Scenari globali
Trump, presidente Usa
La Casa Bianca è di nuovo al centro di una tensione geopolitica ad alta intensità. Il presidente Donald Trump sta valutando una serie di opzioni contro l’Iran, mentre in parallelo prende forma la partita interna al Partito Repubblicano per la successione nel 2028, con il vicepresidente JD Vance sempre più indicato come erede politico del movimento Maga.
Secondo quanto riferito da due funzionari statunitensi alla CNN, Trump sta esaminando diverse opzioni militari, in particolare attacchi mirati contro i servizi di sicurezza di Teheran. All’interno dell’amministrazione, però, cresce il timore che un’azione armata possa ricompattare il popolo iraniano attorno al regime o spingere l’Iran a una reazione militare. Per questo sul tavolo restano anche misure non militari, tra cui operazioni informatiche mirate, nuove sanzioni contro esponenti del regime e settori chiave come energia e banche, oltre alla possibilità di fornire tecnologie come Starlink per rafforzare la connettività internet dei manifestanti ed evitare il blackout informativo.
Le valutazioni coinvolgono più agenzie e sono previsti briefing formali la prossima settimana, segno che la Casa Bianca si prepara a una fase di decisioni strutturate. Un contesto che si intreccia con le notizie sulle proteste in Iran. «Un funzionario della sicurezza israeliana mi ha detto ieri che il numero dei manifestanti uccisi finora è superiore a mille», ha scritto su X il giornalista di Axios Barak Ravid, precisando però che, al momento, «non c’è nulla di concreto» già deciso dall’amministrazione Trump per intervenire.
A spingere per un sostegno esplicito è anche Mohammad Reza Pahlavi, erede della monarchia iraniana, che in un appello a Fox News ha detto: «Presidente, lei ha già consolidato la sua eredità di uomo impegnato nella pace e nella lotta contro le forze del male». Pahlavi ha aggiunto che in Iran «la gente sta rinominando le strade con il suo nome» e che vede in Trump «l’esatto opposto di Barack Obama o Joe Biden», convinta che «non li getterà sotto l’autobus come hanno fatto in passato». «Le sue parole di solidarietà con il popolo iraniano e la sua amministrazione hanno avuto un effetto estremamente positivo», ha concluso, auspicando di «liberare l’Iran» e «renderlo di nuovo grande».
Secondo fonti citate dal Jerusalem Post, Trump «ha sostanzialmente deciso di aiutare i manifestanti in Iran», ma non ha ancora stabilito «il come e il quando». Lo spettro delle opzioni va «dagli attacchi contro obiettivi del regime al supporto informatico e alla fornitura di sistemi Starlink». Le stesse fonti sottolineano che, pur non ritenendo imminente il crollo del regime, l’amministrazione «vede problemi e crepe che non esistevano una settimana fa».
Sul fronte interno americano, intanto, si muovono le pedine per il dopo-Trump. Il governatore della Virginia Glenn Youngkin ha definito JD Vance «un grande, grande candidato alla presidenza», un giudizio condiviso anche dal segretario di Stato Marco Rubio, che ha elogiato il vicepresidente. Youngkin, pur evitando di chiarire le proprie ambizioni, ha detto: «Sono d’accordo con il presidente Trump, sono d’accordo con Marco Rubio: penso che il vicepresidente Vance sarebbe un ottimo candidato». Un endorsement che, secondo il New York Times, segnala l’avvio di una fase di posizionamento nel Partito Repubblicano in vista del 2028, quando Trump non potrà ricandidarsi per limiti costituzionali.
Il quadro internazionale ha riverberi anche in Europa. La segretaria del Pd Elly Schlein ha criticato la linea del governo italiano: «La linea di Giorgia Meloni è subalterna a Trump». Pur ribadendo l’importanza della relazione transatlantica, Schlein ha affermato che non può essere «subalterna», citando il caso del Venezuela e accusando Trump di «smantellare volutamente le sedi multilaterali».