Alta tensione
La nuova leader venezuelana Delcy Rodriguez
Donald Trump torna a usare toni durissimi sul Venezuela e, dopo la cattura di Nicolas Maduro, lancia un avvertimento diretto alla nuova leader venezuelana Delcy Rodriguez. «Se non farà la cosa giusta, pagherà un prezzo molto alto, probabilmente più alto di quello pagato da Maduro», ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti in un’intervista telefonica concessa a The Atlantic il 4 gennaio, all’indomani dell’operazione militare che ha portato al trasferimento negli Usa dell’ex capo di Stato venezuelano e della moglie Cilia Flores.
Trump ha chiarito di non tollerare quella che ha definito una «linea di sfida» adottata da Rodriguez contro l’intervento armato statunitense. Parlando dal suo golf club di West Palm Beach, il presidente si è detto «di buon umore», ma ha ribadito che il Venezuela potrebbe non essere «l’ultimo Paese» oggetto di un’azione diretta degli Stati Uniti.
Le parole segnano una svolta netta rispetto alla tradizionale prudenza sul tema dei cambi di regime. «Ricostruire e cambiare regime, chiamatelo come volete, è meglio di quello che c’è ora. Non può andare peggio», ha affermato Trump, respingendo le critiche arrivate anche da una parte della sua base politica.
Nel corso dell’intervista, Trump ha collegato la crisi venezuelana a un quadro geopolitico più ampio, citando esplicitamente anche la Groenlandia. «Ne abbiamo bisogno, assolutamente», ha detto, definendo l’isola «circondata da navi russe e cinesi» e quindi strategica per la difesa americana. Un passaggio che ha alimentato nuove tensioni internazionali, soprattutto con la Danimarca e in ambito Nato.
A confermare la pressione su Caracas è intervenuta anche Kristi Noem, segretaria alla Sicurezza interna, che in un’intervista a Fox News ha riferito di colloqui «molto concreti e molto chiari» tra Trump e Rodriguez. «Puoi governare o puoi farti da parte. Non ti permetteremo di continuare a sovvertire la nostra influenza americana», avrebbe detto il presidente alla leader venezuelana.
Alla domanda su una possibile estradizione di Maduro dopo il processo, Noem ha mantenuto cautela: «Dobbiamo lasciare che il processo faccia il suo corso».
A difesa dell’intervento militare è sceso in campo il vicepresidente JD Vance, che su X ha respinto le critiche, comprese quelle provenienti dall’area Maga. Vance ha ribadito che il Venezuela resta centrale nei traffici di droga, in particolare di cocaina, definita «un centro di profitto per tutti i cartelli dell’America Latina».
Secondo il vicepresidente, colpire i flussi finanziari della cocaina significa «indebolire sostanzialmente i cartelli nel loro complesso». E sulle accuse di agire per il petrolio, Vance è stato esplicito: «Dovremmo permettere a un comunista di derubarci nel nostro emisfero senza fare nulla? Le grandi potenze non si comportano così».