«La falsa narrazione dell’amministrazione Trump sulla sparatoria di questa settimana e la demonizzazione della vittima sono solo una parte di una menzogna più grande. Vuole far credere al pubblico americano che la repressione pesantemente militarizzata dell’Ice in questo paese sia un tentativo di garantire la sicurezza di città come Minneapolis. Non lo è. Si tratta di diffamare non solo gli immigrati, ma tutti coloro che li accolgono e il loro contributo alle nostre comunità. Difendendo la menzogna su questa sparatoria chiaramente evitabile e rifiutando di consentire alle autorità del Minnesota di indagare sul crimine, l’amministrazione sta inviando un messaggio all’intero paese: se vi schierate per i vostri vicini immigrati, o anche solo se siete presenti quando quei vicini vengono rapiti, i vostri diritti non saranno tutelati dalla legge e la vostra vita sarà a rischio». A firmare questo duro atto d’accusa è Jacob Frey, sindaco di Minneapolis, che dopo l’uccisione della 37enne Renee Nicole Good per mano di un agente dell’Ice, sfida apertamente Donal Trump dalle colonne del New York Times.
Le sue parole segnano una rottura profonda. Un braccio di ferro che va ben oltre lo scontro politico già visto tra la Casa Bianca e gli Stati a guida democratica. Come dimostra anche l’insolita mossa del governatore dem del Minnesota Tim Walz, che autorizzando la mobilitazione della Guardia Nazionale statale per contenere le proteste a Minneapolis, sembra inviare un messaggio preciso a Washington: possiamo e vogliamo gestire la pubblica sicurezza a modo nostro, perché di voi non ci fidiamo.
Ma c’è di più. Subito dopo i fatti di mercoledì scorso, lo stesso Walz aveva espresso non poche remore sulla possibilità di ottenere un risultato imparziale nelle indagini sulla morte di Renee Nicole Good. E i fatti sembrano dargli ragione, quando l’inchiesta viene effettivamente acquisita a livello federale tagliando fuori le autorità locali. A denunciarlo sono gli investigatori del Minnesota Bureau of Criminal Apprehension (Bca), l’agenzia investigativa statale costretta a ritirarsi dalle indagini quando l’Fbi ne ha preso il controllo esclusivo. Nessuno sforzo congiunto, né proficue collaborazioni, come si dice in questi casi. L’agenzia «non avrà più accesso al materiale relativo al caso, alle prove raccolte sul posto, o agli interrogatori dell’inchiesta necessari a condurre un’indagine indipendente e puntuale», ha annunciato in una nota il capo del Bca, Drew Evans. Il quale ha sottolineato che la sua unità investigativa è stata «progettata per garantire coerenza, responsabilità e fiducia del pubblico, obiettivi impossibili da raggiungere senza piena cooperazione e chiarezza giurisdizionale».
«Se la Procura degli Stati Uniti e l’Fbi dovessero riconsiderare questo approccio ed esprimere la volontà di riprendere un’indagine congiunta, il Bca è pronto a impegnarsi nuovamente a sostegno del nostro obiettivo comune di sicurezza pubblica in Minnesota», conclude la nota dell’agenzia. A cui si aggiungono le parole della procuratrice del Minnesota, Keith Ellison, che ha definito la scelta del Dipartimento di giustizia Usa «profondamente preoccupante». «La mia domanda è: di cosa avete paura? Di cosa avete paura di un’indagine indipendente?», si è chiesta Ellison parlando alla Cnn.
«La decisione dell’amministrazione di assumere il controllo esclusivo delle indagini, unita al fermo sostegno del presidente Donald Trump e di altri funzionari alle azioni dell'ICE, segna una rottura rispetto ad alcuni casi passati in cui funzionari locali, statali e federali hanno collaborato su indagini di alto profilo, anche in Minnesota», scrive il Washington Post. In particolare per l’omicidio di George Floyd, avvenuto cinque anni fa nelle stesse strade di Minneapolis.
Ma ora il Minnesota, spiega ancora il quotidiano americano, è diventato un bersaglio ricorrente per l’amministrazione Trump, che ha accusato lo Stato di frode nei servizi sociali e si è scagliata più volte nei confronti della comunità somala locale, intensificando la presenza dell’Ice, dispiegata nella città come una sorta di milizia paramilitare del presidente. Il quale, oggi, ha rilanciato la teoria - smentita dall’analisi delle immagini video diffuse dai testimoni - secondo la quale l’agente che ha sparato a Renee Nicole Good avrebbe agito per legittima difesa perché la donna avrebbe tentato di investirlo.
Anche il vicepresidente JD Vance ha confermato il pieno sostegno agli agenti dell’Ice, parlando di copertura mediatica «vergognosa». E la potente Segretaria per la Sicurezza Interna Kristi Noem – dopo aver ha parlato della vittima, poetessa e madre di tre bambini, come di una “terrorista” – ha liquidato le polemiche delle autorità locali del Minnesota dichiarando che «non hanno alcuna giurisdizione in questa situazione».
«Non esiste alcuna legge che garantisca l'immunità assoluta a chi commette un crimine solo perché lavora per il governo federale», ha ribadito oggi in conferenza stampa il sindaco Frey. Per il quale «il 50 per cento delle sparatorie che si sono verificate quest’anno a Minneapolis è stato causato dall’Ice». «La nostra richiesta è di abbracciare la verità», ha concluso il primo cittadino. Che non si arrende e continua a chiedere un’indagine trasparente e un giusto processo.