Ennesima tragedia
Un nuovo suicidio in carcere riaccende il confronto politico sulle condizioni detentive. La scorsa notte un uomo ristretto nel carcere di alta sicurezza di Padova si è tolto la vita. Sul caso intervengono i vertici giustizia e diritti del Partito Democratico, che parlano di responsabilità istituzionali e di scelte amministrative ritenute dannose per i percorsi rieducativi.
In una nota congiunta, Debora Serracchiani, responsabile Giustizia Pd, e Alessandro Zan, responsabile Diritti nella segreteria nazionale dem, affermano: «La scorsa notte un uomo detenuto nel carcere di alta sicurezza di Padova si è tolto la vita e questa è una tragedia frutto di un atto di violenza istituzionale: il governo ha delle gravissime responsabilità».
Secondo i due esponenti politici, nei giorni precedenti sarebbe stato comunicato improvvisamente il trasferimento di 25 detenuti presenti da almeno dieci anni nella struttura, senza indicazioni su tempi e destinazioni. «È stato annunciato all’improvviso, senza trasparenza né spiegazioni, che sarebbero stati trasferiti non si sa dove né quando. Parliamo di persone non più considerate pericolose e tutte inserite da tempo in percorsi di lavoro, formazione e reinserimento», dichiarano.
Nel comunicato si contesta la natura stessa del provvedimento. «Questa non è una misura di sicurezza: è la cancellazione deliberata della funzione rieducativa della pena», sostengono Serracchiani e Zan, secondo cui la decisione avrebbe l’effetto di interrompere attività lavorative, progetti trattamentali e relazioni costruite nel tempo. Viene inoltre richiamato il principio del «divieto di regressione trattamentale», in base al quale — affermano — lo Stato non dovrebbe peggiorare le condizioni detentive né interrompere percorsi rieducativi già avviati e riconosciuti.
La posizione del Pd è netta anche sul piano dei diritti. «Le persone detenute non sono pacchi da spostare: sono titolari di diritti, e quei diritti vengono calpestati», si legge nella dichiarazione, che chiede all’esecutivo chiarimenti e assunzione di responsabilità sulla gestione dei trasferimenti e sulle condizioni interne agli istituti penitenziari.
I due esponenti dem esprimono infine «la più profonda vicinanza» alla famiglia dell’uomo deceduto e il sostegno alle realtà del territorio — cooperative e associazioni — impegnate da anni in progetti di reinserimento all’interno del carcere padovano.