Il profilo
Alvin Hellerstein
Il processo al deposto presidente del Venezuela, Nicolás Maduro Moros, e alla moglie, Cilia Delia Flores, è destinato ad entrare nei libri di Storia. Nel mosaico che compone i fatti della Storia ci sono tante tessere, che rappresentano alcuni episodi con i suoi coprotagonisti. Davanti al tribunale del distretto meridionale di New York uno di questi coprotagonisti è Allen Hellerstein. Il giudice 92enne ha diretto la prima udienza del 5 gennaio con imputati l’ex leader venezuelano e la “primera combatiente”, accusati di narcotraffico e altri gravi reati.
Nell’aula 26A di Pearl Street, Hellerstein non ha tradito l’emozione e ha già dato dimostrazione di che pasta è fatto: garbo, fermezza e capacità di farsi rispettare. D’altronde, oltre sessant’anni di esperienza hanno formato una corazza resistente per presentarsi senza esitazioni di fronte a procuratori agguerriti e avvocati pronti a difendere con determinazione l’ex presidente venezuelano prelevato dalla sua camera da letto nel cuore della notte di Caracas. Maduro è rappresentato da Barry Pollack, avvocato di Washington che ha di recente negoziato l’accordo per il rilascio di Julian Assange, il fondatore di Wikileaks. Cilia Flores è difesa invece da Mark E. Donnelly, professionista con studio a Houston ed ex procuratore federale.
Le udienze si tengono in una delle aule più belle del tribunale di Lower Manhattan, con le pareti di legno scuro che incornicia ogni spazio, incluse le finestre e il banco del giudice, e le grandi tende gialle in grado di regalare un po’ più di luce all’ambiente austero.
Hellerstein è stato nominato giudice nel 1998 dall’ex presidente statunitense Bill Clinton. Si diceva prima della lunga esperienza accumulata. Il giudice classe 1933 si è occupato del processo sui costi dell’assistenza sanitaria per i soccorritori impegnati a rimuovere le macerie delle Twin Towers, distrutte negli attentati dell’11 settembre 2001. Ha anche presieduto il processo a Charlie Javice, condannata a sette anni di carcere nello scorso settembre per una frode ai danni di JP Morgan Chase, dopo che la banca acquistò la start up fondata dall’imprenditrice.
Nel suo lungo percorso professionale Alvin Hellerstein ha incrociato pure il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, promotore della cattura di Maduro e ideatore della “Dottrina Donroe”. Il giudice si oppose alle richieste dei legali di Trump di spostare da un tribunale statale a un tribunale federale il processo “Hush money” in cui fu coinvolto l’ex avvocato del tycoon, Michael Cohen. Al centro della vicenda i pagamenti in favore della pornostar Stormy Daniels, affinché la donna non rivelasse i rapporti con l’attuale presidente Usa.
In molti si sono chiesti come mai alla veneranda età di 92 anni si possa ancora ricoprire la funzione di giudice. Negli Stati Uniti è consentito. I giudici federali possono accedere allo status di “senior” o “emeriti” a 65 anni, dopo aver prestato servizio per 15 anni nella magistratura. Restano in carica a vita. Grazie allo status conseguito hanno la facoltà di gestire un numero di casi ridotto. È proprio il caso di Alvin Hellerstein, che però non è il magistrato americano più anziano ancora in servizio. Leo Glasser è giudice “senior” del distretto orientale di New York e ha 101 anni. Fino a poco tempo fa, ha lavorato la giudice d’appello federale Pauline Newman, 98 anni. Di recente ha però dovuto rinunciare agli appuntamenti in tribunale e allo studio delle controversie per le precarie condizioni di salute.
Alan Dershowitz, avvocato e professore di Harvard, ha detto in una conversazione con l’agenzia di stampa Jns (Jewish news syndacate) di conoscere Hellerstein da più di cinquant’anni, «prima che diventasse giudice». Il principe del Foro newyorkese ha sottolineato le doti del giudice del processo Maduro: «È un giurista eccellente, imparziale ed equilibrato». Ma una riflessione di Dershowitz prevale su tutte. «Il compito del giudice – ha commentato - è rendere giustizia a ogni cittadino e se fossi Maduro sarei entusiasta della scelta di Hellerstein come mio giudice».
Nella prima udienza del processo all’ex presidente del Venezuela, lunedì scorso, Alvin Hellerstein ha riassunto l’atto di accusa e poi ha dato la parola al leader chavista caduto in disgrazia. Maduro ha parlato in spagnolo con il supporto di un interprete: «Sono Nicolás Maduro Moros. Mi chiamo presidente Nicolás Maduro Moros. Sono il presidente della Repubblica del Venezuela. E sono qui rapito da sabato 3 gennaio. Sono stato catturato nella mia casa a Caracas, in Venezuela». Senza scomporsi, Hellerstein ha interrotto Maduro spiegando che ci sarà in futuro un «momento e un luogo per approfondire tutto». Garbo e fermezza. Il processo del secolo è servito.