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Sfollamenti nelle carceri, quel buco nero dei provveditorati

Dopo 8 mesi il ministro risponde alla interrogazione di Giachetti. Numeri su numeri, ma sui dati regionali solo una riga generica

09 Febbraio 2026, 18:39

Sfollamenti nelle carceri, quel buco nero dei provveditorati

Dopo otto mesi dall'interrogazione depositata a giugno, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha finalmente risposto al deputato di Italia Viva Roberto Giachetti sui trasferimenti e gli sfollamenti nelle carceri. Una risposta dettagliata, ricca di numeri. Eppure c'è un buco che salta agli occhi: mancano i dati sui trasferimenti decisi dai singoli provveditorati regionali.

Come fa notare Rita Bernardini dell'associazione Nessuno Tocchi Caino, che ha contribuito ad elaborare l'interrogazione di Giachetti, potrebbero essere tantissimi, se solo si pensa ai detenuti spostati da San Vittore a Opera dopo l'incendio o da Regina Coeli a Rebibbia dopo il crollo della seconda rotonda. La questione non è secondaria. Giachetti aveva chiesto esplicitamente “quanti sfollamenti siano stati eseguiti dai provveditorati regionali, dettagliati per ciascuno degli 11 provveditorati”. La risposta? Generica: “Il maggior numero di trasferimenti viene per lo più adottato per motivi di Ordine e Sicurezza, familiari e deflattivi”. Fine. Nessun numero, nessun dettaglio per provveditorato. Come se quei dati non esistessero o non fossero rilevanti.

L'interrogazione: otto problemi concreti

L'atto parlamentare di Giachetti, depositato l'11 giugno scorso, partiva da una constatazione: gli sfollamenti stanno diventando sempre più frequenti a causa del sovraffollamento. E creano una serie di problemi. Primo: spesso i detenuti finiscono in istituti ancora più sovraffollati, sopra la media nazionale del 134 per cento. Secondo: vengono allontanati dalla famiglia, in spregio all'articolo 42 dell'ordinamento penitenziario. Terzo: non possono portare tutto il bagaglio e parte del peculio. Quarto: devono ripresentare le istanze per telefonate e colloqui. Quinto: per lavorare devono rientrare nelle graduatorie, aspettando mesi. Sesto: il percorso trattamentale ricomincia da zero. Settimo: la cartella clinica raramente segue il detenuto. Ottavo: nessuno consegna il regolamento d'istituto. Otto problemi per cui Giachetti chiedeva numeri precisi e interventi.

La risposta di Nordio inizia con una premessa che occupa quasi un terzo del testo. Si spiega a Giachetti – che lo sa benissimo, visto che è il motivo dell'interrogazione – che i trasferimenti “non possono essere ridotti ad una questione di rilevanza solo amministrativa poiché incidono su delicati aspetti della vita dei detenuti e sulle attività trattamentali”. Segue una lunga digressione sulle garanzie procedurali: il termine di sessanta giorni per riscontrare le istanze, la possibilità di reclamo, il principio di territorialità. Si citano circolari, l'articolo 83 del DPR 230/00, la circolare del 26 febbraio 2014, quella del 18 luglio 2022. Si spiega che l'istituto di partenza deve fare la perquisizione e la visita medica, consegnare gli effetti personali, trasmettere il peculio e la cartella clinica. Tutto corretto. Ma era questo che Giachetti chiedeva? No. Chiedeva numeri. Quanti sfollamenti ci sono stati, dove, perché. E soprattutto: quanti ne hanno fatti i provveditorati regionali.

I numeri che ci sono: un quadro parziale

Quando si arriva ai dati, la risposta diventa più concreta. Per il 2024, sono stati emessi 66 provvedimenti di trasferimento deflattivo che hanno riguardato 1.244 detenuti. Nel 2025, fino al 25 novembre, i provvedimenti sono stati 44 per 872 detenuti. Parliamo di trasferimenti decisi a livello centrale dal Dipartimento. Poi ci sono tutti gli altri: 608 trasferimenti per motivi familiari nel 2024 (444 nel 2025), 483 per ordine e sicurezza nel 2024 (599 nel 2025), 49 per motivi di salute (50 nel 2025). Per il circuito AS3, il massimo regime di sicurezza, gli sfollamenti sono stati 21 nel 2024 (310 detenuti) e 24 nel 2025 (500 detenuti). I trasferimenti per esigenze di sicurezza nel circuito AS3: 618 nel 2024, 1.512 nel 2025.

Numeri su numeri. Ma c'è un problema. Tutti questi dati riguardano i trasferimenti decisi centralmente dal Dipartimento. Lo specifica la stessa risposta: “Il dato numerico tiene conto soltanto dei trasferimenti extra distretto, gli unici ad essere disposti dal Dipartimento, in quanto la competenza a disporre quelli distrettuali è rimessa ai singoli Provveditorati regionali”. Ed è qui che casca l'asino. Perché Giachetti aveva chiesto proprio quei dati: “Quanti sfollamenti siano stati eseguiti dai provveditorati regionali, dettagliati per ciascuno degli 11 provveditorati”. La domanda era chiara. La risposta no.

L'ultimo paragrafo liquida la questione in poche righe: “Relativamente ai trasferimenti emessi dai singoli provveditorati Regionali, dai prospetti trasmessi, si ricava, in estrema sintesi, che il maggior numero di trasferimenti viene per lo più adottato per motivi di Ordine e Sicurezza, familiari e deflattivi”. In altre parole: i provveditorati hanno mandato i prospetti, ma il ministero non fornisce i numeri. Si limita a dire che i trasferimenti sono stati fatti "per lo più" per certi motivi. Ma quanti? Da quale provveditorato? Verso dove? Mistero.

Perché quei numeri contano

I trasferimenti all'interno del distretto di ogni provveditorato possono essere molti, forse moltissimi. Basta pensare ai detenuti spostati da San Vittore a Opera dopo l'incendio che ha devastato una sezione del carcere milanese. O quelli trasferiti da Regina Coeli a Rebibbia dopo il crollo della seconda rotonda. Sono operazioni che coinvolgono decine, a volte centinaia di persone. Che sradicano vite già precarie, interrompono percorsi, spezzano legami. Che producono esattamente quei disagi che Giachetti elencava: perdita del lavoro, interruzione dei percorsi trattamentali e sanitari, allontanamento dalle famiglie. Conoscerne il numero sarebbe importante per capire quanto pesa davvero il fenomeno degli sfollamenti. Per verificare se ci sono provveditorati che ricorrono più di altri a questa soluzione. Per monitorare l'applicazione concreta di quelle garanzie procedurali che il ministro elenca nella premessa.

La risposta del ministro lascia un'impressione ambivalente. C'è un impegno a fornire informazioni e numeri, a spiegare le procedure, a citare circolari e normative. C'è persino il riconoscimento che i trasferimenti non sono solo una questione amministrativa ma toccano la vita delle persone. Ma resta il vuoto sui dati regionali. Resta il sospetto che quei numeri esistano, visto che i provveditorati hanno trasmesso i prospetti, ma che per qualche ragione non si ritiene opportuno renderli pubblici. O forse non si è voluto fare lo sforzo di aggregarli, di metterli in fila, provveditorato per provveditorato.

Otto mesi per una risposta che copre metà della domanda. Che spiega a Giachetti quello che Giachetti già sa. Che fornisce montagne di dati centrali ma sorvola sui trasferimenti locali, quelli che potrebbero essere i più numerosi. E così la questione degli sfollamenti resta lì, sospesa. Con i suoi otto problemi quotidiani, i suoi numeri parziali, il suo buco nero regionale. Con i detenuti che continuano a essere spostati, dentro e fuori dai distretti, con o senza il loro bagaglio, con o senza la possibilità di avvisare chi li aspetta fuori. Otto mesi di attesa per scoprire che, in fondo, ancora non sappiamo tutto.