Sabato 10 Gennaio 2026

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Iran in rivolta, il regime blocca internet

Notte di proteste in tutto il Paese. L’ayatollah Khamenei parla alla nazione e attacca Trump: «Non tollereremo collaboratori stranieri»

09 Gennaio 2026, 19:09

10 Gennaio 2026, 10:10

Iran in rivolta, il regime blocca internet

Fiumi di persone che inondano le strade di Teheran e di molte altre città iraniane, le motociclette dei paramilitari Basij che bruciano sulle strade della capitale persiana, le statue del generale Soleimani che vengono abbattute dai manifestanti, le bandiere della Repubblica islamica ammainate e poi stracciate dalla folla, le fiamme che divorano la sede della radio e della televisione di Stato a Isfahan, ragazze con i capelli al vento che si accendono una sigaretta usando l’effige in fiamme dell’Ayatollah Khamenei.

Queste sono alcune delle immagini delle proteste che da ormai quattordici giorni stanno scuotendo l’Iran. Partite dal Gran Bazar di Teheran si sono presto diffuse nel resto del Paese, le mappe redatte dall’Institute for the study of war, che sta monitorando le proteste, mostrano come la regione di Teheran e quasi l’interezza dell’ovest e del nordest dell’Iran siano in rivolta, tanto da costringere il governo a bloccare la connessione internet, le comunicazioni e le trasmissioni in tutto il Paese, con l’eccezione della televisione di Stato.

L’organizzazione di monitoraggio di internet Netblocks ha segnalato che l’accesso a internet in Iran è stato bloccato a partire dalla serata di giovedì. Inoltre, per impedire l’aggiramento del blocco tramite l’utilizzo dei servizi Starlink, il governo iraniano starebbe utilizzando dei jammer satellitari, strumenti in grado di bloccare il segnale internet proveniente dallo spazio. Il blocco di internet e delle comunicazioni ha una duplice funzione: ostacolare il coordinamento delle proteste e impedire la diffusione di foto e video delle proteste, degli scontri e soprattutto della repressione che sarebbe partita proprio nelle ore successive al blocco.

Oggi un alto funzionario del governo iraniano, che ha parlato a condizione dell’anonimato, ha confidato al New York Times che molti ufficiali iraniani si starebbero scambiando messaggi e chiamate in privato non sapendo come contenere la valanga di proteste. Il funzionario ha aggiunto che il Corpo delle Guardie della Rivoluzione (IRGC) dovrebbe essere coinvolto nella repressione affiancandosi ai paramilitari Basij e alle forze di sicurezza. Inoltre l’intelligence delle Guardie rivoluzionarie iraniane ha avvertito i manifestanti, tramite una nota inviata a Iran International, emittente televisiva in lingua persiana con sede a Londra, considerata una delle principali fonti di informazione per l’opposizione iraniana, che il proseguimento delle proteste sarà considerato «inaccettabile» e ha parlato di «incidenti terroristici» in riferimento agli eventi degli ultimi giorni. «Avvertiamo che il perdurare di questa situazione è inaccettabile», si legge nella nota, in cui l’organizzazione si impegna a proteggere la Repubblica islamica e la sicurezza pubblica, parlando di una «linea rossa» da non oltrepassare.

Alcuni video, ancora non verificati e che sarebbero riusciti a filtrare nonostante il blocco, mostrano le conseguenze di un blitz condotto proprio dalle Guardie della rivoluzione. Nelle immagini si vedono numerosi manifestanti a terra tra pozze di sangue, feriti e in alcuni casi esanimi, che vengono soccorsi e medicati. La ong Iran Human Rights segnala che almeno 45 persone, inclusi 8 minori, sono state uccise nel corso corso delle proteste, mentre più di 2mila sono state arrestate. La stessa ngo ha denunciato che «il regime (iraniano ndr) ha arrestato numerosi membri delle forze di sicurezza l’8 gennaio per non aver eseguito l’ordine di sparare sui manifestanti».

Il canale d’informazione Tasnim news, legato alle Guardie della rivoluzione, ha riportato invece che un procuratore e due membri delle forze di sicurezza sono stati uccisi a Esfarayen, nel Khorasan settentrionale, mentre 6 Basij sarebbero stati uccisi a Hamedan e «diversi» membri delle forze della sicurezza sarebbero caduti a Teheran.

Sul piano politico la giornata è stata scandita da due discorsi: quello di Reza Pahlavi, figlio dell’ex Scià di Persia, e quello del capo supremo della Repubblica islamica, l’Ayatollah Ali Khamenei. Nel corso delle proteste in alcune città il nome di Pahlavi è stato scandito dai manifestanti, che ne hanno invocato il ritorno. «Grande nazione dell’Iran, gli occhi del mondo sono puntati su di voi. Scendete in strada, serrate i ranghi e urlate le vostre richieste - ha detto Pahlavi - avverto la Repubblica islamica, i suoi leader e le Guardie della rivoluzione che il mondo e il presidente degli Stati Uniti vi stanno guardando attentamente. La soppressione del popolo non rimarrà priva di risposta».

Khamenei si è rivolto ai giovani ai quali si è appellato per mantenere «la vostra religione, il vostro pensiero politico, la vostra presenza, la vostra preparazione e la serietà nella questione del progresso del paese. Mantenete la vostra unità. Mantenete l'unità; una nazione unita supererà qualsiasi nemico». Khamenei ha sostenuto che «ci sono alcuni rivoltosi che vogliono compiacere il presidente americano danneggiando la proprietà pubblica», e ha detto che «l’Iran non tollererà i collaboratori stranieri». «Quanto a quel tizio - ha detto rivolgendosi al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump - che siede lì con arroganza e orgoglio, giudicando il mondo intero, dovrebbe anche sapere che di solito i despoti e i poteri arroganti del mondo, come il faraone, Nimrod, Reza Khan, Mohammad Reza e simili, sono stati rovesciati esattamente quando erano al culmine del loro orgoglio».

Dal canto suo Trump è tornato a minacciare l’Iran. «Ho fatto loro sapere che se iniziano a uccidere persone, cosa che tendono a fare durante le loro rivolte… li colpiremo molto duramente», ha detto il presidente degli Stati Uniti, e ha poi puntualizzato che «è stato detto loro con forza che se lo fanno sarà l'inferno».