Wadi Rum a Milano: la cucina giordana come ponte di pace tra culture
Apre a Milano l’unico ristorante di cucina giordana in Italia, fondato dall’imprenditore e giornalista Khaled Awamleh, diventa luogo di incontro tra religioni e culture diverse, dove il cibo si fa strumento di pace e confronto in tempi segnati dai conflitti
02 Gennaio 2026, 20:24
“La Giordania è da sempre una terra di pace. Ed in suo onore ho voluto aprire a Milano questo ristorante dandogli il nome del deserto di Wadi Rum, che in arabo significa “Valle della Luna” ed uno degli ambienti più spettacolari che ci sia al mondo”, afferma Khaled Awamleh, imprenditore giordano con cittadinanza italiana. “Il cibo - prosegue - è un linguaggio universale: a tavola si dialoga, si condividono esperienze, si fanno nuovi incontri”. “A Wadi Rum sono benvenute persone di tutte le religioni e culture perché la pace nasce proprio attorno a una tavola imbandita”, aggiunge Khaled Awamleh che nella vita è anche giornalista e per anni è stato corrispondente dai Paesi del Golfo.
Ed in effetti entrando nel ristorante, l’unico in Italia di cucina giordana, si nota subito fra i commensali un mix di culture, con la presenza di tanti cittadini del Medio Oriente che vivono e lavorano in Europa e transitano per Milano.
Oltre ai classici hummus, baba ghanoush, tabouleh, moussaka, fattoush, moutabal betinjan, il menù offre il mansaf, lo stinco di agnello simbolo della cucina giordana e patrimonio immateriale dell’umanità UNESCO.
Tutto preparato da Saieed, lo chef di origini siriane ma cresciuto in Giordania.
“Nelle prossime settimane vogliamo realizzare anche delle iniziative culturali per far conoscere la Giordania ed i Paesi del Golfo: credo che in tempi difficili come questi, caratterizzati da tanti conflitti, sia importante trovare dei momenti di confronto che possano aiutare a supere attriti ed incomprensioni fra i popoli”, prosegue ancora Khaled Awamleh.
E a tal proposito vale la pena ricordare che Re Abdallah II di Giordania, definito da Papa Francesco “uomo di pace”, ha donato il terreno su cui ora sorge la chiesa del Battesimo, inaugurata lo scorso anno alla presenza del cardinale Pietro Parolin ed edificata nel luogo dove secondo la tradizione Giovanni battezzò Gesù.