In un’eventuale maggioranza di centrodestra ci saranno posizioni diverse sulla giustizia: è inevitabile, a cominciare dall’esecuzione penale. O no? «Ma perché, lei ha mai sentito un esponente di Forza Italia sostenere di essere contrario alla certezza della pena? E poi chi ha detto che noi di Fratelli d’Italia siamo soddisfatti di come oggi vengono usate le misure cautelari?». A parlare è Andrea Delmastro Delle Vedove, responsabile Giustizia del partito di Giorgia Meloni. Ascoltarlo aiuta a rivedere un po’ l’idea della destra granitica e immutabile nella sua intransigenza, che alcuni liquidano come estremismo manettaro. Tanto che sul garantista purissimo, candidato da FdI alla Camera, Carlo Nordio, Delmastro non esita a dire: «Sarebbe un’ottima scelta per il ministero della Giustizia. Anche se i nomi non li posso fare certo io».
Sono differenze che si riducono essenzialmente alle diverse posizioni assunte sul referendum. La logica dei quesiti non aiuta, risolve i problemi con un sì o un no senza sfumature, in quel caso sul divieto di infliggere misure cautelari in base al rischio di reiterazione. Ora, vorrei sia chiara una cosa: dal mio punto di vista è verissimo che ci sono troppe misure cautelari. Se ne fa un uso smodato.
E chi ha detto di non volerle riformare? È un intervento assolutamente necessario. Diciamo le cose come stanno: non di rado la misura cautelare in carcere viene snaturata, adoperata come strumento per ottenere un confessione.
Ecco, il problema va affrontato di sicuro. Ma non con la rinuncia tout court al presupposto della reiterazione: non avremmo più spacciatori né stalker sottoposti a misure cautelari. Io credo che tutti i leghisti e i forzisti condividano quanto dico. In occasione del referendum diciamo che loro, pur di modificare la disciplina del carcere preventivo, hanno accettato il rischio. Noi no.
No, aspetti: Fratelli d’Italia non è contro il principio della rieducazione. Ma deve essere effettiva: sull’affidamento in prova ai servizi sociali, per esempio, servono controlli. Altrimenti tutto si riduce a uno svuotacarceri.
Il giudice della cognizione ha davanti a sé solo quel particolare fatto, il magistrato di sorveglianza invece può valutare altri elementi relativi alla persona: è il primo che, tra i due, rischia di essere più punitivo. È un’eterogenesi dei fini che rischiamo anche con il maggior potere assegnato, dalla riforma penale, al gup: visto che nell’udienza preliminare pochissimi magistrati si prenderanno la responsabilità di dichiarare il non luogo a procedere, finirà che i rinvi a giudizio, da loro inflitti in base al teorico maggior potere di filtro loro assegnato, peseranno come macigni, diventeranno un pregiudizio che neutralizzerà la presunzione d’innocenza.
Né la lasciamo né la pretendiamo. Su ministeri chiave come la Giustizia, l’Interno, gli Esteri, l’Economia, in caso di vittoria FdI introdurrà la logica degli obiettivi da cogliere, e della necessità che per raggiungerli si ricorra al massimo dell’autorevolezza. E io, da questo novero dei migliori, tanto per cominciare, tenderei ad escludermi... In ogni caso, l’idea di Giorgia Meloni e nostra è che se facciamo bene il primo anno, poi governeremo per dieci. Ecco perché, sulle figure chiave, i partiti, le pur legittime aspettative che avanzeranno rispetto alle percentuali ottenute, dovranno stare un passo indietro rispetto alle necessità del Paese.
Si deve lavorare il più possibile su nomi condivisi di altissimo profilo. Si valuta chi è il più autorevole, poi la scelta viene da sé.
In astratto assolutamente sì, poi sui nomi non sono io a dover decidere. Nordio è certamente una delle intelligenze che dovranno discutere di giustizia.
Fisicamente no perché io ho scelto la candidatura nel collegio, ma al telefono sì, un’infinità di volte e ci siamo fatti un mucchio di risate. Soprattutto per i titoli che descrivevano dentro FdI due anime diverse, poi irriconoscibili, in quanto tali, quando andavi a leggere gli articoli. Ho anche conosciuto meglio una figura di straordinaria cordialità e modestia, a considerarne lo spessore.
No, non mi interessa nulla. I diritti incomprimibili dei cittadini rispetto alla forza dello Stato vanno ripristinati. Esiste il diritto all’oblio: non posso creare un universo concentrazionario di imputati a vita. Non è possibile che 7 anni mezzo non siano sufficienti ad accertare un’ipotesi di furto al supermercato. E poi, i denti dei manettari sanguinari robespierriani diventano denti da latte, quando la giustizia diventa carne, magari sotto forma di un avviso di garanzia...
Noi avvocati siamo a rischio decadenza. Se abbiamo un lutto in famiglia, dobbiamo rispettare il termine, o risarciamo il cliente. Possibile che non si possa sanzionare un giudice che non decide entro 3 mesi su una richiesta di prove? Responsabilizzare il singolo è il solo modo per velocizzare.
È un intervento a costo zero: incardinare i giudici fuori dal Mef e linearità nell’onere della prova. Se ti accuso, sono io che devo provare l’accusa. Strano che una ministra di spessore come Cartabia non abbia tenuto conto di quanto pesino sulla nostra economia, investimenti stranieri inclusi, le disfunzioni nelle liti fiscali. Che non possono continuare a essere regolate con modalità da Medioevo.
Certamente sì. È una riforma essenziale per una giustizia equa, più coerente con l’effettiva parità processuale. Rappresenta anche un messaggio per i cittadini: riconoscere il rilievo del difensore ricorda che l’obiettivo di un processo è realizzare la miglior giustizia possibile. L’avvocato non viene a patti col male: si batte perché l’innocente venga riconosciuto tale e per assicurare al colpevole una pena commisurata, anche alle condizioni personali. La giustizia non si fa sui media, la verità non è precostituita, e l’avvocato in Costituzione contrasta tali derive.
Risolverebbe i quattro quinti dei problemi della nostra giustizia.