Venerdì 06 Febbraio 2026

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Emergenza carceri

Suicidi in carcere, due morti in 36 ore a Padova: Uilpa denuncia sovraffollamento e carenze gravi

Allarme del sindacato: un giovane detenuto si è tolto la vita, è il secondo caso in pochi giorni nello stesso istituto

02 Febbraio 2026, 08:41

Suicidio in cella a Taranto, la denuncia del Sappe

Il fenomeno dei suicidi carcere Padova torna drammaticamente al centro dell’attenzione dopo la morte di un giovane detenuto che si è tolto la vita nei giorni scorsi all’interno della casa di reclusione di via Due Palazzi. L’uomo si è impiccato nel bagno della propria cella. Si tratta del secondo suicidio in appena 36 ore nello stesso istituto penitenziario.

A denunciare l’accaduto è Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa Polizia Penitenziaria, che parla senza mezzi termini di una «strage di carcere e per carcere» destinata a proseguire se non interverranno misure strutturali. «Il macabro bilancio del 2025 si è chiuso con 78 detenuti suicidi, più due internati nelle Rems, e 4 operatori – spiega – il 2026 inizia in tragica continuità: sono già cinque i detenuti che hanno posto fine alla loro esistenza nel solo mese di gennaio».

I numeri della casa di reclusione di Padova descrivono una situazione definita esplosiva. A fronte di 432 posti regolamentari, i detenuti presenti sono 670, con un tasso di sovraffollamento del 155%. Parallelamente, il personale di Polizia penitenziaria risulta fortemente sottodimensionato: 310 agenti in servizio contro un fabbisogno stimato di almeno 445 unità, con una carenza di circa il 30%.

Secondo il sindacato, il caso di Padova non è un’eccezione ma il riflesso di una crisi nazionale. In tutta Italia i detenuti «sfiorano ormai quota 64mila», mentre i posti effettivamente disponibili sono 46.063, un numero in costante diminuzione. A pesare, osserva De Fazio, sono la vetustà delle strutture, la mancanza di manutenzione, ma anche i danni provocati da episodi di violenza e devastazione delle celle.

«Non sempre si tratta di mera indisciplina – sottolinea il sindacalista – ma spesso di disperazione generata dal sistema», in un contesto in cui la pressione detentiva e l’assenza di risposte adeguate alimentano condizioni di sofferenza estrema. A ciò si aggiunge il progressivo calo degli organici: nel solo ultimo anno gli agenti di base della Polizia penitenziaria sono diminuiti di 243 unità, mentre il fabbisogno complessivo registra una mancanza stimata di 20mila operatori.