Martedì 06 Gennaio 2026

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Addio a Eva Schloss, custode della memoria della Shoah: era la sorellastra di Anne Frank

Sopravvissuta ad Auschwitz, aveva 96 anni. Per tutta la vita ha testimoniato l’orrore dell’Olocausto nelle scuole e nel mondo

05 Gennaio 2026, 08:24

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Addio a Eva Schloss, custode della memoria della Shoah: era la sorellastra di Anne Frank

Eva Schloss

Eva Schloss-Geiringer, sopravvissuta all’Olocausto, testimone instancabile della Shoah e sorellastra di Anne Frank, è morta sabato 3 gennaio a Londra all’età di 96 anni. A darne notizia è stata la Fondazione Anne Frank, che ha ricordato Eva come una «educatrice instancabile della memoria della Shoah, devota nel promuovere la comprensione e la pace».

Nata a Vienna l’11 maggio 1929, Eva Schloss – allora Geiringer – si trasferì con la famiglia ad Amsterdam per sfuggire alle persecuzioni naziste. Qui visse in Merwedeplein, proprio di fronte alla casa dei Frank, stringendo un’amicizia sincera con Anne, con cui giocava spesso da bambina. Un legame spezzato dall’occupazione nazista: nel 1942 entrambe le famiglie furono costrette a nascondersi, mentre nell’alloggio segreto Anne Frank iniziava a scrivere il suo diario, destinato a diventare uno dei testi più letti e simbolici del Novecento.

Nel 1944 la famiglia Geiringer fu tradita da un’infermiera olandese collaborazionista e deportata ad Auschwitz. Eva e sua madre sopravvissero all’inferno del lager; il padre Erich e il fratello Heinz furono invece assassinati. Dopo la liberazione di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa, il 27 gennaio 1945, Eva tornò nei Paesi Bassi, dove incontrò Otto Frank, unico sopravvissuto della famiglia Frank e futuro patrigno di Eva.

Fu proprio Otto Frank a incoraggiarla a guardare avanti. Eva trovò nella fotografia una nuova prospettiva di vita e si trasferì a Londra, dove studiò e conobbe Zvi Schloss, che sposò nel 1952. Anne Frank, invece, era morta nel campo di concentramento di Bergen-Belsen nell’ottobre 1944, stroncata dal tifo.

Per oltre quarant’anni Eva Schloss rimase in silenzio sui traumi vissuti. Solo nel 1988, durante un’esposizione dedicata ad Anne Frank a Londra, decise di raccontare pubblicamente la propria storia. Da quel momento iniziò un lungo impegno di testimonianza che la portò a viaggiare in tutto il mondo, incontrando studenti, detenuti, docenti e istituzioni, per trasmettere la memoria delle atrocità naziste e il valore della responsabilità individuale.

Nel 1990 fu cofondatrice dell’Anne Frank Trust nel Regno Unito e partecipò a numerosi progetti educativi. Autrice del libro “Eva’s Story: A Survivor’s Tale” e protagonista dei documentari “Eva’s Mission” ed “Eva’s Promise”, mantenne anche la promessa fatta al padre e al fratello di recuperare le loro opere d’arte e poesie nascoste durante la prigionia, donando in seguito trenta dipinti del fratello Heinz al Museo della Resistenza olandese di Amsterdam.

Nel corso della sua vita ricevette numerosi riconoscimenti, tra cui un dottorato honoris causa in Diritto Civile dall’Università di Northumbria e il titolo di Cavaliere dell’Ordine dell’Impero Britannico. Nel 2021, a distanza di decenni dall’esilio forzato, le fu restituita la cittadinanza austriaca come gesto di riconciliazione con il suo Paese natale.

L’ultima testimonianza pubblica risale al 2017, quando, a 88 anni, Eva incontrò un gruppo di studenti tredicenni all’interno della Casa di Anne Frank ad Amsterdam. Mostrò loro il numero tatuato sul braccio ad Auschwitz, spiegando che la memoria non è solo un dovere verso il passato, ma una responsabilità verso il futuro.