Corea del Sud
Solo 195 voti sui 200 necessari, dopo il boicottaggio del partito di governo. Fuori dall’aula, decine di migliaia di manifestanti chiedono le dimissioni del presidente
La Corea del Sud è scossa da nuove turbolenze politiche. Il tentativo di impeachment contro il presidente Yoon Suk Yeol si è concluso con un nulla di fatto, poiché in Parlamento non si è raggiunto il quorum necessario. Per rendere valida la votazione, era richiesta la partecipazione di almeno 200 parlamentari sui 300 totali, ma il partito di governo, il Potere Popolare (PPP), ha boicottato la seduta abbandonando l’aula. Solo 195 deputati hanno espresso il loro voto, di cui 192 delle opposizioni e tre del PPP, rendendo impossibile procedere con lo spoglio e invalidando la mozione.
Il gesto dei parlamentari del PPP ha scatenato la rabbia delle opposizioni, i cui membri hanno criticato duramente il boicottaggio. “Vergogna, tornate in aula!”, hanno gridato alcuni deputati rivolgendosi ai colleghi del partito di governo, accusandoli di sabotare il processo democratico.
Woo Won Shik, presidente dell’Assemblea nazionale, ha commentato l’episodio definendolo “un momento vergognoso per la democrazia del Paese”. Woo ha sottolineato come l’impossibilità di votare su una questione così cruciale rappresenti un fallimento del sistema parlamentare. Le opposizioni, tuttavia, non intendono arrendersi e potrebbero presentare una nuova mozione di impeachment nella prossima sessione parlamentare, prevista per mercoledì.
Fuori dal Parlamento, l’atmosfera non è meno tesa. Secondo la polizia, circa 150.000 persone si sono radunate a Seul per chiedere le dimissioni del presidente Yoon. Gli organizzatori delle manifestazioni sostengono che la partecipazione abbia raggiunto il milione di persone. La principale arteria stradale che attraversa il fiume Han fino al Parlamento è stata chiusa al traffico per permettere la protesta.
Le proteste hanno preso slancio già nei giorni precedenti, quando il presidente Yoon ha annunciato l’introduzione della legge marziale, una mossa che è stata duramente criticata e successivamente respinta dal Parlamento. Sebbene la legge marziale sia stata poi revocata, questa decisione ha ulteriormente acuito le tensioni, paralizzando l’attività politica e sollevando preoccupazioni anche tra i partner internazionali della Corea del Sud, come il Giappone e gli Stati Uniti.