Giovedì 08 Gennaio 2026

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Iran

Khamenei pronto alla fuga? Piano verso Mosca se il regime crolla

Secondo fonti d’intelligence citate dalla stampa internazionale, la guida suprema avrebbe preparato una via d’uscita mentre le proteste dilagano in tutto il Paese

05 Gennaio 2026, 09:55

Khamenei pronto alla fuga? Piano verso Mosca se il regime crolla

ALI KHAMENEI GUIDA SUPREMA DELL'IRAN

La guida suprema della Repubblica islamica dell’Iran, Ali Khamenei, avrebbe già pronto un piano di fuga verso Mosca nel caso in cui il regime non riuscisse a contenere le manifestazioni che dalla fine di dicembre stanno attraversando il Paese. A riportarlo è il quotidiano britannico The Times, che cita fonti d’intelligence secondo cui Khamenei avrebbe pianificato una via d’uscita qualora le forze di sicurezza fallissero nel sedare il dissenso.

Secondo quanto riferito, la guida suprema lascerebbe Teheran con un gruppo ristretto di circa venti persone tra consiglieri e familiari, inclusi alcuni parenti stretti e il figlio Mojtaba Khamenei, considerato da molti osservatori l’erede designato. La destinazione indicata sarebbe la Russia, a conferma dei legami strategici sempre più stretti tra Teheran e Mosca.

Le indiscrezioni arrivano mentre la Repubblica islamica appare sempre più sotto pressione. Tre alti funzionari iraniani hanno riferito al New York Times che il sistema di potere di Teheran è entrato in una vera e propria “modalità di sopravvivenza”. Le proteste, innescate dalla crisi economica, si sono estese rapidamente coinvolgendo commercianti, studenti e lavoratori, trasformandosi in manifestazioni apertamente ostili al vertice politico e religioso del Paese.

A complicare ulteriormente il quadro sono arrivate le parole del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha minacciato un intervento diretto qualora le autorità iraniane ricorressero ancora una volta alla repressione armata. Parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, Trump ha dichiarato che Washington sta “monitorando la situazione molto attentamente” e che, se il regime “inizierà a uccidere persone come in passato”, gli Stati Uniti “colpiranno duramente”.

Secondo l’emittente di opposizione con sede a Londra Iran International, almeno 19 manifestanti e un membro delle forze di sicurezza sarebbero rimasti uccisi negli otto giorni di proteste, che hanno interessato 222 località in tutto il Paese. Le tensioni sono esplose domenica 28 dicembre con scioperi di commercianti e piccoli esercenti, per poi estendersi alle università, ai bazar e alle città di provincia, accompagnate da slogan contro il governo e contro Khamenei.

La repressione, riferisce l’emittente, è stata dura: uso di fuoco vivo, arresti e massiccio dispiegamento delle forze di sicurezza. La città occidentale di Malekshahi è indicata come uno dei focolai più violenti, con almeno cinque manifestanti uccisi e una trentina di feriti dopo che le forze di sicurezza avrebbero aperto il fuoco nella serata di sabato 3 gennaio.