Sono i giorni del silenzio intorno alle bare dei sei ragazzi italiani uccisi in una strage forse evitabile nel capodanno della bellissima montagna di Crans-Montana. Ieri nelle basiliche di Milano, Roma e Lugano, oggi a Genova, si dà un addio che dovrebbe essere solo commosso. Con la speranza di buona vita per quegli altri adolescenti che ancora stanno soffrendo in terra elvetica e all’ospedale milanese di Niguarda. Ragazze e ragazzi che ridevano e ballavano nella notte di capodanno, e che ora si ritrovano in terapia intensiva con la tremenda combinazione di corpi ustionati fino al 70% e i polmoni ancora saturi di brutta aria velenosa. Dovrebbe essere solo silenzio, commozione e rispetto per questo dolore collettivo che coinvolge famiglie e tanti ragazzi e ragazze che piangono gli amici e i compagni di scuola.
Pure persiste quel certo rumore di fondo che continua ad agitarsi nel mondo dei social, un mugugno scomposto che punta il dito verso le vittime e anche i loro genitori “irresponsabili” che hanno consentito agli adolescenti di andare a divertirsi. Pure si sa ormai quasi tutto, su quel che è successo quella notte al Constellation. Quali sono stati gli errori, le omissioni, le violazioni di regole. Tutto quel che si sarebbe dovuto fare prima, invece di aspettare il dopo, dopo la tragedia, per erigersi a giudici dei comportamenti degli altri.
Molto rassicurante il pensare che noi avremmo saputo come salvarci, noi non saremmo morti, e neppure i nostri figli. Così questo rumore di fondo finisce per essere fatto di adulti che colpevolizzano chi si diverte quando loro non ne hanno più la capacità. Proprio come diceva De André nella famosa canzone “Bocca di Rosa”. Ma le regole violate in quel locale - la scala stretta, la porta chiusa dell’uscita di sicurezza, la copertura del soffitto non ignifuga, le bottiglie di champagne con le fontanelle scintillanti - sono tutte lì a mostrare quello che andava fatto prima. Dal mondo dell’impresa e delle istituzioni, un mondo di adulti, non certo di adolescenti.
Pure i Caini del cortile dei social, cui non sfugge qualche intellettuale, non trovano di meglio che additare al tribunale del popolo qualche ragazzino che alle prime scintille ha avuto la reazione istintiva di filmare le immagini. Adolescenti che non hanno ancora del tutto sviluppato il senso del pericolo e soprattutto delle conseguenze. Cioè ragazzi e ragazze del tutto normali. Da cui si vuole invece pretendere, chissà perché, una risposta adulta di lucidità che superi il panico.
Quando tutti noi adulti siamo ancora così sciocchi da continuare a sentirci immortali, c’è qualcuno che dal cortile del grande inquisitore trasforma le vittime-ragazzini in colpevoli. Tanto loro non possono rispondere né difendersi.