«A qualche cialtrone la giustizia può sopravvivere, alla sua burocratizzazione no»
Il presidente dell'Unione Camere civili: «Dei giudici temo più la visione burocratica del ruolo che gli intrallazzi di cui la cronaca di questi giorni racconta»
Pubblichiamo di seguito un intervento postato ieri su Facebook dal presidente dell'Unione nazionale Camere civili. La speranza, è che arrivino i soldi del Recovery Fund, e sia possibile un piano straordinario per la giustizia.Certo, le risorse sono indispensabili; ma non sono sufficienti. I Tribunali, sono fatti dai giudici che li compongono e dagli avvocati che li frequentano, non dalle mura che li racchiudono: e la equità e la giustizia, o sono custodite nei loro cuori, oppure in quelle aule non si trovano. Per questo, mi preoccupa quello che vedo ormai da troppo tempo tra molti magistrati: la continua, spasmodica ricerca del cavillo formale per “chiudere” i processi in rito, ed evitare il peso di studiare e la responsabilità di decidere; l’originalità a tutti i costi, anche a prezzo della eguaglianza dei cittadini davanti alla legge; la gestione meccanica dei processi, come se fossero pratiche da smaltire, e non raccontassero la storia della vita delle persone. Dei giudici, temo più la visione burocratica del ruolo, che gli intrallazzi di cui la cronaca di questi giorni racconta: a qualche cialtrone la giustizia può sopravvivere, alla sua burocratizzazione no. Per questo, un piano straordinario per la giustizia non può prescindere da un recupero di tensione etica: da tempo, nel nostro Paese, i giudici esercitano un potere enorme, che li rende collettivamente corresponsabili delle degenerazioni causate da alcuni soltanto. Non si può regnare ed essere innocenti, ed è troppo semplice lavarsene le mani dando la colpa solo a chi è stato intercettato, più o meno a caso. Delle questioni penali si occuperanno le Procure, ma di quelle etiche devono farsi carico tutti i protagonisti dell’esercizio della giurisdizione, magistrati ed avvocati.Ma il recupero della tensione etica non si impone per legge: devono essere in primo luogo quei tanti giudici che fanno il loro lavoro con serietà ed impegno a promuoverlo. Poi, dovrà essere consentito anche agli avvocati di intervenire sul punto: la giurisdizione appartiene ad entrambi.N on si preoccupassero troppo, del rapporto di colleganza: i loro doveri sono verso i cittadini, non nei confronti di burocrati in toga o di chi considera la giurisdizione come l’esercizio di un potere, e non come un servizio.Se ci riusciranno, se ci riusciremo, ed io confido sì - non potrei fare il mio mestiere, se di fondo non avessi fiducia nei giudici e negli avvocati - quel piano straordinario per il quale già molti si stanno impegnando potrà riuscire. Se non andrà così, non saranno certo gli investimenti nell’edilizia giudiziaria a restituire ai cittadini la fiducia nella giustizia: a Castelcapuano, che cascava a pezzi, io ne avevo di più di quanta non ne abbia oggi in un moderno grattacielo. Spero di ritornare ad averne tanta.