Giovedì 01 Gennaio 2026

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Emergenza infinita

Carceri al collasso: sovraffollamento al 138%, 238 morti nel 2025

Il bilancio di Antigone fotografa una crisi strutturale: celle sovraffollate, diritti negati e suicidi in aumento

01 Gennaio 2026, 11:34

Carceri al collasso: sovraffollamento al 138%, 238 morti nel 2025

Le carceri italiane sono sempre più vicine al punto di rottura. Alla fine di novembre 2025 le persone detenute erano 63.868, quasi duemila in più rispetto a un anno prima, a fronte di una capienza effettiva di soli 46.124 posti, in ulteriore calo. Il tasso nazionale di sovraffollamento ha così raggiunto il 138,5%, con 72 istituti oltre il 150% e punte superiori al 200%. È il quadro drammatico che emerge dal bilancio di fine anno di Antigone.

I dati sulle condizioni materiali sono altrettanto allarmanti. Nel 42,9% delle carceri visitate non sono garantiti i 3 metri quadrati di spazio vitale per persona, un peggioramento netto rispetto al 2024. Oltre la metà degli istituti ha celle senza doccia e nel 45,1% mancano acqua calda o condizioni igieniche adeguate. A ciò si aggiungono gravissime carenze di spazi per lavoro, scuola e socialità, spesso sacrificati e trasformati in celle di pernotto per far fronte all’affollamento.

Ancora più cupo il capitolo delle morti in carcere. Nel 2025 si contano 238 decessi, di cui 79 suicidi, come documenta il dossier Ristretti Orizzonti. «Il carcere italiano è ormai ridotto a un contenitore di corpi», denuncia Patrizio Gonnella, «e ha abdicato alla funzione di reinserimento sociale prevista dalla Costituzione».

In alcuni istituti la situazione richiama le condizioni che portarono l’Italia alla condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo. I tassi di affollamento raggiungono il 247% a Lucca, il 243% a Vigevano, il 231% a Milano San Vittore, il 216% a Brescia Canton Monbello, il 215% a Foggia, il 211% a Lodi, il 209% a Udine e il 201% a Trieste. Numeri che fotografano un’emergenza strutturale.

La crisi è ancora più preoccupante negli istituti penali per minorenni. Il cosiddetto Decreto Caivano ha determinato un aumento dei giovani detenuti fino al 150% rispetto al passato, svuotando la giustizia minorile della sua funzione educativa. Sempre più spesso, al compimento dei 18 anni, i ragazzi vengono trasferiti nelle carceri per adulti, interrompendo percorsi educativi e di reinserimento.

Anche il personale è sotto pressione. Solo il 77,5% degli istituti ha un direttore con incarico esclusivo. In media ci sono 1,9 detenuti per ogni agente di polizia penitenziaria e 70 detenuti per ogni educatore, ma in realtà come Regina Coeli si arriva a 3,2 detenuti per agente e 95 per educatore, mentre a Novara si toccano i 180 detenuti per educatore. Il risultato è un aumento degli eventi critici, con atti di autolesionismo, tentati suicidi e isolamenti disciplinari in crescita.

La sofferenza psichica è una delle emergenze principali. L’8,9% delle persone detenute presenta diagnosi psichiatriche gravi, ma il ricorso agli psicofarmaci è molto più esteso: 20% assume stabilizzanti o antidepressivi e 44,4% sedativi o ipnotici. Farmaci che, denuncia Antigone, diventano spesso uno strumento di gestione dell’ordine interno più che parte di percorsi terapeutici strutturati.

Nel frattempo, lavoro e formazione restano marginali. Lavora per l’amministrazione penitenziaria circa il 30% dei detenuti, mentre solo il 3,7% ha un impiego con datori esterni. Frequenta la scuola il 30,4%, ma appena il 10,4% accede alla formazione professionale. Eppure, il 38% delle persone detenute ha una pena residua inferiore ai tre anni e potrebbe accedere a misure alternative, più efficaci nel ridurre la recidiva e coerenti con la Costituzione.

«Il bilancio di fine 2025 è forse il più cupo degli ultimi anni», conclude Gonnella, denunciando il silenzio delle istituzioni e l’assenza di riforme. Nonostante il piano carceri annunciato dal governo, nel 2025 i posti effettivi sono diminuiti di circa 700, a cui si aggiungono quelli persi per l’incendio di San Vittore. Il risultato è un sistema con quasi 18mila posti mancanti rispetto alle presenze.

Per questo Antigone ha lanciato la campagna “Inumane e degradanti. Il carcere italiano è fuori dalla legalità costituzionale”, ricordando i quasi 6.000 ricorsi accolti dai Tribunali di sorveglianza nel solo 2024 per trattamenti inumani o degradanti. Un appello che chiede interventi urgenti e non più rinviabili.