Giovedì 01 Gennaio 2026

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Il gran discorso del Quirinale che scuote la meglio gioventù

Il presidente della Repubblica ha spronato i giovani a prendere in mano il loro futuro

01 Gennaio 2026, 16:22

Il gran discorso del Quirinale che scuote la meglio gioventù

Che fine ha fatto la forza della meglio gioventù che tirò su questo Paese dalle macerie del dopoguerra e della sciagura fascista? E che fine ha fatto la trascinante stagione riformatrice? Quella della sanità universale, dello statuto dei lavoratori, del piano casa e di tante altre conquiste sociali? E dov’è finita la lucida passione dei costituenti che “di mattina discutevano - e si contrapponevano - sulle misure concrete di governo, nel pomeriggio, insieme, componevano i tasselli della nostra Carta costituzionale. La Costituzione italiana, che ha ispirato e guidato il Paese per tutti questi decenni”?

Dov’è finita, insomma, quella forza visionaria, quella responsabilità comune verso noi stessi e verso chi vive accanto a noi?

È questo il messaggio più forte e più limpido che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voluto sottolineare nel suo discorso di fine anno, forse il più bello della sua lunga presidenza, il più moderno nonostante celebri gli 80 anni della Repubblica, o forse proprio per quello.

Mattarella ha parlato di diritti: «Non uno Stato che sovrasta i cittadini ma uno Stato che riconosce i diritti inviolabili, la libertà delle persone, le autonomie della comunità»; e ha parlato di convivenza comune, del «vivere insieme agli altri, rispettandoli, senza pretendere di imporre loro la propria volontà, i propri interessi, il proprio dominio».

Ha ricordato i primi passi della giovane democrazia italiana che nel dopoguerra era dinamica, affamata, dialogante e aperta al mondo. E l’impegno di ognuno nel comporre quell’affresco comune: «Ognuno ha messo la sua tessera in quel mosaico. In ogni casa, in ogni famiglia c’è una storia da raccontare».

Ed è una frase che a ben vedere pesa come un macigno sul presente. Perché oggi il mosaico sembra frantumato, e ciascuno rivendica la propria tessera come se bastasse da sola. Diritti senza doveri, appartenenza senza partecipazione, indignazione senza progetto. E intanto le crepe si allargano: diseguaglianze, nuove povertà, infedeltà fiscale. Non come fatalità, ma come conseguenza di una coesione in frantumi.

E infine l’abbraccio ai più giovani, sui quali il presidente Mattarella ha voluto togliere via quel velo giudicante e paternalista con parole visionarie che ricordano, perché no, il migliore Steve Jobs, quello di «Stay hungry, stay foolish». «Qualcuno, che vi giudica senza conoscermi davvero, - ha infatti detto il Capo dello Stato - vi descrive come diffidenti, distaccati, arrabbiati: non rassegnatevi. Siate esigenti, coraggiosi. Scegliete il vostro futuro. Sentitevi responsabili come la generazione che, ottanta anni fa, costruì l’Italia moderna», ha detto il Presidente.

È un invito forte, decisivo, che presuppone una verità dolorosa: quel futuro, infatti, non è bloccato da chissà quali forze oscure, ma da una rinuncia collettiva alla responsabilità. Forse perché la meglio gioventù non è scomparsa, ma è spesso disabituata a pensarsi come soggetto storico. E allora torniamo alla domanda iniziale: che fine ha fatto quella forza visionaria? Forse è ancora lì. Ma va svegliata. E Mattarella, con questo discorso, ha provato a scuoterla. Non con la nostalgia ma con la memoria di quel che siamo stati capaci di costruire che spinge noi tutti a tornare protagonisti del futuro.