Martedì 10 Marzo 2026

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Anno giudiziario, avvocati di Napoli entrano in manette: «Prescrizione, no alla riforma»

La clamorosa protesta organizzata dall’Ordine forense partenopeo, i cui rappresentanti sono entrati nella sala della cerimonia inaugurale con i ferri ai polsi e la Costituzione sotto al braccio, per protestare contro la norma Bonafede

01 Febbraio 2020, 13:05

12 Dicembre 2025, 22:00

Anno giudiziario, avvocati di Napoli entrano in manette: «Prescrizione, no alla riforma»
Il segnale di una insofferenza non più sostenibile, della determinazione a battersi con tutte le forze contro la riforma della prescrizione, era emersa nell’avvocatura già nei giorni e nei mesi scorsi. Ma alla cerimonia per l’inaugurazione dell’anno giudiziario celebrata questa mattina a Napoli, il dissenso ha raggiunto forse la sua espressione più clamorosa: gli avvocati sono entrati nella sala in manette e con la Costituzione sotto al braccio. Una delle forme di protesta più dirompenti che si ricordino da parte della professione forense. A metterla in atto, nella Sala dei Baroni del Maschio Angioino dove si tiene l’inaugurazione presso la Corte d’appello napoletana, è l’Ordine degli avvocati del capoluogo. Che ha esposto decine di cartelli con su scritto “rispettate la Costituzione”. E che dà così seguito a una mobilitazione ormai incessante da parte dell’intero ceto forense, e in particolare dei penalisti. È di martedì scorso infatti la manifestazione organizzata a Roma dall’Unione Camere penali, che hanno presidiato piazza Montecitorio proprio nel giorno in cui, alla Camera, è arrivata in aula la legge Costa, che abrogherebbe la riforma Bonafede. La norma voluta dal Movimento 5 Stelle e in particolare dal ministero della Giustizia elimina l’effetto della prescrizione una volta pronunciata la sentenza di primo grado. È in vigore, sotto tale forma, dal 1° gennaio. E anche se dispiegherà materialmente la propria efficacia quando si sarà consumato il termine di prescrizione per i reati più lievi (che si estinguono in 5 anni) tra quelli commessi dall’inizio di quest’anno, fin da subito la modifica dell’istituto ha iniziato a condizionare la prospettiva dei nuovi indagati. I quali sanno di dover fare i conti con il rischio che già un eventuale rinvio a giudizio spalanchi dinanzi a loro l’incubo del processo senza fine.