Sabato 28 Marzo 2026

×

Il caso di Libera e l’eterna ipocrisia sul fine vita e i nostri diritti

Aveva la sclerosi multipla e due anni fa aveva chiesto la verifica delle sue condizioni per accedere al suicidio assistito

28 Marzo 2026, 09:13

09:18

Consulta e legge toscana: svolta sui diritti nel suicidio assistito

Mercoledì 25 marzo è morta Libera. Ha dovuto aspettare due anni tra denunce e rinvii e interpretazioni fantasiose.

Aveva la sclerosi multipla e due anni fa aveva chiesto la verifica delle sue condizioni per accedere al suicidio assistito. Dopo il rifiuto dovuto alla presunta mancanza del trattamento di sostegno vitale, molti solleciti del suo collegio legale (coordinato da Filomena Gallo, segretaria dell’Associazione Luca Coscioni), scuse e sciatterie, finalmente la Usl di competenza dice che sì, ha tutti i requisiti, ma dimentica di indicare il farmaco e le modalità di somministrazione.

Vado veloce fino alla sua morte perché è la soluzione trovata a meritare un commento, più che le solite e ingiustificabili attese imposte alle persone che chiedono di esercitare un diritto stabilito più di sei anni fa dalla sentenza 242 della Corte costituzionale.

Libera ha tutti i requisiti per morire ma c’è un problema: non può muoversi. Possiamo suicidarci ma l’eutanasia no, per carità. Ha senso? È giusto?

Cioè possiamo morire se la nostra decisione è libera e se siamo capaci di decidere liberamente e consapevolmente, se abbiamo una malattia irreversibile che ci causa sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili e se siamo tenuti in vita da un trattamento di sostegno vitale.

Ma morire significa comunque suicidio, cioè che siamo noi a bere o a spingere qualche pulsante. Insomma, l’azione morte deve essere messa in atto da noi.

Altrimenti è omicidio – seppure del consenziente – e quindi non va bene.

Ha senso? È giusto?

Faccio un esempio: io ho tutti i requisiti e posso muovere un braccio e bevo il pentobarbital e muoio e va tutto bene; tu hai tutti i requisiti ma non puoi muovere nemmeno un braccio e nessuno può aiutarti perché è illegale e niente va bene. Che differenza c’è? Solo una piccola differenza fattuale che non dovrebbe però essere morale o legale. E invece è tutto uno strapparsi i capelli perché l’eutanasia passiva va bene ma quella attiva no (è un altro modo per dire più o meno la stessa sciocchezza). Sarebbe come trattare diversamente qualcuno che ha gli occhiali o una protesi o che non ha le gambe, a parità di tutte le altre condizioni.

È scambiare una capacità per una libertà, per la possibilità di esercitare un diritto. E questo ridurre la mia libertà a una questione di braccia che non si muovono è osceno e insensato.

Libera, due giorni fa, ha usato un puntatore oculare collegato a una pompa infusionale. È stata lei a dare il comando, insomma. E qui, secondo qualcuno, starebbe tutta la differenza tra un atto lecito e un reato. Che è ridicolo.

Nella migliore delle ipotesi è una gentile ipocrisia per non decidere, per rimandare, per sopire e troncare.

Ma se vogliamo costringerci a essere ottimisti basta riuscire a muovere almeno un occhio ed è tutto risolto. Certo, sempre nello spirito un po’ codardo che è bene fare – se proprio non possiamo farne a meno – senza rivendicare troppo a voce alta un diritto. S’è trovata la soluzione, che altro volete?

Che va pure bene, in effetti. Possiamo chiamare poi in qualsiasi modo questa possibilità. La cosa più importante è che il dominio della nostra liberà è stato spinto ancora un po’ più in là.

Ma non andiamo molto velocemente – se pensiamo che gli articoli di cui stiamo parlando, il 579 e il 580, sono del 1930, codice Rocco. Ma che fretta c’è?

Come ha detto Libera: «Spero, con tutta me stessa, che nessuno debba più aspettare due anni per poter esercitare un diritto che gli appartiene già. Nessuno dovrebbe essere costretto a lottare così a lungo per ciò che dovrebbe essere garantito. La mia battaglia è stata dura, ma desidero credere che non sia stata vana. Se servirà ad aprire anche solo una strada, ad accorciare anche solo un’attesa, allora avrà avuto senso».