Venerdì 09 Gennaio 2026

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Groenlandia, cosa dice il diritto internazionale sulla "vendita" di un territorio

Tolta l'operazione militare, che farebbe crollare la Nato, gli Stati Uniti potrebbero trattare la compravendita con l'isola artica. "Ma un accordo ottenuto con la minaccia della forza viene considerato nullo dalla Convenzione di Vienna", spiega il professor Paccione

08 Gennaio 2026, 18:11

Groenlandia

Lo schema sembra essersi cristallizzato. Gli Stati Uniti ispirano la loro azione nei confini interni e in politica estera a questioni di sicurezza nazionale. Al di là dell’Atlantico, i valori fondamentali dell’Unione europea vertono ancora sulla difesa della democrazia e dello Stato di diritto. In questo contesto le posizioni differenti possono portare a contrasti di non poco conto. Lo stanno dimostrando le tensioni che ruotano attorno alla Groenlandia, nuovo fronte di discussione tra Stati Uniti ed Europa.

A riprova dello schema poc’anzi citato, vi sono le recenti affermazioni di Donald Trump, il quale sostiene che la Groenlandia è vitale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Il territorio autonomo danese, con meno di 60 mila abitanti, situato tra l’Oceano Atlantico del Nord e l’Oceano Artico, a detta di Washington, è «cosparso di navi russe e cinesi ovunque». Partendo da questo ragionamento, il presidente americano si è spinto oltre. «Abbiamo bisogno della Groenlandia dal punto di vista della sicurezza nazionale», ha sottolineato The Donald, senza escludere l’uso della forza militare per raggiungere l’obiettivo. Una scelta che potrebbe far crollare la Nato.

«Dopo un inizio difficile con la nuova amministrazione Trump nel 2025 – ha rilevato Anna Wieslander dell’Atlantic Council - la Nato entra nel nuovo anno affrontando quella che potrebbe diventare la peggiore crisi della sua esistenza». Negli ultimi giorni a gettare acqua sul fuoco è stato il responsabile della politica estera statunitense, Marco Rubio. Se l’opzione militare potrebbe essere deleteria per gli assetti della Nato, si potrebbe tentare l’acquisto della Groenlandia. Una via molto singolare, ritenuta percorribile secondo Washington fatti salvi alcuni passaggi da consumare prima di tutto nel Congresso.

La decisione di comprare i territori artici deve comunque tenere conto di quello che diranno la Danimarca, membro della Nato, e l’Unione europea. Il “Financial Times” ha riportato la notizia secondo cui Copenaghen avrebbe proposto un rafforzamento della cooperazione militare con gli Usa nell’ambito dell’accordo di difesa bilaterale del 1951, offrendo più basi statunitensi sul territorio, ma senza suscitare l’interesse di Washington. Monica Hakimi, professoressa di diritto internazionale della Columbia University, ha detto alla Bbc che si potrebbe immaginare una situazione in cui Danimarca, Stati Uniti e Groenlandia concordino i termini per il trasferimento del territorio. «Ma – ha aggiunto Hakimi - affinché sia completamente conforme al diritto internazionale, un trattato del genere dovrebbe probabilmente prevedere anche la partecipazione della Groenlandia per la sua autodeterminazione».

Insomma, il percorso suggerito è meno agevole di quanto possa immaginare l’amministrazione Trump, che si è rivelata tutt’altro che sensibile al rispetto del diritto internazionale, come dimostra l’attacco al Venezuela di pochi giorni fa per catturare l’ex presidente Nicolás Maduro. Sulla proposta di acquisto della Groenlandia da parte statunitense, offre alcuni chiarimenti Giuseppe Paccione, professore di diritto internazionale dell’Università “N. Cusano”. «Il diritto internazionale – dice al Dubbio Paccione - consente che gli Stati possano inter se concordare la compravendita territoriale. Più che di acquisto si dovrebbe parlare esattamente di cessione del territorio, ossia di trasferimento di parte del territorio da uno Stato all’altro come è avvenuto, ad esempio, tramite il “Transfer of territory” dell’Alaska da parte della Russia agli Stati Uniti nel 1867 o anche quando Hong Kong venne restituito dall’Inghilterra alla Cina nel 1997, in base ad un trattato del 1984. Si parla in questo caso di Trattato cosiddetto di “cessione”, consistente nella consegna di un determinato territorio. Chiaramente, nel caso della Groenlandia, lembo territoriale della Danimarca, non vi è un accordo fra il governo danese e quello statunitense circa il passaggio del territorio da uno Stato all’altro. Ora, l’amministrazione Trump ha lanciato alcune opzioni: l’intervento con la minaccia e la forza e l’acquisto dei territori con una cospicua somma. In poche parole, l’inquilino dello Studio Ovale vorrebbe costringere la Danimarca a firmare un trattato di cessione contro la volontà danese. Un accordo ottenuto con la minaccia della forza viene però considerato nullo dalla Convenzione di Vienna sul Diritto dei Trattati. Non si può obbligare uno Stato a dare il proprio assenso».

La Danimarca fa parte dell’Unione Europea. Bruxelles assisterebbe impassibile a eventuali trattative per la “vendita” della Groenlandia? «L’Ue – commenta il professor Paccione - non può interferire negli affari interni di uno Stato membro, in questioni che appartengono essenzialmente alla competenza domestica del governo danese. Tuttavia, non è escluso un ruolo fondamentale dell’Unione europea nel caso in cui gli Stati Uniti dovessero agire con la forza militare per conquistare il territorio groenlandese. Esiste nel Trattato Ue la “clausola di difesa reciproca”, secondo la quale ogni Stato membro dell’Unione è tenuto a prestare aiuto e assistenza alla Danimarca qualora fosse oggetto di un’aggressione armata sul territorio groenlandese. La Casa Bianca conosce bene questa clausola».

Nel caso dell’opzione militare assisteremmo alla stessa situazione dell’Ucraina. «Qualora gli Stati Uniti passassero ai fatti per la conquista della Groenlandia, con lo strumento dell’aggressione, madre di tutti i crimini – conclude Giuseppe Paccione –, verrebbe violata la Carta delle Nazioni Unite, che bandisce il ricorso all’uso della forza armata contro la sovranità e l’integrità territoriale di qualsiasi Stato. In questo caso la Danimarca ha tutto il diritto di intervenire militarmente per legittima difesa, potendo agire sia individualmente che collettivamente, nel senso che può chiedere assistenza anche a Stati terzi, compresi quelli dell’Unione europea obbligati dal Trattato Ue».