Nicolas Maduro e la moglie Cilia Flores sono comparsi davanti al tribunale di Manhattan. I coniugi, accusati di narcoterrorismo, traffico di droga e uso di armi da guerra, saranno sottoposti ad un processo con tutte le garanzie, a partire dalla completa affermazione del diritto di difesa, o la comparizione davanti alla Corte di New York sarà solo una formalità e la sentenza può considerarsi già scritta? È questa la domanda che molti giuristi si stanno facendo negli Stati Uniti e oltreoceano, dopo l’operazione militare del 3 gennaio che ha portato alla cattura a Fuerte Tiuna del deposto presidente del Venezuela e della consorte. L’ex first lady venezuelana è anche accusata di aver ordinato rapimenti e omicidi, nonché di aver accettato tangenti nel 2007 per organizzare un incontro tra i narcotrafficanti e il direttore dell’Ufficio nazionale antidroga di Caracas.
L’atto d’accusa reso noto sabato scorso riguarda non solo Maduro e Flores. Tra i destinatari del provvedimento d’arresto figurano pure Diosdado Cabello (ministro dell’Interno, della Giustizia e della Pace, sic), Ramon Rodriguez Chacin (ex ministro dell’Interno), Nicola Ernesto Maduro Guerra (figlio della coppia presidenziale) e Hector Rusthenford Guerrero Flores, detto “Nino Guerrero”, a capo dell’organizzazione criminale Tren de Aragua. Ha fatto riflettere il mancato arresto di Cabello, uno dei massimi esponenti dell’ortodossia chavista, il quale poco dopo la cattura di Maduro ha postato su Instagram un video in cui compare con l’elmetto e il giubbotto antiproiettile – alle sue spalle decine di militari armati – e definisce “criminale” l’attacco degli Stati Uniti contro la “Repubblica bolivariana del Venezuela”. Perché Cabello non è stato arrestato? Può essere stato lui uno dei traditori di Maduro?
L’ex presidente venezuelano è rappresentato da Barry Pollack, avvocato di Washington che ha di recente negoziato l’accordo per il rilascio di Julian Assange, il fondatore di Wikileaks. Il giudice distrettuale Alvin K. Hellerstein, classe 1933, entrato in magistratura con la nomina presidenziale di Bill Clinton, ha presieduto la prima udienza e stilato il calendario dei prossimi appuntamenti. Hellerstein è considerato un magistrato dalla grande esperienza; si è occupato di casi finanziari, procedimenti legati al terrorismo, compresi alcuni riguardanti gli attacchi dell’11 settembre 2001. Il giudice Hellerstein ha definito illegittimo nei mesi scorsi il tentativo dell’amministrazione Trump di utilizzare l’«Alien Enemies Act» del 1798 per trasferire migliaia di immigrati venezuelani in El Salvador senza giusto processo.
Secondo l’accusa, Nicolas Maduro è stato a capo di un cartello, composto da politici e militari, in affari con organizzazioni di narcotrafficanti per inondare gli Stati Uniti con migliaia di tonnellate di cocaina. Il deposto presidente del Venezuela è stato incriminato dagli Stati Uniti per la prima volta nel 2020 nell’ambito di un procedimento riguardante il traffico di stupefacenti con il coinvolgimento di ex funzionari venezuelani e di guerriglieri colombiani.
Steve Vladeck, professore di diritto della Georgetown University, nella sua newsletter “One First”, richiamata dalla Cnn, mette in guardia in merito al rispetto del diritto di difesa che dovrebbe essere garantito anche ad un personaggio scomodo come Maduro. Vladeck fa una previsione su una probabile linea difensiva. «Di sicuro – osserva il giurista -, Maduro solleverà una serie di obiezioni significative sulle accuse mossegli, tra cui l’illegittimità dell'arresto stesso, il suo diritto all’immunità di capo di Stato e una serie di altre ragioni per cui non dovrebbe essere soggetto a un procedimento giudiziario in un tribunale statunitense».
Nell’analisi di Vladeck vengono richiamati alcuni casi che però giustificherebbero l’operazione ordinata da Trump sul suolo venezuelano. «Esiste – sottolinea - una giurisprudenza, nota come “Dottrina Ker-Frisbie”, sorprendentemente ricca sulle circostanze in cui gli individui possono essere perseguiti nei tribunali statunitensi anche se sono stati introdotti illegalmente negli Stati Uniti. La serie di casi Ker-Frisbie indica il principio relativamente semplice, sebbene piuttosto allarmante, secondo cui i rapimenti illegali di sospettati di reati su suolo straniero, anche da parte del governo statunitense, non precludono il loro perseguimento penale nei tribunali degli Stati Uniti».
Il tema dell’immunità, che richiama la cattura a Panama di Manuel Noriega nel 1990, sarà con ogni probabilità il campo sul quale si dibatterà maggiormente nel processo di Manhattan. Per alcuni anni Maduro è stato considerato a tutti gli effetti il presidente eletto in Venezuela. L’opinione di Washington è cambiata tra il 2018 e il 2019, ragion per cui non essendoci il riconoscimento statunitense l’eccezione che potrebbe sollevare la difesa venezuelana si sgretolerebbe subito. Dick Gregorie, procuratore federale in pensione che ha incriminato Noriega e si è occupato dei casi di corruzione nel governo Maduro, sostiene che «non si può pretendere l’immunità sovrana, se manca il riconoscimento come capo di Stato». «Diverse amministrazioni statunitensi – ha detto Gregorie alla Nbc South Florida -, sia repubblicane che democratiche, hanno definito l’elezione di Nicolas Maduro fraudolenta». Dimostrare il contrario nel tribunale di New York da parte della difesa del presidente destituito sarà forse un ostacolo insormontabile.