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Scenari politici

Dal Libano agli Usa, governi sotto pressione tra crisi e potere

Bilancio dell’esecutivo Salam a Beirut mentre Oltreoceano la sfida sul gerrymandering agita Washington

01 Gennaio 2026, 13:10

Dal Libano agli Usa, governi sotto pressione tra crisi e potere

Libano, Palazzo del Governo

È passato quasi un anno da quando il presidente libanese Joseph Aoun ha affidato al giudice Nawaf Salam l’incarico di formare il governo, ponendo fine a un vuoto di potere durato oltre due anni. Un passaggio cruciale per un Paese che usciva stremato dalla guerra tra Israele e il movimento sciita Hezbollah, con il Sud devastato e una crisi economica persistente a minare la tenuta sociale.

La nomina di Salam, ex presidente della Corte internazionale di giustizia, aveva riacceso le speranze dei libanesi, offrendo l’immagine di una guida autorevole in grado di restituire credibilità alle istituzioni. A dodici mesi di distanza, però, il bilancio del suo operato appare complesso e ancora interlocutorio. Il premier ha dovuto affrontare emergenze finanziarie, un sistema bancario fragile, tensioni sociali e un quadro di sicurezza ancora instabile, cercando al tempo stesso di rimettere in moto riforme strutturali rimaste per anni bloccate. Un lavoro lento, condizionato da equilibri interni fragili e da una regione che resta attraversata da conflitti.

Il fronte americano

Se a Beirut la sfida è ricostruire uno Stato, a Washington la battaglia è tutta politica. L’amministrazione Donald Trump continua a fare pressioni sugli Stati a guida repubblicana per accelerare il ridisegno dei collegi elettorali in vista delle midterm del 2026, ma a dicembre ha incassato un duro colpo con la bocciatura della nuova mappa dell’Indiana, nonostante il Congresso statale sia dominato dai repubblicani.

Secondo l’analista Bedekovics, se si guarda ai numeri «i repubblicani hanno la possibilità di ridisegnare i collegi in molti più Stati rispetto ai democratici, abbastanza da mantenere il controllo della Camera». Tuttavia, avverte, le recenti elezioni – comprese quelle per i governatori in Virginia e New Jersey – dimostrano che i candidati democratici vincono con margini ampi anche in territori tradizionalmente repubblicani. Alla base di questo trend ci sarebbe una spaccatura evidente nel Partito repubblicano, aggravata dalla strategia di Trump di colpire chi non si allinea: «I moderati rischiano di essere sfidati alle primarie ed estromessi», lasciando spazio a candidati più radicali ma meno competitivi a livello generale.

A pesare sui sondaggi ci sono anche l’aumento del costo della vita e decine di migliaia di licenziamenti tra agenzie federali e aziende private. Elementi che, secondo molte rilevazioni, potrebbero consegnare la Camera ai democratici nel novembre 2026. In questo scenario, il ricorso aggressivo al gerrymandering rischia di trasformarsi in un boomerang: «Rendendo alcuni distretti più “rossi”, i repubblicani ne rendono altri più contendibili», spiega Bedekovics, con il pericolo di perdere ancora più seggi.

È anche per questo che Trump avrebbe “ordinato” al governatore del Texas, Greg Abbott, di ridisegnare altri cinque collegi, nel tentativo di blindare il proprio potere contro un Congresso ostile. Sul fronte opposto, i democratici non restano fermi: il governatore della California Gavin Newsom ha già reagito, mentre Maryland, Illinois e New York valutano contromosse analoghe.

Il ruolo della Corte Suprema

A rendere il quadro ancora più delicato è il ruolo della Corte Suprema degli Stati Uniti, chiamata a pronunciarsi sul caso Luisiana contro Callais. Una decisione che, secondo Bedekovics, potrebbe spalancare la porta a una redistribuzione dei collegi ancora più ampia, incidendo su una disposizione chiave del Voting Rights Act del 1965, già progressivamente smantellato negli anni. «Con una sola sentenza, la Corte potrebbe consegnare di fatto le elezioni al presidente», avverte l’analista.

Se i sondaggi dovessero confermarsi e lo sforzo repubblicano fallire, non si profila però una stagione di impeachment dal 2027. Piuttosto, un Congresso a guida democratica orientato a esercitare un controllo stringente su politiche che incidono sulla vita quotidiana di milioni di cittadini: welfare, istruzione, assistenza alimentare.