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Bolsonaro resta in carcere: la Corte Suprema boccia i domiciliari

Respinta la richiesta dell’ex presidente, condannato a 27 anni per il piano golpista dopo le elezioni del 2022

01 Gennaio 2026, 15:49

Bolsonaro resta in carcere: la Corte Suprema boccia i domiciliari

Bolsonaro, già presidente del Brasile

La Corte Suprema del Brasile ha respinto la richiesta presentata da Jair Bolsonaro per la conversione della pena detentiva in arresti domiciliari, confermando che l’ex presidente dovrà continuare a scontare in carcere la condanna a 27 anni di reclusione per aver pianificato un tentato colpo di Stato.

L’istanza era stata depositata dai legali di Bolsonaro nella giornata di ieri e si fondava sulle condizioni di salute del settantenne leader ultraconservatore, ricoverato da oltre una settimana in una clinica privata di Brasilia dopo un intervento per ernia inguinale e una successiva procedura per contrastare ricorrenti e debilitanti attacchi di singhiozzo. Secondo la difesa, la detenzione in un istituto penitenziario rappresenterebbe un “rischio reale e concreto” per le sue condizioni cliniche.

La Suprema Corte ha tuttavia ritenuto non sufficienti le motivazioni addotte, rigettando la richiesta senza entrare nel merito di una diversa modalità di esecuzione della pena. Una decisione che conferma la linea di rigore adottata nei confronti dell’ex capo dello Stato, già al centro di un lungo e complesso procedimento giudiziario.

Bolsonaro, presidente del Brasile dal 2019 al 2022, convive da anni con le conseguenze della coltellata all’addome subita durante un comizio elettorale nel 2018, episodio che lo ha costretto a numerosi interventi chirurgici. Proprio su questo quadro clinico si era innestata la richiesta dei suoi avvocati, supportata anche dalle dichiarazioni dei medici curanti. Il cardiologo Caiado aveva riferito ai giornalisti che, salvo complicazioni, l’ex presidente avrebbe potuto essere dimesso a breve dalla clinica DF Star, mentre il chirurgo Claudio Birolini aveva parlato di un decorso post-operatorio regolare.

Nonostante ciò, per i giudici supremi tali elementi non giustificano un alleggerimento della misura detentiva. Anche perché non si tratta della prima istanza avanzata in tal senso: una precedente richiesta analoga era già stata respinta. Bolsonaro, prima dell’inizio dell’esecuzione della pena, era stato sottoposto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, misura poi revocata dopo che l’ex presidente aveva tentato di manomettere il dispositivo di controllo, gesto interpretato dal tribunale come un possibile tentativo di fuga.

La condanna definitiva risale allo scorso settembre, quando la Corte Suprema ha riconosciuto Bolsonaro colpevole di cospirazione per sovvertire l’ordine democratico, nel tentativo di restare al potere dopo la sconfitta elettorale del 2022 contro l’attuale presidente Luiz Inácio Lula da Silva. Un verdetto che ha segnato uno spartiacque nella storia politica recente del Brasile e che continua ad avere forti ripercussioni anche sul piano istituzionale e simbolico.