Il caso umbro
Nel triennio 2023-2025 il fenomeno dell’ingresso e dello spaccio di sostanze stupefacenti negli istituti penitenziari dell’Umbria ha registrato un’evoluzione preoccupante, sia per numero di episodi sia per quantità e varietà delle droghe intercettate. È quanto emerge dal monitoraggio promosso dalla Procura Generale di Perugia, che fotografa una dinamica criminale sempre più strutturata e capace di adattarsi ai controlli.
Dei 75 episodi complessivi registrati nel triennio, 63 – pari all’84% – si sono verificati negli istituti di Spoleto, Terni e Orvieto. Si tratta di strutture in cui risulta predominante anche la presenza di detenuti di nazionalità italiana, pari al 76,2% su un totale di 1.185 persone ristrette. Un dato che, secondo la Procura Generale, fa presumere l’esistenza di reti di supporto territoriali solide, in grado di garantire risorse, contatti e appoggi logistici ai tentativi di introduzione della droga.
Le modalità di introduzione degli stupefacenti si confermano molteplici e sempre più ingegnose. I sequestri hanno riguardato pacchi postali privi di mittente con droga nascosta tra indumenti o generi alimentari, tentativi durante i colloqui da parte dei familiari, lanci dall’esterno verso le aree interne degli istituti, l’uso di droni e il rinvenimento di sostanze nel corso di perquisizioni ordinarie e straordinarie effettuate dalla Polizia Penitenziaria.
L’analisi dei procedimenti per reati legati agli stupefacenti evidenzia un andamento non lineare, ma complessivamente in crescita. Nel distretto di Perugia i procedimenti sopravvenuti passano da 583 nel 2023 a 511 nel 2024 (-12%), per poi risalire a 622 nel 2025 (+21%). A Perugia città si registra un aumento marcato nel 2025 (+35%), mentre a Spoleto, dopo un calo nel 2024, si torna a crescere. Solo Terni mostra un decremento progressivo, seppur lieve nell’ultimo anno.
Per questo motivo, il tema dell’incremento dei reati legati agli stupefacenti è stato oggetto di approfondimento nell’ultima assemblea distrettuale dei procuratori, che hanno condiviso la gravità del fenomeno e ribadito la necessità di richiedere misure cautelari e pene adeguate nei casi più gravi.
Il dato più significativo riguarda la quantità complessiva di sostanze intercettate: oltre 3,7 chilogrammi di droga sequestrati nel triennio. Come sottolinea il procuratore generale Sergio Sottani, l’incremento è costante. Gli episodi di sequestro sono passati da 15 nel 2023 a 26 nel 2024 e a 34 nel 2025.
Nel dettaglio, l’hashish registra la crescita più evidente, passando da meno di 400 grammi nel 2023 a oltre 1.500 nel 2025, con un aumento superiore al 300%. In crescita anche la cocaina, mentre fanno la loro comparsa nuove sostanze come ketamina ed eroina, segnale di un mercato interno sempre più diversificato.
Secondo la Procura Generale, i dati confermano che lo spaccio in carcere non rappresenta più un insieme di episodi isolati, ma un fenomeno strutturale, alimentato da reti esterne e da una domanda interna stabile. Un quadro che impone, secondo i magistrati, attenzione costante, risposte investigative mirate e un rafforzamento delle misure di contrasto, per tutelare la sicurezza degli istituti e la legalità all’interno del sistema penitenziario.