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Allarme carcere

Rebibbia, Alemanno e Falbo denunciano tre morti in pochi giorni

Nel diario di cella firmato dai due detenuti il racconto di un agente morto e di due persone ristrette decedute tra il 4 e il 7 marzo.

11 Marzo 2026, 12:02

Rebibbia, Alemanno e Falbo denunciano tre morti in pochi giorni

A Rebibbia si sarebbero registrate tre morti in pochi giorni, tra personale della Polizia penitenziaria e persone detenute. A denunciarlo sono Gianni Alemanno e Fabio Falbo, entrambi detenuti nel braccio G8, in una nota diffusa attraverso il loro diario di cella pubblicato su Facebook. Nel testo i due parlano di un istituto «scosso» da tre decessi avvenuti in un arco di tempo ristretto e legano questi episodi alla più ampia emergenza delle carceri italiane.

Secondo quanto riferito nella nota, mercoledì 4 marzo sarebbe morto l’agente della Polizia penitenziaria Federico Basilischi, 41 anni, «per non meglio precisati problemi di salute, un infarto o una bronchite non curata», condizioni che i firmatari collegano «molto probabilmente» anche allo stress di un carico di lavoro aggravato dagli straordinari e da una carenza di organico che, a loro dire, arriverebbe al 42% del personale.

La denuncia sul decesso dell’agente penitenziario

Nel diario di cella, Alemanno e Falbo sostengono che pochi giorni prima della morte l’agente sarebbe stato trovato dolorante, appoggiato al termosifone del suo posto di guardia. È uno dei passaggi con cui i due detenuti provano a collegare il decesso alle condizioni di lavoro dentro l’istituto penitenziario.

Il racconto, per come viene riportato nella nota, punta il dito contro il peso degli straordinari e contro una situazione organizzativa definita ormai al limite, in un quadro in cui il personale sarebbe costretto a compensare la carenza di organico con turni estremamente gravosi.

Due detenuti morti tra il 6 e il 7 marzo

La nota riferisce poi di altre due morti avvenute tra venerdì 6 e sabato 7 marzo. Il primo nome indicato è quello di Giuseppe Braccini, 65 anni, detenuto nel braccio G9 e trovato senza vita nella sua cella. Secondo quanto scritto, il decesso sarebbe avvenuto «probabilmente per overdose».

Poco dopo viene indicata la morte di Merhawi Haile, immigrato di 36 anni, che, secondo la ricostruzione contenuta nel testo, «si è impiccato nella sua cella». Due episodi distinti che, nella lettura di Alemanno e Falbo, compongono un quadro drammatico maturato nell’arco di pochissimi giorni.

Il silenzio mediatico e l’appello alla politica

Uno degli aspetti su cui insiste la nota è il fatto che questi episodi, secondo i firmatari, non avrebbero trovato spazio nel circuito dell’informazione. «Colpisce il fatto che queste notizie non siano arrivate agli organi di stampa», scrivono, mettendo in relazione questo silenzio con il dibattito politico attuale, fortemente concentrato sui temi della giustizia e sulla campagna per il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati.

Per Alemanno e Falbo, il tema delle carceri non può restare ai margini di quel confronto. Al contrario, viene indicato come uno dei punti più gravi e concreti delle disfunzioni della giustizia italiana.

“Il problema delle carceri entri nel dibattito referendario”

Nel passaggio conclusivo della nota, i due detenuti rivolgono un appello diretto a tutte le forze politiche affinché affrontino il nodo delle carceri sovraffollate anche durante il dibattito referendario.

Secondo il testo, negli istituti penitenziari italiani sarebbe «impossibile garantire tanto la sicurezza quanto seri percorsi di rieducazione dei condannati». La situazione viene descritta come il risultato finale di «un sistema penale lento, carico di errori giudiziari e poco attento alla dignità della persona umana, sia quando è in attesa di giudizio che quando è condannata in via definitiva».

La chiusura è anche una critica politica al livello del confronto pubblico sulla giustizia. «Non parlarne sottrae credibilità e realismo ad un dibattito referendario che non deve diventare una banale rissa tra fazioni politiche», scrivono Alemanno e Falbo.