L'editoriale
Immaginiamo il day after, il 24 marzo, il giorno dopo il referendum sulle carriere separate. E immaginiamo che abbia vinto il No alla riforma. Editoriali solenni, titoli da Liberazione: “Respinto l’assalto alla Costituzione”; e poi lacrime di gioia e commozione nel quartier generale dell’Anm. Insomma, nulla che in questi anni non si sia già visto, letto, digerito.
Ma il dato politico, quello che nessuno potrebbe fingere di non vedere, non sarebbe la sconfitta del governo - o almeno non solo. Il dato vero sarebbe un altro: la vittoria politica dell’Associazione nazionale magistrati e, dunque, uno smottamento della tenuta istituzionale. Il che farebbe impallidire il presunto attacco alla costituzione brandito dal fronte del No.
Per la prima volta, infatti, i magistrati avrebbero vinto non una battaglia “per procura” (in tutti i sensi) ma una battaglia politica in proprio. Dopo decenni di interventi indiretti, la magistratura associata sarebbe riuscita lì dove la politica fallisce da anni: organizzare consenso, mobilitare l'opinione pubblica, orientare il voto popolare. Lavorando come un partito e percorrendo l’ultimo miglio della mutazione istituzionale, l’Anm appunterebbe al petto la coccarda del consenso plebiscitario.
A quel punto la rivoluzione sarebbe compiuta. Non una rivoluzione giuridica ma una rivoluzione dei rapporti di forza. L’organo dello Stato a cui è affidato il compito di esercitare la funzione giurisdizionale, già dotata di autonomia e indipendenza (come recita, inviolato, l’articolo 104 Costituzione), uscirebbe dal referendum con una legittimazione nuova: quella del popolo. E sarebbe un sciagura. La magistratura, forte di un'investitura diretta, diverrebbe di fatto intoccabile: non più potere tra i poteri, ma potere sopra i poteri.
In fondo sarebbe la realizzazione di quello che Francesco Saverio Borrelli, il Richelieu di Mani pulite, aveva teorizzato 30 anni fa: diventare il soggetto politico dominante del nuovo secolo.
E non è fantapolitica. È semplicemente ciò che potrebbe accadere in caso di vittoria del No.
Una vittoria che l’Anm otterrebbe quasi da sola e con la benedizione del Pd, il maggior partito di opposizione che ha scelto il retrobottega e ha lasciato a loro, ai magistrati, il palco e la gloria. In gioco c’è davvero la molto, non la Costituzione ma lo smottamento del delicatissimo equilibrio tra poteri. Insomma, una magistratura legittimata dal voto popolare sarebbe l’atto finale del populismo giudiziario. E lìinizio di una nuova era, quella teorizzata da Saverio Borrelli e i suoi: “Il ‘900 - disse - è stato il secolo della politica, il prossimo sarà quello della magistratura...”