Ancora violenze
Un episodio di violenza estrema ha scosso l’istituto penitenziario di Pavia, dove una normale attività di servizio si è trasformata in una brutale aggressione ai danni della Polizia Penitenziaria. Il bilancio è grave: circa dieci agenti coinvolti, quattro trasportati in ospedale, tra cui due Ispettori.
Secondo quanto ricostruito, l’episodio si è verificato durante una perquisizione ordinaria. Il detenuto, inizialmente, avrebbe mostrato un atteggiamento collaborativo. Al momento del rientro in cella, però, la situazione è precipitata. L’uomo si è improvvisamente scagliato contro gli agenti della sezione con calci, pugni e insulti, dando origine a una colluttazione violenta che ha reso necessario l’intervento immediato di altri colleghi e dei vertici operativi.
Uno degli Ispettori è stato colpito da uno schiaffo violentissimo, tanto da rimanere stordito, per poi essere raggiunto da ulteriori colpi. Solo grazie all’esperienza professionale e alla prestanza fisica è riuscito, con grande difficoltà, a sottrarsi all’aggressione.
Durissima la presa di posizione di Alessandro Macaluso, Segretario Regionale Lombardia, che ha parlato apertamente di un sistema al collasso. «Quello che è accaduto a Pavia è il sintomo di un sistema che fa acqua da tutte le parti», ha dichiarato. «È scandaloso che un soggetto di tale pericolosità, capace di mandare quattro persone in ospedale, sia ancora ristretto nella medesima cella senza alcun provvedimento immediato. La Lombardia non può diventare un ring dove i poliziotti penitenziari sono i sacchi da boxe dei detenuti. Chiediamo che l’Amministrazione si svegli e provveda all’allontanamento immediato di questo individuo».
Sulla stessa linea il Presidente nazionale del Con.Si.Pe., Mimmo Nicotra, che ha espresso piena solidarietà ai colleghi feriti e ha puntato il dito contro l’inerzia burocratica. «A Pavia si è consumato l’ennesimo scempio ai danni dello Stato. Non tollereremo che l’aggressione ai nostri Ispettori e agenti venga trattata come un banale incidente di percorso», ha affermato. «Chiedo ufficialmente al Dap e alla Direzione Generale del Personale un segnale di fermezza: il detenuto deve essere trasferito d’urgenza. Se il personale non viene tutelato immediatamente dopo fatti così gravi, viene meno l’autorità stessa dello Stato all’interno delle carceri».
Il Con.Si.Pe. ha annunciato lo stato di mobilitazione, assicurando un monitoraggio costante sulle condizioni degli agenti ricoverati e riservandosi ulteriori iniziative di protesta a tutela della categoria.