Medio Oriente
Ali Khamenei
La tensione tra Iran e Stati Uniti torna a salire dopo il duro intervento della Guida Suprema iraniana, Ali Khamenei, che ha risposto alle minacce del presidente americano Donald Trump legate alla repressione delle proteste in corso nel Paese.
«Il presidente Usa dovrebbe occuparsi dei problemi del suo Paese», ha dichiarato Khamenei, accusando parte dei manifestanti di voler «compiacere Trump distruggendo proprietà pubbliche». Secondo la Guida Suprema, dietro ai disordini vi sarebbero ingerenze straniere e azioni mirate a destabilizzare la Repubblica islamica.
In un discorso alla nazione trasmesso dalla televisione di Stato IRIB, Khamenei ha invitato gli iraniani a mantenere «unità e prontezza», sostenendo che una nazione compatta «può superare qualsiasi nemico». Ha poi attaccato direttamente Trump, definendolo un leader «arrogante» e avvertendo che «i potenti despoti del mondo vengono rovesciati proprio quando sono al picco del loro orgoglio».
«Trump deve sapere che tutti i tiranni sono caduti quando erano all’apice del loro potere», ha insistito l’ayatollah, ribadendo che Teheran «non cederà di un millimetro sui propri principi».
Nel suo intervento, Khamenei ha usato toni particolarmente duri, accusando gli Stati Uniti di avere «le mani sporche del sangue di migliaia di iraniani», riferendosi a una «guerra di dodici giorni» in cui sarebbero stati uccisi comandanti, scienziati, funzionari e civili. Secondo la Guida Suprema, Trump avrebbe «ammesso di aver dato gli ordini», assumendosi quindi la responsabilità diretta delle vittime.
Khamenei ha poi lanciato un monito interno: «L’Iran non tollererà mercenari che agiscono per conto di potenze straniere. Chiunque diventi uno strumento di uno Stato estero sarà considerato un reietto». Un messaggio rivolto chiaramente a chi, secondo il regime, starebbe sfruttando le proteste per fini politici esterni.