Quaranta detenuti si sono tolti la vita in soli sei mesi. Un’emergenza senza fine destinata a crescere con l’estate se non si agirà in fretta per riportare la nostra Costituzione nelle carceri
Nelle carceri italiane si consuma una strage silenziosa. È la strage dei suicidi in cella: dall’inizio dell’anno, in soli sei mesi, si sono tolte la vita quaranta persone. Un dato senza precedenti. Ecco la lista degli invisibili. (Fonte Ristretti Orizzonti, dossier “morire di carcere”)
Il suo è il primo suicidio del 2024: si è impiccato in cella di isolamento, a soli 23 anni. Soffriva di problemi psichiatrici da anni. Dopo aver beneficiato di una misura alternativa, era tornato in carcere perché aveva “bucato” di poco l’orario di rientro da lavoro. Sarebbe tornato in libertà dopo qualche mese. Sua madre, allarmata dallo stato di malessere del figlio, si era rivolta anche alla senatrice Ilaria Cucchi per chiederle aiuto. Ma ormai era troppo tardi.
Era detenuto nel penitenziario Due Palazzi di Padova da pochi mesi e ci sarebbe rimasto fino al 2028. In carcere era seguito dai medici perché soffriva di depressione. “Scriveva bene, era sveglio, curioso, buono… Abbiamo fallito, come altre volte”, scrive in una lettera all’associazione Ristretti Orizzonti una volontaria del carcere che aveva riconJordan Tinti, trato Stefano a distanza di anni, dopo averlo avuto come alunno alle scuole medie.
Si è impiccato nella sua cella con un lenzuolo. Originario del Bagladesh ma residente in provincia di Cuneo, si trovava in carcere da pochissimi giorni.
Ristretto nel padiglione di alta sicurezza del carcere di Agrigento, il 59enne di Isola di Capo Rizzuto si è impiccato con un lenzuolo nella sua cella. Inutili i soccorsi del personale penitenziario che ha trovato il corpo.
Era stato condannato all’ergastolo per il femminicidio della sua compagna Ylenia Lombardo. Già in cura presso il centro di igiene mentale, era a rischio suicidario da un anno, come ha sottolineato il Garante campano Samuele Ciambriello.
Il corpo senza vita del 38enne di origini marocchine è stato ritrovato nella sua cella, dove l’uomo si sarebbe tolto la vita impiccandosi. Detenuto senza fissa dimora, era entrato da poco a Poggioreale.
È il terzo suicidio nel carcere Poggioreale di Napoli nel giro di una settimana. Il 34enne si è impiccato nella sua cella, sarebbe tornato in libertà dopo un mese.
Detenuto dallo scorso novembre nel carcere di Montorio, il 57enne di origini siciliane si è impiccato nella cella dello stesso istituto già teatro di diversi suicidi.
Di nazionalità macedone, il 34enne, residente in Italia, era stato arrestato dopo aver tentato di uccidere la moglie colpendola con dieci coltellate. Dopo l’aggressione aveva provato a togliersi la vita ingerendo dei farmaci, e un nuovo tentativo di suicidio c’era stato subito dopo l’ingresso nell’istituto di Teramo.
Avrebbe finito di scontare la sua pena tra un anno. Gli agenti hanno trovato il corpo senza vita nel bagno della cella: il detenuto egiziano si sarebbe impiccato con un cappio ricavato dalle lenzuola.
Il giovane originario dei Monti Dauni si sarebbe impiccato nella sua cella con un lenzuolo.
L’uomo di origini siciliane era in carcere da pochi giorni dopo aver tentato di uccidere la compagna. Si è impiccato nella sua cella.
Era un detenuto disabile di 58 anni, l’uomo è stato trovato impiccato nella propria cella nella notte tra il 3 e il 4 febbraio, Purtroppo sono stati inutili i i tentativi di soccorso del personale sanitario e di polizia penitenziaria.
Era ucraino, aveva un lavoro regolare, una figlia e una moglie che lo aveva denunciato per maltrattamenti. Sasha era incensurato e ci aveva già provato a togliersi la vita, tagliandosi la gola, l’8 gennaio, ci è riuscito dopo neanche un mese: impiccandosi.
Dopo tre mesi avrebbe finito di scontare la pena nel carcere di Marassi, ma non ce l’ha fatta il ragazzo marocchino, morto all’ospedale San Martino di Genova. Due giorni prima nella sua cella del carcere di Marassi aveva tentato l’impiccagione non senza aver prima manomesso la serratura del cancello per ritardare l’intervento della Polizia penitenziaria.
Era un bracciante agricolo, accusato di violenza sessuale nei confronti della moglie, era detenuto da otto mesi. Il cittadino indiano è stato trovato impiccato nel bagno di una cella del carcere di Latina, tra i più sovraffollati d’Italia.
Era in carcere per er tentata rapina, poi trasferito ai domiciliari e di nuovo in cella per violenze in famiglia.
Era in semilibertà. La sua pena sarebbe terminata nel 2027. Era uscito per andare al lavoro, poi era tornato in carcere ed è stato ritrovato senza vita nel cortile del penitenziario.
Matteo Lacorte, lecce, 14 febbraio, 49 anni
L’uomo, originario di Ostuni, si è tolto la vita all’interno della propria cella, dove è stato trovato impiccato.
Il 45enne, da poco il detenuto era stato trasferito a Prato, si è tolto la vita impiccandosi alle sbarre delle finestra della sua cella.
Era conosciuto come Jordan Jeffrey Baby, il trapper colpevole di rapina aggravata dall’odio razziale, ai danni di un operaio di 42 anni originario della Nigeria. Aveva già tentato il suicidio a fine gennaio, poi purtroppo ci è riuscito impiccandosi.
Era un senza fissa dimora, in carcere per omicidio. Era balzato agli onori della cronaca nell’agosto del 2019 per essere stato l’unico detenuto evaso da Poggioreale in cento anni di storia
Si è ucciso nella cella dove era rinchiuso, proprio nel giorno del suo compleanno. Era da due giorni in carcere, ma una storia difficile alle spalle, anche sua madre è detenuta.