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A Opera il “legame di sangue” diventa discriminazione

Colloqui negati, diritti compressi e condizioni detentive critiche: seconda interrogazione in un mese sul carcere di Milano

03 Febbraio 2026, 08:22

A Opera il “legame di sangue” diventa discriminazione

Giachetti, deputato di Italia viva

A un mese esatto dalla prima segnalazione, il deputato Roberto Giachetti di Italia Viva presenta una nuova interrogazione parlamentare sulla situazione del carcere di Milano-Opera. Il documento, protocollato il 30 gennaio e indirizzato al ministro della Giustizia, raccoglie le criticità emerse il 25 gennaio scorso e segnalate dall'associazione Yairaiha Ets. Una vera e propria escalation di problemi che si aggiungono a quelli già denunciati nell'interrogazione del 28 dicembre 2025, ancora senza risposta.

La nuova interrogazione 4/06904 apre con un caso che ha dell'incredibile. Una famiglia, dopo aver ricevuto conferma scritta per il colloquio domenicale con un minore, si è vista negare l'accesso dall'istituto. La motivazione? Il minore non era “figlio di sangue” del detenuto. Una frase che non trova supporto in alcuna disposizione ufficiale che limiti i colloqui ai soli figli biologici. Il minore, già autorizzato e presente ad altri incontri, ha subito un forte disagio emotivo nell'essere respinto. Lo stesso giorno un episodio simile sarebbe accaduto a un'altra famiglia. Ciò, secondo l’interrogazione, suggerisce una prassi arbitraria, in contrasto con le autorizzazioni già concesse in precedenza.

Il punto più dolente riguarda i “colloqui intimi”, riconosciuti dalla sentenza della Corte costituzionale numero 10 del 2024. L'associazione Yairaiha segnala che nel maggio 2025 erano state regolarmente accolte e autorizzate numerose istanze per i colloqui intimi, firmate dall'allora direttrice Stefania D'Agostino, per detenuti in possesso dei requisiti previsti. Ai detenuti era stato comunicato che gli spazi dedicati erano in fase di completamento e che, dopo agosto 2025, sarebbero stati resi disponibili locali idonei. Ad oggi non risulta alcuna attivazione del servizio. Con l'insediamento della nuova direttrice, si registra un silenzio totale in merito al destino delle istanze già autorizzate, generando frustrazione e un forte senso di illusione rispetto a un diritto già riconosciuto e applicato in altri istituti penitenziari.

Le condizioni detentive rappresentano l'altro grande capitolo dell'interrogazione. L'associazione afferma che vengono segnalate condizioni gravemente compromesse, in particolare presso il quarto reparto, sezioni A e C. I detenuti riferiscono che i riscaldamenti non sono funzionanti, l'acqua calda nelle docce è assente e il livello di umidità è talmente elevato che i materassi risultano intrisi d'acqua, con conseguenti forti dolori alle ossa e alle articolazioni. La situazione di degrado è aggravata da numerose infiltrazioni e correnti d'aria gelida che determinano una condizione inaccettabile sotto il profilo della dignità e della tutela della salute.

Delle criticità segnalate dall'associazione Yairaiha, come si legge nell’interrogazione, riferisce diffusamente il 29 gennaio scorso Il Dubbio, nel quale si rende noto che gli avvocati segnalano gravi carenze sanitarie e che le proteste riguardano anche la gestione dei colloqui con “terze person” che la nuova direzione sta via via negando, apprestandosi a revocare quelle già autorizzate. Anche le telefonate con l'esterno sono state ridotte e, dal 12 gennaio 2026, i detenuti con figli minori di 10 anni avranno solo due chiamate aggiuntive al mese, diminuendo così le possibilità previste dal decreto-legge numero 28 del 30 aprile 2020 convertito con modificazioni dalla legge numero 70 del 2020. Situazione segnalata già da Rita Bernardini di Nessuno Tocchi Caino dopo la visita nel carcere.

Nell'interrogazione, Giachetti chiede al ministro della Giustizia se ritenga di dover verificare, anche attraverso un'ispezione ministeriale, le gravi criticità descritte che, se confermate, costituirebbero un ingiustificato arretramento del percorso trattamentale delle persone detenute, oltre che una compressione dei diritti dei familiari. Il deputato di Italia Viva vuole sapere se sia vero che siano state adottate disposizioni che limitano fortemente i contatti tra detenuti e familiari, sia per i colloqui che le telefonate, in particolare con figli minori, e se i colloqui con terze persone siano stati fortemente compressi.

Due anni dopo la sentenza della Corte costituzionale sui colloqui intimi, Giachetti chiede quali iniziative il Ministero intenda assumere per garantire questo diritto alle persone detenute. E poi la domanda più urgente: quali iniziative di competenza intenda adottare – e con quale tempistica – per tutelare concretamente il diritto alla salute e assicurare condizioni di detenzione dignitose alle persone recluse nel carcere di Opera.

Le lettere degli avvocati difensori, che Il Dubbio ha potuto visionare, tracciano un quadro ancora più allarmante. Gli avvocati raccontano di un detenuto in sciopero della fame da giorni perché gli sarebbe stato negato l'accesso della propria fidanzata in quanto non convivente, ma solo convivente di fatto. A un altro sarebbe stata negata l'autorizzazione a far entrare i genitori della fidanzata in quanto non legami di sangue. Quando si trovava a Busto Arsizio, poteva vedere i genitori della fidanzata regolarmente, cosa che a Opera gli sarebbe stata totalmente negata.

Le temperature basse sarebbero rese ancora più insopportabili dall'acqua fredda, al punto che alcuni detenuti rinuncerebbero a lavarsi. Uno dei legali ha inviato due solleciti per una visita medica urgente per un assistito con forti dolori al petto e formicolio al braccio sinistro, senza mai ricevere risposta e senza che il detenuto venisse visitato.

Come scrivono gli avvocati: “Non è da sottolinearsi, in quanto ben noto, che le pene detentive non devono consistere in trattamenti disumani, ed è palese come tali condizioni siano molto lontane dal rispetto dei diritti basilari dell'essere umano”. E ancora: “Com'è noto la fondamentale opera di rieducazione trova assai aiuto nel mantenimento dei contatti con i familiari e con i legami affettivi. È chiaro come tali scelte stiano portando i detenuti ad un'afflizione ingiustificata non retta da dettati legislativi”. Il Garante dei diritti del Comune di Milano ha aperto un dossier e sta effettuando accertamenti. Dal Garante Nazionale e dalle altre autorità interpellate non sarebbero ancora arrivate risposte concrete. L'associazione Yairaiha scrive: “Questo ennesimo grido di dolore che arriva dal carcere di Opera riguarda non solo chi è ristretto, ma anche le famiglie e i minori coinvolti”.

La prima interrogazione di Giachetti, presentata il 28 dicembre 2025, attendeva ancora risposta quando è arrivata la seconda. Un mese di silenzio dal ministero della Giustizia a fronte di segnalazioni che si moltiplicano. Le criticità non diminuiscono, ma aumentano. Due interrogazioni parlamentari in un mese. Un segnale forte che non può essere ignorato. Giachetti chiede verifiche, ispezioni ministeriali, iniziative concrete con tempistiche definite. Perché, come recita l'articolo 27 della Costituzione, le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. A Opera, stando alle segnalazioni che continuano ad arrivare, questo principio sembra essere stato dimenticato.