Sabato 07 Febbraio 2026

×

Un ex detenuto è il nuovo capo delle carceri di New York

Il sindaco Mamdani ha nominato Stanley Richards, afroamericano di 64 anni. La prima sfida: umanizzare la prigione di Rikers Island

06 Febbraio 2026, 17:13

07 Febbraio 2026, 17:44

Un ex detenuto è il nuovo capo di New York

Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, ha nominato a capo del New York City Department of Correction – il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria - un ex detenuto. Stanley Richards, afroamericano di 64 anni, aveva scontato due anni e mezzo a Rikers Island e poi altri quattro anni in un’altra prigione dello Stato di New York: è stato rilasciato nel 1991.

Da allora ha iniziato a lavorare come consulente per la Fortune Society, ente che si occupa di fornire alloggi e supporto agli ex-detenuti di New York, sino a diventarne presidente.

Tra le questioni più complesse di cui si dovrà occupare, c’è proprio il futuro del complesso penitenziario che affaccia sull’East River tra il Bronx e il Queens, in cui Richards fu recluso, Rikers appunto.

Durante la conferenza stampa di sabato scorso ha dichiarato che il futuro dell’isola dove sono reclusi oltre 7.000 detenuti, di cui quasi il 90% afrodiscendenti o ispanici, «non deve più essere isolamento senza fine, ricerca di capri espiatori o demonizzazione, piuttosto dovrebbe garantire trasformazione e riabilitazione».

Il primo progetto di Rikers risale al 1927 e la costruzione fu completata nel 1933. Allora si chiamava Penitenziario di Rikers Island e, allo stesso tempo, veniva utilizzato come una gigantesca discarica di tutta la spazzatura proveniente da New York. Nel corso dei decenni furono aggiunti altri edifici alle strutture.

E, verso la fine degli anni ’90, l’isola arrivò ad ospitare 11 carceri, accessibili solo tramite un ponte stretto costruito nel 1967, che il sindaco di New York City dell’epoca, John V. Lindsay, chiamò Ponte della Speranza. Lo stesso ponte che, nel 2006, venne ribattezzato dal rapper Flavor Flav come Ponte del Dolore.

Il lavoro da fare oggi andrebbe nella direzione - già espressa più volte dal sindaco Mamdani - di chiudere definitivamente Rikers entro il 2027, in quanto «simbolo del fallimento del sistema carcerario». Da sottolineare che il New York City Department of Correction gestisce dieci strutture carcerarie, che ospitano persone in custodia o in attesa di processo, di cui oggi ben sette si trovano a Rikers.

Richards eredita una situazione al limite del collasso: secondo gli ultimi dati circa 76 persone sono morte mentre erano in custodia tra il 2019 e il 2025, di cui 15 solo lo scorso anno.

La maggior parte delle persone recluse è in attesa di un processo e se da sempre Rikers è conosciuta per gli abusi da parte della polizia penitenziaria e l’uso massiccio della pratica dell’isolamento, negli ultimi anni le circostanze sono peggiorate drammaticamente.

Nel 2022 il sito approfondimento Gothamist denunciò di aver avuto accesso alle immagini delle telecamere di sicurezza di Rikers, dove era possibile vedere una serie infinita di violazioni dei diritti di chi era recluso: un uomo era stato tenuto in doccia, all’interno di una gabbia, per quasi 24 ore, un altro era stato costretto a defecare nei pantaloni per mancanza di servizi igienici, altri finivano per trascinare lungo i corridoi quei detenuti malati e non autosufficienti affinché fossero finalmente presi in considerazione dal personale penitenziario.

Nonostante ciò, la volontà di chiudere la struttura si è scontrata con l’aumento esponenziale della popolazione detenuta e la resistenza politica di chi sostiene sia impossibile ipotizzare la sua chiusura in assenza di alternative credibili.

A complicare la faccenda, è il fatto che da oltre dieci anni Rikers Island è sotto la supervisione federale e, da un anno, la Corte distrettuale degli Stati Uniti ha nominato come supervisore un ex agente della CIA, Nicholas Deml, conferendogli gran parte dei compiti precedentemente svolti dal commissario nominato dalla città.

Ma secondo Mamdani la nomina di Richards è un segnale importante, sia per il personale di polizia penitenziaria, che per la popolazione reclusa: «Stanley – ha detto il sindaco durante la conferenza stampa - entrerà nella storia come la prima persona mai incarcerata a ricoprire la carica di commissario.

È una testimonianza vivente della visione che porterà a ogni membro del personale penitenziario e ai newyorkesi incarcerati sotto la sua giurisdizione».

D’altro canto, la nomina di Richards ha subito sollevato molte critiche, proprio a partire dal sindacato della polizia penitenziaria che ha espresso forti perplessità.

Secondo Benny Boscio, presidente del Correntini Officers’ Benevolent Association, i cancelli delle prigioni non possono essere gestiti in sicurezza se le preoccupazioni di chi lavora vengono ignorate. Per poi concludere che «l’auspicio è quello che Richards abbia come priorità la sicurezza e la protezione del personale, piuttosto che l’ideologia politica».

Alcuni osservatori, di stampo conservatore, descrivono Richards come un’attivista di estrema sinistra, fervente sostenitore di una riforma radicale del carcere piuttosto che di una impostazione tradizionale orientata alla punizione e al rigore.

Quel che è certo è che Stanley Richards da decenni si occupa di trasformare l’impatto della detenzione sulle persone, credendo nella possibilità di trasformare un sistema da più parti considerato marcio e irrecuperabile. Fino, forse, ad abolire definitivamente Rikers e il «suo ponte del dolore».