Venerdì 09 Gennaio 2026

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Il volto feroce dell’America trumpiana. E nulla sarà più come prima...

Il colpo di pistola che ha ucciso Renee Nicole Good non è una tragica fatalità: è un’esecuzione a freddo. Non una scheggia impazzita del sistema, ma il suo ritratto più fedele

08 Gennaio 2026, 16:10

09 Gennaio 2026, 07:52

Il volto feroce dell’America trumpiana. E nulla sarà più come prima...

Nessun incidente. Nessuna legittima difesa. Il colpo di pistola che ha ucciso Renee Nicole Good, trentasette anni, cittadina americana, madre di un bambino di sei anni, non è una tragica fatalità: è un’esecuzione a freddo. La dinamica è chiara, persino banale nella sua ferocia: l’agente dell’Ice – formalmente l'agenzia federale per l’immigrazione e la sicurezza delle frontiere, ma di fatto una milizia armata nelle mani di Donald Trump – si avvicina all’auto. La donna tenta di spostare la macchina, di sottrarsi, di guadagnare qualche metro. Lui estrae la pistola e spara in pieno volto. Poi se ne va. Con la stessa indifferenza con cui si scansa un fastidio. O si schiaccia un insetto.

È una scena che fa orrore non solo per ciò che mostra, ma per ciò che racconta. Perché quel colpo non è un’aberrazione, non è una scheggia impazzita del sistema: è il suo ritratto più fedele. È l’America del 2025. Un Paese che sta scivolando verso una forma nuova e brutale di autoritarismo, praticato senza più complessi, rivendicato come virtù, esportato come metodo. Dentro e fuori i confini.

Certo, Nicolás Maduro era un dittatore, un caudillo sudamericano da manuale. Ma il modo in cui questa nuova America ha deciso di rimuoverlo non è una vittoria della libertà: è uno schiaffo deliberato al diritto internazionale. Un gesto consapevole, meditato, persino esibito. Il diritto internazionale, con tutti i suoi limiti e le sue ipocrisie, nasceva per contenere l’arbitrio dei forti, per mettere qualche argine giuridico alla legge del più forte. Qui succede l’esatto contrario: si inaugura un precedente che prefigura un nuovo “diritto”, fondato non sulla giustizia ma sulla forza. E sulla sua ostentazione.

Poi c’è la Groenlandia. Trump prova a raccontarcela come una trattativa civile, un’acquisizione quasi gentile. Ma quando una trattativa avviene sotto la minaccia implicita – o esplicita – dell’uso della forza, con la pistola appoggiata sul tavolo, non si chiama negoziato, si chiama estorsione. Nella sua forma più elementare e volgare. Il linguaggio è quello dei boss, non degli statisti. È la geopolitica ridotta a gesto muscolare, a intimidazione permanente.

Insomma, questa è un’America che vuole governare con la paura. Una democrazia che conserva il rito delle elezioni ma ne svuota il senso, che mantiene le istituzioni ma le usa come armi. Ha ancora l’aspetto di una democrazia: bandiere, retorica, Costituzione. Ma dentro è diventata altro. Una democratura: la facciata della libertà con il manganello dietro la schiena.