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Medio Oriente

Israele-Gaza, Zamir: «Disarmare Hamas è una determinazione assoluta»

Le parole del vertice militare israeliano arrivano mentre sul piano diplomatico si intensificano le pressioni degli Stati Uniti per una parziale normalizzazione della situazione umanitaria

01 Gennaio 2026, 12:45

Israele-Gaza, Zamir: «Disarmare Hamas è una determinazione assoluta»

Edifici distrutti e tendopoli per sfollati nella città di Gaza (AP)

Il 2026 sarà un anno decisivo per la sicurezza di Israele. A ribadirlo è stato il Eyal Zamir, capo di Stato maggiore israeliano, durante una visita alle truppe nella Striscia di Gaza. «La nostra determinazione a disarmare Hamas dalle sue armi è assoluta», ha dichiarato Zamir ai militari, assicurando che Tel Aviv non permetterà all’organizzazione islamista di ricostruire le proprie capacità né di tornare a rappresentare una minaccia per lo Stato di Israele.

Le parole del vertice militare arrivano mentre sul piano diplomatico si intensificano le pressioni degli Stati Uniti per una parziale normalizzazione della situazione umanitaria. Secondo quanto riferito al Times of Israel da un funzionario Usa, l’amministrazione Donald Trump prevede che Israele riaprirà nei prossimi giorni il valico di Rafah, sia in entrata sia in uscita per i cittadini di Gaza. Il tema è stato affrontato nei colloqui di lunedì tra Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Il valico di Rafah avrebbe dovuto riaprire già con l’accordo di cessate il fuoco di ottobre, ma finora Israele ha consentito soltanto i flussi in uscita. L’Egitto, dal canto suo, ha mantenuto chiuso il passaggio, accusando Israele di voler svuotare la Striscia impedendo il rientro dei palestinesi. Netanyahu ha discusso la possibilità di una riapertura completa con il suo governo, ma ha incontrato la forte opposizione dei ministri di estrema destra, favorevoli a una linea che incentivi l’espulsione dei palestinesi.

Sul fronte interno israeliano, si chiude un capitolo simbolico della guerra. L’Hostage Families Forum ha annunciato la cessazione definitiva delle proprie attività, spiegando che nella Striscia di Gaza resta il corpo di un solo ostaggio. «La lotta non è finita. Abbiamo un ultimo ostaggio a Gaza: Rani Gvili», si legge nel comunicato. Il sottufficiale dell’unità d’élite Yassam della polizia israeliana fu ucciso durante l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e il suo corpo venne portato a Gaza.

Fondato all’indomani di quell’attacco, il Forum ha rappresentato per 817 giorni le famiglie delle 251 persone rapite, organizzando manifestazioni e dando voce alla pressione dell’opinione pubblica. Dopo l’ultima tregua, siglata il 10 ottobre sotto la spinta americana, gli ultimi 20 ostaggi vivi e 27 dei 28 corpi sono stati restituiti. Israele ha chiarito che attende il rientro del corpo di Rani Gvili prima di avviare i negoziati sulla seconda fase dell’accordo con Hamas.

Intanto, sul piano militare, emerge che solo la metà dei tunnel di Hamas sul lato israeliano della cosiddetta Linea Gialla è stata distrutta. Secondo il sito Walla, il ministro della Difesa Israel Katz ha ordinato alle Idf di intensificare le operazioni, anche con nuovi metodi per rendere inutilizzabili le gallerie. Attualmente Israele controlla circa il 53% della Striscia, mentre il piano di pace presentato da Trump prevede lo schieramento di una forza internazionale di stabilizzazione e un graduale ritiro israeliano.

Crescono però le tensioni con le Nazioni Unite. Il segretario generale Antonio Guterres ha condannato la decisione israeliana di vietare elettricità e acqua alle strutture dell’UNRWA». «Ostacolerebbe ulteriormente la capacità dell’agenzia di operare», ha spiegato il portavoce Onu Stephane Dujarric, ricordando che i beni dell’Unrwa sono inviolabili. Sulla stessa linea il commissario generale Philippe Lazzarini, che parla di una “campagna sistematica per screditare l’agenzia”. Nel 2024 il parlamento israeliano ha vietato all’Unrwa di operare nel Paese, costringendola ad agire da Gerusalemme Est, territorio che l’Onu considera occupato.

A gravare sul quadro c’è infine il dramma umano all’interno delle stesse forze armate israeliane. Un soldato del genio da combattimento si è suicidato nel sud del Paese, diventando il 22° militare in servizio attivo a togliersi la vita nel 2025. È il dato più alto degli ultimi quindici anni, secondo solo al 2010. Le statistiche delle Idf parlano di coscritti, riservisti e combattenti, molti dei quali colpiti da grave sofferenza psicologica dopo mesi di guerra.