Lunedì 09 Marzo 2026

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Medio Oriente

Narges Mohammadi in carcere, il marito denuncia: «Non ho più notizie»

Taghi Rahmani racconta la situazione della Nobel per la pace detenuta a Zanjan e lancia l’allarme sulle condizioni delle carceri iraniane.

09 Marzo 2026, 09:39

Iran, arrestata l’attivista premio Nobel Narges Mohammadi

Narges Mohammadi

Narges Mohammadi resta detenuta in Iran e attorno alle sue condizioni cresce l’allarme. A denunciarlo è il marito Taghi Rahmani, che in un’intervista a In Mezz’ora su RaiTre ha spiegato di non avere notizie della moglie, reclusa nella prigione di Zanjan, in un contesto che definisce sempre più critico per l’intero sistema carcerario iraniano.

«La situazione in Iran è chiaramente molto complicata: mia moglie è reclusa nella prigione di Zanjan, e non abbiamo sue notizie», ha affermato Rahmani. Una dichiarazione che accende un nuovo faro sulla sorte dell’attivista iraniana, insignita del Premio Nobel per la pace nel 2023, e sul peggioramento delle condizioni di detenzione nel Paese.

Il marito: crisi nelle carceri e mancanza di approvvigionamenti

Nel suo intervento televisivo, Rahmani ha descritto una situazione generale di forte instabilità all’interno degli istituti penitenziari iraniani. «La situazione delle carceri in questo momento è una situazione di crisi, in particolar modo il carcere di Teheran», ha detto.

Secondo il marito della dissidente, i problemi riguardano anche beni essenziali. «Ci sono problemi di approvvigionamento di cibo», ha spiegato, inserendo questa emergenza dentro un quadro più ampio segnato dalla vulnerabilità delle città iraniane. Rahmani sottolinea infatti che l’alta densità urbana fa sì che anche gli attacchi diretti verso zone militari o sensibili finiscano per coinvolgere aree e strutture vicine.

Il timore di una repressione ancora più dura

Nella sua analisi, Rahmani lega il conflitto e la crisi interna anche al possibile irrigidimento del potere. Il timore espresso è che, qualora la guerra non produca un cambio di scenario politico, la risposta del regime possa diventare ancora più severa.

L’allarme, dunque, non riguarda soltanto la sorte immediata di Narges Mohammadi, ma anche ciò che potrebbe accadere all’opposizione e ai detenuti politici in un contesto di tensione crescente. Le sue parole descrivono un Iran in cui la pressione sulle carceri si intreccia con quella esercitata sulle città e sulla società civile.

Mohammadi era stata arrestata il 12 dicembre scorso nella città di Mashhad. Secondo quanto riferito, l’accusa nei suoi confronti è quella di aver parlato contro le autorità religiose iraniane durante una cerimonia funebre.