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Emergenza carceri

Suicidio in cella a Viterbo, detenuto di 25 anni si toglie la vita: è il settimo dall’inizio dell’anno

La denuncia della Uilpa Polizia Penitenziaria: sovraffollamento record, carenza di agenti e carceri ridotte a una «pentola a pressione»

06 Febbraio 2026, 11:24

Suicidio in cella a Viterbo, detenuto di 25 anni si toglie la vita: è il settimo dall’inizio dell’anno

Carcere di Viterbo

Un detenuto di 25 anni, di origine turca, si è suicidato impiccandosi nella sua cella della Casa Circondariale di Viterbo. Il giovane era stato arrestato lo scorso 3 settembre, insieme a un connazionale, durante i festeggiamenti di Santa Rosa, con l’accusa di detenzione di armi da guerra. Con questo episodio, sale a sette il numero dei detenuti che si sono tolti la vita dall’inizio dell’anno, un dato che rilancia con forza l’allarme sulle condizioni del sistema penitenziario italiano.

A denunciare la gravità della situazione è Uilpa Polizia Penitenziaria, attraverso le parole del segretario generale Gennarino De Fazio. «Segno ulteriore ed evidente che l’emergenza penitenziaria continua e si aggrava sempre più», afferma De Fazio, sottolineando come il suicidio rappresenti solo l’ultimo anello di una catena di criticità ormai strutturali.

I numeri del carcere di Viterbo restituiscono un quadro definito allarmante. Nella struttura sono presenti 697 detenuti a fronte di 405 posti disponibili, con un sovraffollamento che supera il 72% della capienza regolamentare. A gestire questa situazione ci sono appena 275 agenti della Polizia penitenziaria, mentre il fabbisogno minimo sarebbe di 471 unità, con un deficit del 42% dell’organico.

Una realtà che, secondo il sindacato, non è un’eccezione ma si inserisce in un contesto nazionale altrettanto critico. In Italia si contano 63.770 reclusi stipati in 46.078 posti, pari a un sovraffollamento del 38,38%, mentre mancano almeno 20mila agenti rispetto alle esigenze reali della Polizia penitenziaria impiegata negli istituti. «Qualsiasi azienda in simili condizioni sarebbe fallita da tempo», osserva De Fazio, aggiungendo che se il sistema continua a reggere è solo grazie allo «straordinario impegno e al sacrificio, talvolta persino disumano, degli operatori».

Il segretario della Uilpa Polizia Penitenziaria punta il dito anche sui carichi di lavoro esorbitanti e su turnazioni che arrivano fino a 26 ore continuative, condizioni che mettono a rischio non solo la salute degli operatori ma anche la sicurezza complessiva degli istituti.

«Le carceri stanno diventando sempre più una pentola a pressione», avverte De Fazio. «Mentre la pressione aumenta, si tappa la valvola e si rinforza il coperchio, ma ben presto potrebbero esplodere le pareti». Da qui l’appello a interventi immediati e strutturali: misure deflattive della densità detentiva, potenziamento degli organici, investimenti su formazione, ammodernamento delle strutture, tecnologie, assistenza sanitaria, in particolare per i detenuti con disturbi mentali, e l’avvio di riforme strutturali non più rinviabili.