Crisi Venezuela
Il presidente Maduro a Caracas alla manifestazione in occasione dell'anniversario della battaglia di Santa Isabel
Il presidente del Venezuela Nicolás Maduro sarebbe stato arrestato dalle forze armate degli Stati Uniti e trasferito negli Usa per essere sottoposto a un processo penale. A sostenerlo è il senatore repubblicano dello Utah Mike Lee, che in un messaggio pubblicato oggi, 3 gennaio, sulla piattaforma X ha riferito di aver parlato direttamente con il segretario di Stato Marco Rubio.
Secondo quanto scritto da Lee, Rubio lo avrebbe informato che Maduro è stato arrestato «perché sia sottoposto a un processo penale negli Stati Uniti». Il senatore ha aggiunto che l’azione militare condotta nelle ultime ore sarebbe stata ordinata «per proteggere e difendere coloro che stavano eseguendo il mandato di arresto», lasciando intendere che l’operazione avesse come obiettivo prioritario la sicurezza del personale statunitense coinvolto.
Lee ha inoltre affermato che l’intervento «probabilmente rientra nei poteri del presidente Donald Trump ai sensi dell’Articolo II della Costituzione», richiamando le prerogative presidenziali in materia di sicurezza nazionale, soprattutto in presenza di “una minaccia reale o imminente” contro cittadini o funzionari americani. Una posizione che segna un cambio di tono rispetto alle ore precedenti, quando lo stesso senatore aveva espresso pubblicamente dubbi sulla legittimità costituzionale dell’operazione, chiedendo chiarimenti in assenza di una dichiarazione di guerra o di un’autorizzazione formale all’uso della forza militare da parte del Congresso.
Sul piano internazionale, intanto, si muove la diplomazia europea. Il governo spagnolo ha annunciato di essere pronto a svolgere un ruolo di mediazione nella crisi tra Venezuela e Stati Uniti. In una nota ufficiale, il ministero degli Affari esteri di Madrid ha invitato «alla distensione e alla moderazione», dichiarandosi disponibile a offrire i propri «buoni uffici per giungere a una soluzione pacifica e negoziata dell’attuale crisi».
La Spagna ha inoltre ricordato di non aver riconosciuto l’esito delle elezioni presidenziali venezuelane del 28 luglio 2024, ufficialmente vinte da Maduro ma duramente contestate dall’opposizione e da parte della comunità internazionale. Un richiamo che colloca l’offerta di mediazione in un contesto politico già fortemente compromesso, in cui la legittimità del presidente venezuelano resta uno dei nodi centrali.