Verso la pace
Zelensky, presidente dell'Ucraina
Nuove aperture sul fronte politico, una richiesta esplicita di garanzie militari e l’annuncio di cambiamenti profondi nell’apparato statale. Il presidente Volodymyr Zelensky, al termine della riunione a Kiev dei consiglieri per la sicurezza dei Paesi della cosiddetta Coalizione dei volenterosi, ha rilanciato la disponibilità dell’Ucraina a compiere passi concreti nel negoziato per la pace, senza però abbassare la guardia sul piano della sicurezza.
Zelensky ha ribadito che Kiev è pronta a organizzare elezioni, pur nel contesto del conflitto, per dimostrare apertura e flessibilità nel dialogo diplomatico. «Ho sempre detto che è molto difficile tenere elezioni durante una guerra per motivi di sicurezza e di diritto, ma non ci possono essere ragioni che ci impediscano di procedere diplomaticamente», ha affermato il presidente in un briefing nella capitale. «Non voglio che gli americani ci accusino di essere rigidi, mentre l’Ucraina è pronta».
Il capo dello Stato ha spiegato che il Parlamento è già stato incaricato di lavorare a modifiche legislative per rendere possibile il voto in un “periodo speciale”. «Le elezioni sono impossibili senza un cessate il fuoco, ma dobbiamo preparare questa strada. Se ci aiuta a porre fine alla guerra, facciamolo», ha aggiunto.
Sul piano militare, Zelensky ha indicato con chiarezza quella che considera una condizione imprescindibile: «La presenza militare del Regno Unito e della Francia in Ucraina è obbligatoria». Secondo il presidente, la presenza fisica di truppe dei partner internazionali rappresenta «uno dei fattori fondamentali» delle future garanzie di sicurezza.
Il numero definitivo dei Paesi coinvolti, ha precisato, sarà chiaro solo dopo i necessari passaggi di ratifica parlamentare nei singoli Stati, ma il messaggio politico è netto: senza un impegno diretto sul terreno, la sicurezza dell’Ucraina non può essere considerata garantita.
Zelensky ha poi sollecitato una maggiore pressione da parte degli Stati Uniti sulla Russia. «Vorrei che gli Usa facessero di più: parlare di sanzioni, di sostegno militare all’Ucraina. Molti processi sono rallentati, anche per la difesa aerea, e i russi lo vedono», ha detto, riconoscendo al tempo stesso che il coinvolgimento americano resta centrale.
«Non esiste una vera alternativa agli Stati Uniti – ha sottolineato –. Se Washington non vuole, l’Europa può assumere l’iniziativa, ma non credo sia un percorso più veloce. Dobbiamo però costruire anche strade parallele».
Nel corso del briefing, il presidente ha annunciato un vero e proprio “riavvio” dell’apparato statale. «Abbiamo cominciato con il Consiglio dei ministri: ci saranno cambiamenti nei ministeri, compreso quello della Difesa», ha spiegato, indicando Mykhailo Fedorov come possibile nuovo titolare del dicastero. L’attuale ministro Denys Shmyhal è stato invece proposto come vicepremier e ministro dell’Energia.
Zelensky ha anticipato anche una rotazione dei vertici delle forze dell’ordine e delle strutture di sicurezza, che in futuro potrebbe coinvolgere le Forze armate, pur escludendo per ora la sostituzione del comandante in capo Oleksandr Syrsky. «Oggi non è prevista la sua sostituzione», ha precisato.
Secondo il presidente, il riassetto dello Stato è legato a uno scenario preciso: l’eventualità che Mosca comprometta il percorso diplomatico. «Se i nostri partner non costringeranno la Russia a fermare la guerra, ci sarà un altro modo: difenderci. E in quel momento serviranno forze nuove», ha spiegato.
Infine, Zelensky ha annunciato la nomina di nuovi capi delle amministrazioni regionali nelle oblast di Vinnytsia, Dnipropetrovsk, Poltava, Ternopil e Chernivtsi, completando un quadro di cambiamenti che punta a rafforzare il Paese sia sul piano politico sia su quello militare, mentre il negoziato per la pace resta fragile e incerto.