Lunedì 16 Febbraio 2026

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Diritti umani

Nobel Mohammadi trasferita in carcere, cresce l’allarme per la salute

La vincitrice del Nobel per la Pace spostata senza preavviso nella prigione di Zanjan mentre familiari e fondazione denunciano condizioni critiche

16 Febbraio 2026, 08:28

Iran, arrestata l’attivista premio Nobel Narges Mohammadi

Narges Mohammadi

Nuove tensioni attorno al caso di Narges Mohammadi, attivista iraniana e vincitrice del Premio Nobel per la Pace 2023. Le autorità di Teheran l’avrebbero trasferita senza preavviso in una prigione nella città di Zanjan, nel nord dell’Iran, alimentando timori per le sue condizioni fisiche.

A denunciare lo spostamento è stato il marito Taghi Rahmani, che vive in esilio a Parigi, attraverso un messaggio pubblicato sui social. La notizia ha immediatamente riacceso l’attenzione internazionale sul caso della giornalista e attivista simbolo delle battaglie per i diritti civili nel Paese.

Il trasferimento e lo sciopero della fame

Mohammadi era stata arrestata il 12 dicembre scorso a Mashhad, nell’est dell’Iran, dopo aver criticato apertamente le autorità religiose durante una cerimonia funebre. Il 2 febbraio aveva iniziato uno sciopero della fame per protestare contro le condizioni di detenzione e contro il divieto di contatti telefonici con avvocati e familiari.

La protesta era stata interrotta dopo una settimana, ma secondo la fondazione che porta il suo nome le sue condizioni restano «profondamente allarmanti». L’attivista sarebbe stata trasferita in ospedale per cure urgenti, ma riportata in carcere prima di completare il trattamento medico.

Nuove condanne e accuse

Il quadro giudiziario nei confronti della Nobel per la Pace resta pesante. Il 7 dicembre scorso le autorità iraniane le hanno inflitto ulteriori sei anni di carcere con l’accusa di attentato alla sicurezza nazionale, oltre a una condanna di un anno e mezzo per propaganda contro il sistema islamico.

Mohammadi ha dedicato oltre vent’anni alla difesa dei diritti umani, denunciando l’uso della pena di morte e l’obbligo del velo per le donne. Proprio questo impegno le era valso nel 2023 il riconoscimento del Comitato Nobel.