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Non c’è soltanto il sovraffollamento, anche pochi agenti

Il sito "sovraffollamento carcerario" evidenzia un organico carente e detenuti che superano di gran lunga i posti disponibili

12 Marzo 2026, 10:12

Non c’è soltanto il sovraffollamento, anche pochi agenti

Agenti penitenziari

Tre detenuti ogni due posti disponibili, e in alcuni casi anche peggio. Poi gli agenti che mancano, a volte uno su quattro. Sono due facce della stessa crisi, e un’elaborazione sui dati del ministero della Giustizia le mette insieme in modo difficile da ignorare.

Marco Dalla Stella, giornalista investigativo specializzato in analisi dei dati, ha costruito il sito “Sovraffollamento Carcerario”, aggiornato quotidianamente attingendo direttamente alle schede di trasparenza degli istituti penitenziari. Quelle schede contengono due informazioni che di solito vengono raccontate separatamente: quante persone ci sono dentro rispetto ai posti disponibili, e quanti agenti di polizia penitenziaria ci sono rispetto a quelli previsti in pianta organica. Dalla Stella ha messo quelle due informazioni sullo stesso grafico, e il risultato è una mappa del disagio che non lascia molto spazio all'ottimismo.

Il grafico mostra una selezione degli istituti più problematici. Sull’asse verticale c’è il tasso di affollamento, sull'asse orizzontale la percentuale di agenti mancanti rispetto all’organico previsto. La dimensione dei quadrati indica quante persone ci sono detenute. Quello che emerge, guardando i dati punto per punto, è che non esiste un istituto in quella selezione che abbia risolto anche uno solo dei due problemi. Tutti sono contemporaneamente sovraffollati e sotto organico. I valori di carenza del personale oscillano tra il 20 e il 26 per cento, mentre i tassi di affollamento vanno dal 128 fino al 200 per cento.

L’istituto più grande tra quelli rappresentati, con circa 800 detenuti, presenta una carenza di organico attorno al 23 per cento e un tasso di affollamento intorno al 140 per cento. Non è il caso più estremo, ma è il luogo dove il problema tocca il numero maggiore di persone. Il punto in cima al grafico, quello con il tasso di affollamento vicino al 200 per cento, appartiene invece a un istituto piccolo, circa 80 detenuti, dove manca più del 20 per cento degli agenti previsti. Quella struttura ospita il doppio delle persone che dovrebbe, e lo fa con un quinto degli agenti in meno rispetto a quanto sarebbe necessario.

Guardare il quadro nazionale aiuta a capire la portata reale di quanto i dati di Dalla Stella mostrano su scala locale. Dall’elaborazione complessiva emerge che sono 71 gli istituti penitenziari in cui il tasso di affollamento è pari o superiore al 150 per cento. Significa che in quelle strutture ci sono almeno tre persone ogni due posti. La soglia del 150 per cento non è simbolica: è il livello oltre il quale la gestione ordinaria diventa strutturalmente impossibile, perché ogni spazio viene usato al di là di quello per cui è stato progettato, dalla cella al corridoio, dall'infermeria alla sala colloqui.

La situazione più grave in Italia, secondo i dati disponibili, si registra a Lucca, dove il sovraffollamento ha raggiunto il 243 per cento. Quasi due detenuti e mezzo ogni posto regolamentare. Non è una temporanea emergenza: è una condizione che si trascina da anni, che diventa cronica, e che si combina con la carenza di personale rendendo ogni giornata lavorativa per gli agenti e ogni ora di detenzione per i reclusi qualcosa di molto lontano da quello che la legge e la Costituzione prevedono.

A metà febbraio il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove aveva ricordato, con un certo orgoglio, che “in pochi anni sono stati assunti oltre 15mila nuovi agenti”. È una dichiarazione formalmente vera: il governo ha effettivamente bandito concorsi e assunto personale. Ma qualcosa non torna. I dati raccontano un’altra storia. Tra il gennaio del 2025 e il gennaio del 2026 il numero di agenti effettivamente in sezione è passato da 30.054 a 29.811. Meno 243 unità in dodici mesi. Il numero di chi lavora nelle carceri è diminuito, nonostante le assunzioni. Il problema sta nel saldo tra chi entra e chi esce: assunzioni, pensionamenti, dimissioni, inidoneità. E da inizio febbraio 2026, come ha ricostruito il giornalista Luca Rondi di Altreconomia attraverso una richiesta di accesso civico, il Ministero ha smesso di rendere disponibile il dato sugli abbandoni del corpo. Una scelta che rende difficile capire quanto pesi davvero il fenomeno delle uscite sul saldo reale degli organici.

Il rapporto annuale di Antigone sulle condizioni di detenzione, su dati ministeriali aggiornati a maggio 2025, registra che manca il 16 per cento delle unità previste in pianta organica. Su un totale previsto di 34.162 agenti, quelli effettivamente presenti sono 30.964. Sono numeri nazionali, medi, che nei casi peggiori diventano molto più gravi, come mostrano i dati di Dalla Stella per i singoli istituti.

Quello che il grafico mostra con chiarezza difficilmente contestabile è che sovraffollamento e carenza di personale non sono due problemi distinti che si sommano. Sono due aspetti dello stesso problema che si moltiplicano. Un istituto con il 140 per cento di affollamento e il 23 per cento di agenti in meno non ha semplicemente troppi detenuti e pochi agenti: ha agenti che devono gestire una situazione superiore del 40 per cento alla normalità con meno risorse umane. Ogni tensione, ogni emergenza, ogni necessità ordinaria viene amplificata da questo doppio deficit.

I sindacati di categoria lo ripetono da anni: si lavora con turni massacranti, accorpando posti di servizio, chiedendo agli agenti di coprire funzioni che non dovrebbero essere di loro competenza. Il Consipe, confederazione sindacale dei penitenziari, ha calcolato che aprire i nuovi posti detentivi previsti dal piano edilizio 2025-2027 senza un contestuale piano straordinario di assunzioni significherebbe spalmare il problema su strutture più grandi, non risolverlo. “Le mura non si sorvegliano da sole”, ha scritto in una lettera aperta ai gruppi parlamentari.

Sul fronte dei decessi in carcere, la questione è preoccupante. Secondo il dossier diffuso mercoledì 4 marzo dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale (Gnpl), relativo agli eventi che si sono verificati nel corso del periodo 2021-2025, i decessi complessivamente registrati lo scorso anno negli istituti penitenziari sono stati 254 di cui 76 suicidi accertati. Bisogna anche considerare che vi sono altri 50 casi di morte per cause da accertare e tra questi vi potrebbero essere anche persone che si sono tolte la vita volontariamente. Nel 2024 i decessi sono stati 243 e i suicidi accertati 83.

Sempre secondo il dossier del GNPL nel periodo 2021-2025 in carcere si sono verificati 369 suicidi con una media di circa 73,8 suicidi/anno con un minimo di 59 (2021) e un massimo di 83 nel 2022 e nel 2024. Nell’intero periodo 2021-2025 i suicidi costituiscono il 33% dell’intero insieme dei decessi. Nel 2025 l’incidenza è stata del 30%. Se si considera che nell’intero arco dei cinque anni il numero medio dei presenti in carcere è stato pari a 58.268 il tasso di suicidi stimato sarebbe pari a 12,6 ogni dieci mila presenti, si tratta di un valore più di venti volte superiore al tasso che si registra in tutta la popolazione italiana che è pari a 0,54 suicidi ogni dieci mila abitanti con più di 15 anni.

Carceri sovraffollate, decessi, sotto organico. E i crimini? Non aumentano. I reati denunciati nel primo semestre del 2025 sono stati 1.140.825, meno dei 1.199.072 dello stesso periodo del 2024, con un calo del 4,8 percento. Le carceri si riempiono mentre i reati diminuiscono, il che porta a chiedersi se il sovraffollamento sia davvero il prodotto di una emergenza criminale o piuttosto il risultato di scelte legislative che spingono sempre di più verso la detenzione.

Intanto però il problema è lì, nei numeri che Marco Dalla Stella aggiorna ogni giorno attingendo alle stesse fonti del Ministero. Il grafico non mente: gli istituti più affollati sono anche quelli con meno agenti in proporzione al necessario. E le 15mila assunzioni di Delmastro, per quanto reali, non hanno cambiato questa fotografia.