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L'iniziativa

Catanzaro, i ragazzi dell’Ipm incontrano la città

Dal carcere al mare di Catanzaro: il progetto della Camera Penale che affida i minori detenuti alle famiglie

08 Gennaio 2026, 10:15

Catanzaro, i ragazzi dell’Ipm incontrano la città

Voleva vedere il mare. Un desiderio semplice, che per molti è normale ma per chi vive dentro un istituto penale diventa un orizzonte lontano. Da qui è partita la prima giornata di “Adozione in Città”, il progetto che la Camera Penale di Catanzaro ha lanciato per i ragazzi detenuti, in particolare quelli stranieri che non hanno una famiglia in Italia o che hanno perso ogni riferimento affettivo.

Il protagonista della prima uscita si chiama “J”. In arabo il suo nome significa Dono. Una coincidenza che dice già molto sul senso di questa iniziativa. Il ragazzo ha incontrato due famiglie della città che hanno deciso di mettersi in gioco, di aprire le porte di casa e costruire un legame vero, fatto di tempo e presenza. Non beneficenza, ma relazione. Gli organizzatori lo hanno portato sul lungomare di Catanzaro Lido. Ad aspettarlo c'erano le coppie che hanno aderito al progetto: G. e V., S. e R.. Una passeggiata, il contatto con l'acqua, il tempo condiviso. Gesti che per chi è libero sono quotidianità, per chi è dentro diventano un primo passo verso qualcosa di diverso. “J” ha vissuto tutto con curiosità e naturalezza.

A un certo punto gli hanno chiesto se preferisse pranzare fuori o a casa. La sua risposta è stata: “Anche casa è fuori”. In poche parole ha racchiuso il senso profondo di questa esperienza. Per lui, abituato a vivere dentro le mure di un istituto, anche una casa normale è già un “fuori”. È libertà, è apertura, è un posto dove non ci sono sbarre. Il pranzo si è svolto in un clima di vera convivialità. Prima, “J” ha preparato un aperitivo per tutti. Poi ci si è seduti attorno alla tavola. Nessun ruolo, nessuna etichetta. Solo persone che si incontrano, si raccontano, si ascoltano. Quella normalità che troppo spesso viene negata a chi vive in detenzione.

Il progetto nasce da un Protocollo d'Intesa firmato il 23 dicembre scorso, durante il primo Memorial dedicato a Roberto Giglio. Hanno aderito la Camera Penale “Alfredo Cantàfora” di Catanzaro, il Vescovo della Diocesi, il Tribunale per i Minorenni, la Procura e l'Istituto Penale per i Minorenni “Silvio Paternostro”. Una rete istituzionale che ha scommesso su un'idea semplice: la rieducazione passa attraverso la relazione, non solo attraverso la sanzione.

A promuovere l'iniziativa sono il presidente della Camera Penale Francesco Iacopino, il segretario Antonella Canino, Enzo Galeota che coordina l'Osservatorio Carcere ed Esecuzione Penale, e Francesca De Fine dell'Osservatorio Giustizia Riparativa.

Al termine della giornata, visibilmente emozionato, “J” ha voluto ringraziare per il tempo trascorso insieme e per l'opportunità di vivere qualcosa di diverso. Un'esperienza che ha lasciato un segno profondo, che ha aperto uno spiraglio concreto verso un futuro possibile.

Francesco Iacopino ha lanciato un appello: «Abbiamo bisogno di associazioni, famiglie e cittadini che abbiano il coraggio di scommettere sul recupero dei nostri giovani. In questi anni abbiamo sperimentato il cuore grande della città di Catanzaro, una comunità dotata di maturità e generosità non comuni. Ora servono persone di buona volontà, ferme nella convinzione che la vera giustizia sia quella che non confonde l'uomo con il suo reato e che non smette mai di offrire, anche a chi ha sbagliato, una sedia alla tavola della civile convivenza. L'invito è aperto: facciamo sì che quel fuori diventi, per ragazzi come J, il luogo in cui sentirsi finalmente a casa».

Con “Adozione in Città”, Catanzaro sperimenta un modello di giustizia che va oltre la punizione. Una giustizia che scommette sulla possibilità di ricostruire, passo dopo passo, un legame autentico con la comunità.