Sabato 04 Aprile 2026

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Emergenza infinita

Il report di Antigone «Celle senza respiro e dignità calpestata»

Oltre 8.500 condanne per trattamenti inumani: i numeri del 2025 superano l'emergenza che portò alla Torreggiani

04 Aprile 2026, 10:06

Il report di Antigone «Celle senza respiro e dignità calpestata»

In un anno, i tribunali italiani hanno dato ragione a 5.837 persone detenute che sostenevano di subire trattamenti inumani o degradanti in carcere. Sono numeri che superano quelli che nel 2013 portarono l’Italia alla condanna davanti alla Corte di Strasburgo con la sentenza Torreggiani, che all’epoca sembrò l’inizio di una stagione di riforme. Quella stagione si è chiusa molto prima del previsto.

È da qui che bisogna partire per capire il senso del report annuale di Antigone, intitolato “In difesa dello Stato di diritto”. Non è un bilancio contabile e non è da confondersi con il consueto rapporto che l’associazione presente a metà e a fine anno. È il racconto di un anno di lavoro dentro le carceri italiane, accanto alle persone che ci vivono, a partire dalla consapevolezza che il sistema è di nuovo senza respiro.

I volontari dell’Osservatorio di Antigone nel 2025 hanno visitato 118 istituti penitenziari per adulti su 190 esistenti, e tutti e 19 gli istituti penali per minorenni in Italia. Ogni visita produce una scheda pubblica, accessibile a chiunque sul sito dell’associazione. Ma non è solo una questione di documentazione: è la presenza fisica in luoghi altrimenti inaccessibili, lo sguardo che registra ciò che spesso non fa notizia. A fine agosto, le persone detenute in Italia hanno superato quota 63mila, riportando il sistema penitenziario a livelli che non si vedevano da anni.

Susanna Marietti, responsabile dell’Osservatorio minori, ha descritto nel report cosa ha trovato durante una visita al carcere minorile di Bologna: refettori impraticabili e ragazzi ammassati tra i rifiuti, in celle prive di arredi. In un buco isolato, un diciassettenne psichiatrico vegetava tra vetri rotti e pavimento allagato. Chiedeva solo una doccia, immobile nell’acqua, mentre i compagni ne ascoltavano i lamenti notturni. La denuncia pubblica di Antigone ha avuto effetti immediati. L’istituto è stato sottoposto a una pulizia straordinaria e la Regione Emilia-Romagna ha richiesto un’ispezione urgente dell’Ausl, che ha confermato gravi criticità legate a igiene, manutenzione, sicurezza e sovraffollamento. E per quel ragazzo fragile, almeno, si è finalmente aperta la possibilità di un’alternativa al carcere.

I tragici casi di ordinaria amministrazione

Storie come questa sono al cuore del lavoro quotidiano di Antigone. Il Difensore civico dell’associazione, attivo dal 2008, ha preso in carico 338 nuovi casi nel 2025, più 184 aggiornamenti di situazioni già aperte. Le problematiche più frequenti riguardano la salute, i trasferimenti tra istituti e le condizioni di detenzione. Tra i casi raccontati nel report c’è quello di Paolo, un uomo di 54 anni che da tempo chiedeva una visita specialistica per un sospetto tumore senza ottenere risposta. Sara, una giovane avvocata volontaria del Difensore civico, ha ottenuto il suo diario clinico, lo ha fatto leggere da un medico volontario e ha sollecitato la richiesta. La diagnosi ha confermato il tumore, ma era ancora in una fase curabile. Senza quell’intervento, quella storia avrebbe potuto finire diversamente.

Gli sportelli nelle carceri, attivi in 12 istituti tra Roma, Marche, Puglia, Campania e Sicilia, più uno in un istituto per minorenni, funzionano come presidio quotidiano. Nel report c’è anche il caso di un uomo detenuto a Rebibbia che aveva bisogno dell’attestazione delle attività lavorative svolte tra il 2020 e il 2025, necessaria per richiedere l’indennità NASpI prima della fine pena. Da mesi nessuno riusciva a ottenerla, nonostante le richieste del legale. Lo Sportello ha ricostruito il percorso detentivo dell’uomo, individuato l’educatrice che lo aveva seguito, inviato una comunicazione urgente via Pec alla Direzione segnalando che il termine per presentare la domanda stava per scadere. Nel giro di due ore, il documento è arrivato. Quel foglio di carta ha permesso a quel’uomo di affrontare il ritorno in libertà con uno strumento in più.

Sul fronte delle campagne, il decreto sicurezza è stato al centro dell’attenzione di Antigone per tutto il 2025. Il 17 maggio, il presidente Patrizio Gonnella ha testimoniato davanti alle Commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera dei Deputati, illustrando i rischi del provvedimento: l’espansione dell’area penale, la criminalizzazione della disobbedienza civile, l’impatto prevedibile sul sovraffollamento carcerario. Poi, il 23 giugno 2025, è arrivato qualcosa di inaspettato.

Nella Relazione n. 33/2025, la Corte Suprema di Cassazione ha espresso una valutazione fortemente critica del decreto, citando esplicitamente i contributi analitici di Antigone e dell’Asgi elaborati durante l’iter parlamentare. Parliamo di un riconoscimento preciso e pubblico del peso che il lavoro dell’associazione ha nel dibattito giuridico del Paese. Parallelamente, Antigone ha portato avanti la campagna contro l’isolamento penitenziario, in collaborazione con Physicians for Human Rights Israel.

L’11 dicembre 2025 ha organizzato un convegno internazionale online che ha riunito relatori e partecipanti da oltre 40 paesi, tra cui il presidente del Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura Claude Heller, l’ex relatore speciale Onu sulla tortura Juan Méndez e il presidente del Comitato europeo per la prevenzione della tortura Alan Mitchell. Quest’ultimo ha dichiarato che il Cpt prenderà attentamente in considerazione le linee guida internazionali sulle alternative all’isolamento elaborate nell'ambito di questa campagna. È un segnale concreto di come la ricerca di un’associazione con sede a Roma riesca ad arrivare nei luoghi dove si prendono le decisioni europee e internazionali.

Il 2025 ha portato anche una buona notizia, una di quelle su cui Antigone lavora da anni. Il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria ha emanato una circolare che traduce finalmente in indirizzi operativi il diritto alla sessualità e all’affettività delle persone detenute, sancito dalla Corte costituzionale. Un diritto rimasto troppo a lungo sulla carta, che adesso inizia a diventare prassi concreta negli istituti. Antigone ha seguito questo percorso fin dalle prime fasi del procedimento davanti alla Consulta, mantenendo alta l’attenzione istituzionale e pubblica sul tema.

I procedimenti penali

Il report dedica spazio anche al caso Beccaria, il procedimento penale per le presunte torture e i maltrattamenti avvenuti presso l’istituto penale per minorenni di Milano. Antigone è presente come parte offesa, con il compito di garantire che le voci delle presunte vittime non restino isolate. Le contestazioni riguarderebbero decine di episodi di violenza, molti ai danni di ragazzi minorenni all’epoca dei fatti. Dalle udienze emergono modalità ricorrenti: interventi di gruppo degli agenti, episodi lontani dalle telecamere, partiti da pretesti minimi e seguiti da isolamento o trasferimenti.

Nel quadro europeo, a ottobre 2025 è partito il progetto Epo4Youth, coordinato da Antigone insieme a nove partner dell’European Prison Observatory, con l’obiettivo di monitorare le condizioni di detenzione dei sistemi minorili in tredici Paesi. A fine anno è stato avviato anche il progetto Frame, focalizzato sui modelli di detenzione su piccola scala e sulla loro integrazione con le comunità locali.

Tutto questo lavoro viene retto da una struttura fatta di oltre 200 volontari in 16 regioni italiane, 74 giuristi e 11 medici nel Difensore civico, 102 osservatori nel network sulle carceri. L’associazione ha anche continuato a mandare in onda Jailhouse Rock, il programma radiofonico su Radio Popolare condotto da Gonnella e Marietti, giunto alla sedicesima stagione, con la partecipazione di persone detenute a Rebibbia, Bollate e nel polo universitario del carcere di Torino. Il carcere che prova a raccontarsi da solo. Il report non dice che le cose stanno andando meglio. Dice che oltre la metà degli istituti visitati presenta gravi carenze strutturali. Che la privazione della libertà continua a trasformarsi, troppo spesso, in privazione della dignità. E che c’è ancora qualcuno che non smette di guardare.