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A inizio del nuovo anno, i Comuni hanno ricevuto i rimborsi per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati. Non tutti, non in modo uniforme, e non senza danni collaterali ai bilanci locali. È una notizia rilevante: evita il tracollo immediato di molte amministrazioni. Ma la sostanza resta. Il sistema è rotto in più punti e la politica non ha ancora messo mano alle cause profonde.
La vicenda è esplosa la scorsa estate, quando una circolare del ministero dell’Interno ha cambiato retroattivamente le regole del Fondo nazionale Msna, lasciando aperta la prospettiva che lo Stato coprisse solo il 35 per cento delle spese già sostenute. A lanciare l’allarme sono stati gli assessori ai servizi sociali dei capoluoghi lombardi: Bergamo capofila, poi Brescia, Milano, Monza, Varese, Pavia, Lecco, Cremona, Mantova e Lodi. Brescia ha dichiarato rendiconti per 15 milioni, con un credito residuo di 7,3; a Bergamo spettavano 8,3 milioni, liquidati solo di recente. La promessa arrivata a ottobre al Tavolo del Viminale è stata mantenuta, ma non ha sanato tutte le fratture aperte.
Il punto è questo: i rimborsi contabili non trasformano automaticamente una fragilità strutturale in un progetto di buon governo. Lo dicono le organizzazioni che seguono il tema e lo certifica la denuncia presentata dall’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (Asgi), che ha lanciato un atto d’accusa durissimo contro l’attuale gestione governativa. Un’analisi dettagliata delle falle del sistema, delle omissioni di politica pubblica e delle pratiche amministrative che aggravano la vulnerabilità dei ragazzi. L’Asgi ricorda che l’articolo 31 della Costituzione impone allo Stato la tutela di maternità, infanzia e gioventù, e denuncia come la retorica sulla natalità abbia soppiantato l’attenzione per i minori che già esistono.
Il primo nodo aperto riguarda i neomaggiorenni. Il cosiddetto “prosieguo amministrativo”, disposto dai Tribunali per i minorenni per accompagnare il giovane fino a tre anni dopo il compimento dei 18 anni, resta privo di copertura statale. Il risultato è che i Comuni devono farsi carico di percorsi educativi, abitativi e di inserimento lavorativo per giovani ancora fragili. Una spesa crescente, non programmata, che grava su capitoli già sotto pressione.
Altro problema: i parametri ministeriali di costo per il sistema Sai Msna sono fermi al 2019. Personale, affitti e servizi sono aumentati; i contributi riconosciuti no. Così i Comuni integrano con risorse proprie, sacrificando altre voci sociali o sforando i vincoli di bilancio. La denuncia dell’Anci – che nel comunicato dell’8 agosto 2025 ricordava come, su 16.497 minori presenti sul territorio nazionale, siano disponibili poco più di 6.000 posti SAI e circa 1.500 posti nei CAS per minori – resta illuminante: servono risorse e posti, non slogan.
A peggiorare il quadro intervengono scelte legislative e amministrative che comprimono le possibilità di una buona accoglienza. Dal decreto legge 133/2023 è ammessa l’allocazione di minori nei Centri di Accoglienza Straordinaria per adulti: una deroga che espone i ragazzi a contesti inadatti. In Friuli Venezia Giulia, la legge regionale 21 marzo 2025, n. 5, e la deliberazione di Giunta n. 403 del 28 marzo 2025 hanno introdotto criteri tali da impedire, di fatto, la nascita di nuove comunità di accoglienza nei capoluoghi, relegando eventuali aperture in comuni isolati. La denuncia dell’Asgi sottolinea come questa nozione di “fabbisogno regionale” rischi di travalicare competenze statali e creare barriere all’integrazione territoriale.
Le prassi delle Questure aggravano ulteriormente la situazione. Sempre più spesso il permesso di soggiorno per minorenni viene subordinato a richieste non previste dalla legge, come l’esibizione del passaporto; altre volte il rigetto delle conversioni del permesso alla maggiore età viene imputato a inadempimenti di Consolati o uffici pubblici, non ai ragazzi. Anche il prosieguo amministrativo, che potrebbe sostenere i più fragili, resta spesso solo sulla carta per carenza di risorse e di competenze nei servizi territoriali.
A questo si sommano i vuoti nel sistema sanitario e nei servizi di neuropsichiatria infantile. Il rapporto del Dipartimento di Salute Mentale dell’Asl Città di Torino, citato nel documento dell’Asgi, evidenzia incrementi impressionanti di diagnosi psichiatriche tra i giovani. Anche per i minori stranieri non accompagnati il quadro è pesante: traumi, sindromi abbandoniche e dipendenze emergono precocemente, mentre mediatori culturali ed équipe etnopsichiatriche restano insufficienti. Senza assistenza specializzata, i percorsi di cura e integrazione si interrompono.
Il peso della repressione nel sistema penale minorile è un’altra ferita aperta.
Il D.L. 123/2023, noto come “Decreto Caivano”, ha facilitato i trasferimenti dei ragazzi diventati maggiorenni verso le carceri ordinarie. I passaggi tra istituti, spesso da Nord a Sud, interrompono relazioni e percorsi di reinserimento. I numeri parlano chiaro: nel 2024 si sono registrate 28 rivolte negli Istituti Penali per Minorenni.
Le risposte messe in campo consistono spesso in sedativi. Secondo Altrəconomia, la spesa per antipsicotici è aumentata in modo significativo in diversi istituti tra il 2022 e il 2024. Anche i casi giudiziari raccontano l’emergenza: all’Istituto “Beccaria” di Milano si contano decine di indagati per maltrattamenti e gravi reati commessi ai danni di giovani detenuti. E il suicidio di Danialo Riahi, minorenne non accompagnato, resta una ferita che interroga responsabilità, protocolli e controlli.
Infine, le condanne della Corte europea dei diritti dell’uomo e la procedura di supervisione del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ricordano che l’Italia è sotto osservazione per l’inadeguatezza dell’accoglienza. Le sentenze non hanno trovato piena esecuzione. Non basta ribadire l’obbligo costituzionale: servono misure concrete e tempi certi.
Che fare, allora? L’Asgi chiede una politica netta: invertire la narrazione, riconoscere i minori come risorsa e non come problema, rafforzare strutture e personale, aggiornare i parametri di costo, finanziare il prosieguo amministrativo e tutelare chi è più esposto. Proposte che non chiedono gesti eroici, ma scelte di buon governo: programmare posti SAI, potenziare i servizi specialistici, formare operatori, garantire mediatori culturali stabili, aggiornare i criteri di finanziamento.
I rimborsi arrivati ora danno respiro. Ma se non si passa da una toppa emergenziale a una riforma organica, la prossima crisi non sarà questione di mesi. Sarà il sistema a presentare il conto: ragazzi lasciati ai margini, città costrette a tamponare con sacrifici civili, famiglie sfiorate dall’incapacità pubblica di prendersi cura.
Lo Stato può scegliere di fare il suo mestiere: finanziare, programmare, distribuire responsabilità. Oppure continuare a trasferire il problema sui Comuni. A pagare, alla fine, non sono i numeri. Sono vite. I minori non accompagnati non sono un problema da contenere con la forza o con i tagli, ma persone da accompagnare. L’alternativa all’investimento è già sotto gli occhi di tutti: marginalità, devianza, fallimento pubblico.