diretta.

Sul fronte delle sanzioni contro la Russia, Medvedev non nutre illusioni. Quelle annunciate dal presidente Donald Trump, pur presentate come sospese, sarebbero solo l’inizio di una strategia destinata a proseguire «con qualsiasi pretesto». L’obiettivo, secondo il dirigente russo, è chiaro: «spingerci a compromessi inaccettabili su sicurezza e territori». Il nuovo quadro normativo statunitense, incluso il cosiddetto «legge Graham», viene liquidato come «una norma di un vecchio degenerato russofobo». «È spiacevole, ma nulla di nuovo. Resisteremo anche questa volta», conclude.

A infiammare ulteriormente lo scontro è il sequestro della petroliera russa Marinera da parte delle forze statunitensi. Medvedev lo definisce «una violazione evidente del diritto internazionale marittimo», pur ricordando che gli Usa non hanno mai ratificato la Convenzione Onu del 1982. Anche se la nave avrebbe tentato di proteggersi usando temporaneamente la bandiera russa, per Mosca «si è trattato di un atto criminale di pirateria contro una nave civile». La risposta, avverte, non dovrà necessariamente restare nei confini del diritto internazionale, ma potrà assumere una dimensione politico-strategica più dura.

In questo quadro, Medvedev dipinge un mondo ormai fuori controllo. «L’inizio dell’anno ha trasformato le relazioni internazionali in un autentico manicomio», afferma, aggiungendo che in un pianeta popolato da «psicotici pericolosi» non servono diplomatici ma «infermieri robusti con facce impassibili e pugni pesanti».

Non a caso, l’attacco notturno con missile ipersonico Oreshnik contro l’Ucraina viene presentato come un esempio di come agire contro questi «pericolosi pazzi». «Dall’inizio dell’anno le relazioni internazionali sono diventate un caos totale», scrive Medvedev, sostenendo che la Russia «deve agire di conseguenza» perché «ci sono troppe persone indisciplinate in giro».