Domenica 11 Gennaio 2026

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Le carceri olandesi si svuotano grazie alle pene alternative

Il sistema vigente nei Paesi Bassi mostra che, almeno in parte, la privazione della libertà non è l’unica risposta alla criminalità

10 Gennaio 2026, 17:15

Le carceri olandesi si svuotano grazie alle pene alternative

Nei Paesi Bassi la politica penale sembra percorrere una strada quasi opposta a quella di gran parte dell’Europa. Nonostante il governo sia oggi guidato da un esecutivo di centrodestra, con il primo ministro Dick Schoof in carica dal 2 luglio 2024, la tendenza a ridurre la popolazione carceraria non si è arrestata. Anzi, continua a rendere i Paesi Bassi un caso di studio internazionale: negli ultimi quindici anni circa 19 istituti di pena sono stati chiusi definitivamente, e le celle vuote sono diventate il simbolo di un esperimento sociale straordinario. In un momento in cui molte nazioni europee si confrontano con la piaga del sovraffollamento carcerario e con condizioni di detenzione degradanti, l’Olanda mostra che una società può, almeno in parte, immaginare un sistema di giustizia in cui la privazione della libertà non sia l’unica risposta alla criminalità. Il calo costante del numero dei detenuti, che ha reso superflue intere strutture, non è il risultato di un’utopia legalistica, ma di un approccio politico e culturale concreto e di lungo periodo.

Al centro del modello olandese c’è una visione chiara: il sistema penale deve prevenire, reinserire e, solo quando necessario, infliggere la punizione.Sempre più spesso, pene alternative al carcere hanno sostituito la privazione della libertà per i reati minori: lavori socialmente utili, sanzioni pecuniarie, braccialetti elettronici. Il risultato è stato duplice: il flusso di ingressi nelle prigioni si è ridotto, e la giustizia ha potuto concentrare le risorse sui reati più gravi. Parallelamente le statistiche dicono che la criminalità è diminuita, in particolare quella violenta e contro il patrimonio, grazie a investimenti mirati nelle politiche sociali, nell’istruzione e nel sostegno alle fasce più vulnerabili della popolazione. Un sistema giudiziario efficiente ha poi contribuito a contenere la recidiva, creando un circolo virtuoso tra prevenzione e sicurezza reale.La chiusura delle carceri ha prodotto effetti concreti anche sul territorio. Alcuni edifici sono stati accorpati, altri dismessi e trasformati in centri culturali, spazi abitativi o strutture temporanee per rifugiati.

La riconversione ha suscitato dibattiti, ma è stata spesso interpretata come un esempio di gestione pragmatica e sostenibile delle risorse pubbliche. Così, le celle vuote non sono soltanto un simbolo di risparmio economico, ma testimoniano un cambiamento di orizzonte culturale: la società non si affida più solo alla detenzione come strumento di controllo. Naturalmente, il modello olandese non è esente da critiche. Sindacati di categoria hanno denunciato la perdita di posti di lavoro, e parte dell’opinione pubblica teme che una giustizia troppo indulgente possa risultare inefficace nel lungo periodo. I dati però sembrano smentire queste preoccupazioni: la sicurezza complessiva non ne ha risentito, e la diminuzione della recidiva conferma che politiche integrate e alternative possono funzionare senza compromettere l’ordine pubblico.

L’esperienza dei Paesi Bassi invita a riflettere su un tema centrale: può esistere una società senza carcere? Se oggi il dibattito pubblico è dominato dall’idea di Law and Order e dalla propaganda politica sulla cosiddetta insicurezza percepita, l’Olanda dimostra che la risposta non è necessariamente la repressione. La combinazione tra prevenzione, reinserimento e gestione intelligente delle risorse pubbliche offre una lezione chiara: sicurezza e giustizia non sono sinonimi di isolamento sociale. Anzi, la riduzione dei carceri e il reinserimento dei cittadini nella vita collettiva possono rafforzare la convivenza, senza creare mostri immaginari di violenza incontrollabile.

Se il modello non è automaticamente replicabile altrove, resta però un esempio concreto di come le politiche penali possano essere ripensate, con coraggio e lungimiranza, in direzione di una società più equilibrata. In fondo, le celle vuote dei Paesi Bassi raccontano una storia di fiducia nella prevenzione, nella responsabilità civica e nella capacità dello Stato di costruire sicurezza senza affidarsi soltanto al castigo.